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Export formaggi: male il primo bimestre, segnali positivi a marzo. Timida ripresa degli scambi con l’Uk

Non è cominciato nel migliore dei modi il 2021 per l’export dei formaggi italiani che, dopo anni di continua crescita, hanno chiuso il primo bimestre con un calo dell’8,3% a volume e del 9,3% a valore. Più in dettaglio, a gennaio si è registrato un -11% in volume e un -18% in valore rispetto allo stesso mese 2020, mentre più ridimensionato è stato il calo di febbraio. L’andamento negativo è dovuto principalmente al crollo dell’export negli Usa (-30%) e in Giappone (-38%). Il mese di febbraio ha visto però un aumento degli ordini di formaggi italiani negli Usa, dove lo stop ai dazi e le prime riaperture dopo la campagna di vaccinazione fanno ben sperare gli operatori. E’ certo infatti che il quadro che emerge dati Istat è fortemente influenzato dalle chiusure del canale Horeca che oggi sta riprendendo a lavorare quasi a pieno regime in molte parti del mondo, tra cui l’Europa che ha assorbito meno formaggi italiani, sempre nei primi due mesi 2021. A registrare il segno meno sono tutte le principali destinazioni Ue: Francia (-4,1%), Germania (-5,9%), Spagna (-19,3%), con un calo complessivo pari al 5,9%. Nei primi mesi del 2021 le esportazioni italiane risultano in crescita del 123,4% in Cina, paese in cui aumentano in particolare gli acquisti di Grana e Parmigiano, e del 23,2% in Canada, dove si consolida la crescita del mercato dei formaggi italiani dopo il crollo del 2019.

Entrando nel dettaglio dei prodotti, i cali riguardano quasi tutto, dal burro ai grana Dop, dai grattugiati agli erboranti, dai pecorini ai fusi. Si salvano solo i freschi e il mascarpone, che cresce del 21,2% a volume.

A marzo cresce l’export comunitario

Secondo l’analisi di Assocaseari, però, il mese di marzo accende qualche speranza: le esportazioni comunitarie, in continuo aumento, sono state infatti piuttosto forti. Motori di questa crescita sono state la Cina e, in misura minore, il Sud-est asiatico, che compensano i minori volumi acquistati dal Regno Unito. Il quadro del primo trimestre è misto.
Dopo due mesi di calo, le esportazioni di formaggio hanno recuperato, +11% mar.’21/mar.’20, con volumi in aumento verso tutte le principali destinazioni, tranne il Regno Unito. La domanda di Giappone e Cina è in continua crescita, ma l’export nel primo trimestre resta negativo, -3% genn-mar.’21/genn-mar.’20, a causa dei volumi ridotti spediti verso il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e l’Algeria.

Vista la grande performance nel primo trimestre del 2020, l’export di burro è calato del 24% genn-mar.’21/genn-mar.’20 e dell’11% mar.’21/mar.’20. Sono calate le domande dei Paesi Mena (-38% genn-mar.’21/genn-mar.’20), Regno Unito (-47% genn-mar.’21/genn-mar.’20) e Stati Uniti (-8% genn-mar.’21/genn-mar.’20), mentre è aumentata quella cinese (+127% genn-mar.’21/genn-mar.’20).

Le esportazioni di Wmp continuano a diminuire, -7% mar.’21/mar.’20, nonostante un aumento a febbraio. L’export di Smp è in continuo aumento e il calo della domanda algerina (-31% genn-mar.’21/genn-mar.’20) è più che compensata da quella del sud-est asiatico, in particolare Indonesia e Filippine (rispettivamente +87% e +129% genn-mar.’21/genn-mar.’20).

Per quanto riguarda le importazioni, infine, tutti i principali prodotti lattiero caseari sono ancora in calo, ma i dati di marzo mostrano un miglioramento rispetto ai due mesi precedenti grazie all’aumento degli scambi Ue/Regno Unito.

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