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Caro energia, Brazzale: “Per salvare le imprese urge un massiccio intervento pubblico di indennizzo. C’è a rischio anche la tenuta del prezzo del latte”

Alla fine, come si prevedeva da mesi, la bufera sull’energia è arrivata. E con dimensioni che la rendono assai più simile a un uragano. Ci sono filiere energivore essenziali, alcune riconosciute tali a altre no, come gli ospedali e l’agroalimentare, che stanno moltiplicando appelli e sos. Ma abbattere i costi dell’energia è indifferibile per tutti, a meno di non volersi ritrovare, fra un mese, con negozi e aziende chiuse e migliaia se non milioni di cassa integrati. La crisi è davvero trasversale perché colpisce allo stesso modo aziende, famiglie e commercio. Tutti sono allo stremo e il governo è in palese e colpevole ritardo rispetto a una crisi annunciata. Secondo gli ultimi rumors, l’esecutivo starebbe lavorando su crediti d’imposta e altri interventi per ridurre la bolletta e sulla cassa integrazione gratuita per le imprese che rallenteranno la produzione. Soluzioni che sembrano lontane dall’urgenza con cui il Paese ha bisogno di risposte. “Se si vuole provare a salvare le attività economiche italiane da un rapidissimo collasso finanziario ed economico dovuto all’esplosione dei costi energetici, impossibili da scaricare a valle o a monte, coloro i quali, da Roma o da Bruxelles, le hanno consapevolmente portate in questa situazione hanno probabilmente, anche moralmente, un’unica scelta a brevissimo, in attesa di successivi sviluppi: intervenire con la finanza pubblica a ridurre drasticamente per gli utenti il prezzo di gas ed energia elettrica, accollando allo stato nel modo opportuno la differenza”, spiega Roberto Brazzale (foto), alla guida del Gruppo Brazzale, che propone una soluzione diversa rispetto a quella del price cap o dello scostamento di bilancio dei cui si parla in queste ore. “Per contenere lo sbilancio per le casse dello stato ed evitare ulteriore debito e pressioni inflazionistiche, se necessario, si dovrebbe rinunciare per un analogo importo ai programmi di spesa pubblica del Pnrr, insensati già prima, figuriamoci ora”. 

Suona un po’ strano detto da chi si è sempre battuto contro l’eccesso di intervento pubblico….

Chiariamo bene: in questo caso si tratta di un indennizzo. È un principio generale: ogni atto che provoca danno o espropriazione obbliga al ristoro. Quando sono state disposte chiusure di imperio a causa del Covid, nessuno ha dubitato del fatto che i destinatari di quei provvedimenti dovessero essere indennizzati. Lo stato e la Ue hanno esposto imprese e cittadini a questa situazione praticando per anni politiche energetiche di forte carattere ideologico, che hanno deliberatamente disincentivato produzione ed offerta senza prima aver certezza di una alternativa, cui si sono aggiunte le scelte conseguenti all’aggressione russa all’Ucraina, scelte consapevoli, che non si vuole in questa sede mettere in discussione. 

Economia di guerra, insomma?

Siamo nel pieno di fatti di guerra che stanno comportando un pesante impatto per molte imprese. Nel 1916 i nostri nonni di Asiago persero tutto a seguito della guerra. Lo stato li indennizzò perché ricostruissero.

La politica sta discutendo dell’energia ma ancora sul tavolo non c’è nulla di concreto…

Attualmente le imprese non energivore come quelle casearie possono usufruire solo di un credito di imposta che copre il 15% del costo dell’energia. Troppo poco di fronte ad un aumento, anno su anno, di oltre il 250%. Le bollette di agosto stanno arrivando, settembre è già iniziato, ed i prezzi sono ben superiori a quelli di luglio. L’impressione è che ancora, nel Paese, non sia chiaro quello che sta per accadere nelle prossime settimane, specie alle imprese con più alti consumi energetici. 

Qualcuno sostiene che non ci siano risorse per maggiori interventi sull’energia e lo scostamento di bilancio è inviso a molti…

Lo stato si appresta a utilizzare ben 250 mld di spesa pubblica straordinaria con il Pnrr, un progetto insensato già prima, figuriamoci ora. Tra l’altro, i conti alla base di questo piano sono già saltati per l’esplosione dei costi di moltissime opere in appalto. Se si recuperassero le risorse necessarie tagliando quello, la UE non potrebbe certo opporsi. Si eviterebbero ulteriore sbilancio per le casse dello stato, ulteriori pressioni inflazionistiche e l’ennesimo spreco che, in Italia, ogni programma di spesa pubblica ha sempre comportato. Tanto, a serrande abbassate, non ci sarebbe né ripresa né resilienza.

Non c’è alcuna possibilità di intervenire, per le aziende?

Come è possibile improvvisamente scaricare a valle questi sovra costi devastanti? Come reagirebbero la distribuzione ed il consumatore? 

E a monte? C’è anche la questione del prezzo del latte…

No, non si può certo farlo nemmeno a monte. Però parliamoci chiaro: se continuasse questa situazione la tenuta futura del prezzo del latte potrebbe essere a rischio.

In che senso?

I costi energetici stanno assorbendo flussi importanti di circolante e danneggiando il conto economico delle aziende. Come faranno fra un po’ le imprese di trasformazione a continuare a pagare certi prezzi per le forniture? 

Quale è la situazione delle rinnovabili? 

Sono una grande opportunità sprecata per colpa dello stato. Si potrebbe produrre molta più energia solare se lo stato permettesse alle imprese di muovere e negoziare liberamente l’energia prodotta, da uno stabilimento all’altro, in modo da far coincidere l’istante della produzione con quello del consumo, visto che non sono possibili gli accumuli e la produzione avviene per picchi. La cessione al gestore, come accade oggi, è remunerata solo un decimo del prezzo di acquisto, dunque non ha senso produrre. Anche in questo campo lo stato oggi è il problema non la soluzione. E’ urgente una radicale e reale liberalizzazione del settore, permettendo a chi produce in proprio energia di gestirla come fosse un altro bene qualsiasi, senza astuzie per favorire il monopolista di cui è socio principale lo stato stesso. Le reti elettriche dovrebbero essere a disposizione delle imprese e delle famiglie, come lo sono quelle autostradali. Pagando il pedaggio, ovviamente, ma scegliendo liberamente dove e quando muoversi.

Cosa pensa dei razionamenti dell’energia?

I razionamenti nell’industria alimentare sono impensabili. Ma il rischio è che le imprese siano costrette a ridurre comunque la produzione a causa di costi insostenibili. 

One thought on “Caro energia, Brazzale: “Per salvare le imprese urge un massiccio intervento pubblico di indennizzo. C’è a rischio anche la tenuta del prezzo del latte”

  1. Una cosa che da tempo mi chiedo e’ come mai non ci siano persone capaci di leggere lo stato dell economia italiana, come ha fatto Brazzale che apprezzo molto , ma , ci siano invece persone incapaci e stolte alla guida di questo stato italiano fallito perché governato proprio da ( ministri ??) che non hanno un minimo di conoscenza di cosa sia una azienda e di vonseguenza non abbiamo conoscenza di come gestire la nostra economia , pazzi e delinquenti!!

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