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Etichettatura d’origine, Coldiretti la spara grossa: “Addio ai formaggi 100% italiani”

Quando il decreto sull’etichettatura d’origine per i derivati del latte ha fatto la sua comparsa sulla scena italiana, il mantra di Coldiretti era chiaro: insieme al raggiungimento dell’autosufficienza, favorirà l’aumento del prezzo del latte italiano alla stalla. Oggi, a tre anni dall’entrata in vigore, sappiamo che non è andata così: il latte italiano viaggia stabilmente al di sotto dei prezzi di Germania e Francia. Eppure, nessuno chiede ragione di tutto questo alla sindacale agricola. Non solo: in vista della scadenza dell’obbligo, fissata per 31 dicembre 2021, Coldiretti, nonostante il ministro Patuanelli abbia già assicurato la proroga di un anno, lancia il consueto, infondato, catastrofico allarme, ripreso all’unisono da tutti i media italiani: “Addio al latte e ai formaggi 100% italiani”. Come se non bastasse, la nota mette in guardia sul “ritorno della possibilità di ingannare i consumatori spacciando per tricolore prodotto di bassa qualità proveniente dall’estero”. Una frase in cui si condensa tutta la retorica coldirettiana e che suggerisce l’idea che senza questa norma il consumatore possa essere frodato. Niente di più falso. L’uso del tricolore per prodotti non italiani è già vietato dalle norme europee, che non consentono l’utilizzo di indicazioni geografiche che possano indurre in errore il consumatore. Si tratta di un reato e come tale è sanzionato dalla legislazione comunitaria. Altro discorso vale per quei prodotti esteri che subiscono una trasformazione significativa in Italia: in questo caso è possibile utilizzare la ‘bandierina’. E questo perché l’ultima lavorazione, o la lavorazione sostanziale, conferiscono al prodotto le sue caratteristiche e sono quindi espressione del territorio in cui avvengono. Basti pensare alla stagionatura: a dispetto dell’apparenza, cioè che il formaggio sia in stasi, è questa fase che trasforma il prodotto in formaggio. Ed è quindi significativa per le sue caratteristiche.

C’è poi un altro tema che non va trascurato: nella retorica di Coldiretti il formaggio estero è sempre di bassa qualità, ottenuto con metodi lontani dai nostri standard igienico sanitari. Anche in questo caso, si tratta di una comunicazione falsa e pericolosa. All’interno della Ue vigono regole comuni grazie alle quali tutto ciò che circola in quest’area deve rispondere a precisi requisiti di sicurezza igienica e sanitaria. Le tante segnalazioni del sistema di allerta europeo ne sono la costante dimostrazione. La materia prima estera, così come i semilavorati e i prodotti finiti, sono prodotti disponibili sul mercato il cui acquisto è legittimato dalle politiche commerciali di ciascuna azienda per le proprie linee di prodotto. La scelta della materia prima italiana, obbligatoria per le Dop, è spesso una strategia di marketing su cui le aziende puntano ed è oggi favorita dal costo del latte alla stalla. I camion cisterna oggi seguono una rotta inversa rispetto al passato: ben pochi quelli esteri che entrano in Italia mentre crescono, in virtù dei prezzi, quelli che dalla Penisola prendono le strade del Nord Europa. Difficile immaginare quindi, per tutte queste ragioni, che la decadenza del decreto (già peraltro prorogato), possa causare nell’immediato qualche scossone.

Etichettatura d’origine, Prandini: “Chiediamo al ministero di intervenire”. Ma Patuanelli ha già annunciato la proroga

“Si tratta di un passo indietro pericolosissimo rispetto a un percorso di trasparenza che nel corso degli anni ha portato indiscussi benefici ai cittadini consumatori e alle imprese della filiera agroalimentare che hanno puntato sul 100% Made in Italy” ha dichiarato il presidente di Coldiretti Prandini. “Chiediamo dunque al governo di intervenire con urgenza per la proroga del decreto sul latte e i formaggi e per tutti gli altri in scadenza”. Ma in realtà il ministero delle Politiche Agricole, in occasione di un question time alla Camera, pochi giorni fa, ha spiegato che: “In vista dell’imminente scadenza, al prossimo 31 dicembre 2021, dell’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine dell’ingrediente primario e, nella convinzione che l’applicazione del Regolamento di esecuzione 2018/775 non sia sufficiente a garantire la correttezza e la trasparenza delle informazioni sugli alimenti, il Dicastero ha già inviato i relativi decreti di proroga che estenderanno, fino al 31 dicembre 2022, l’obbligo dell’etichettatura d’origine dell’ingrediente primario per i suddetti prodotti“. Prandini ha poi aggiunto che “l’Italia, leader europeo nella qualità, ha infatti il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie poiché in un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della tracciabilità con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, venendo incontro alle richieste dei consumatori italiani ed europei”. Dimenticando, forse, che questa etichettatura è un’unicum di Francia (la prima a introdurla, poi annullata dal consiglio di stato per mancanza di nesso provato fra qualità e origine) e Italia (che seguì a ruota traducendo pedissequamente il testo francese) e si applica solo nel mercato italiano per i prodotti realizzati in Italia da aziende italiane. Con buona pace dei consumatori europei che, per fortuna, continuano a cercare i prodotti made in Italy senza curarsi delle esternazioni di Coldiretti.

La questione del ‘nesso oggettivo’

La legislazione Ue in materia di etichettatura d’origine degli alimenti non preclude la possibilità per gli stati membri di imporre l’indicazione di origine. Va dimostrata però, in primo luogo, l’esistenza di un nesso oggettivo tra le qualità del prodotto e la sua provenienza. Così, in sintesi, si è pronunciata la Corte di giustizia europea nel 2020 in merito al ricorso, presentato da Lactalis, contro il decreto francese che ha introdotto l’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per latte e derivati, nel 2017. Proprio quello che ha fatto da modello (in realtà si trattò più di traduzione, ndr) per quello adottato poi in Italia. Al nesso oggettivo fra caratteristiche e origine si aggiunge un altro requisito, cioè stabilire se la maggior parte dei consumatori attribuisca un valore significativo a questo tipo di informazione. Di qui, qualche tempo dopo, la decisione del Consiglio di Stato francese che ha dichiarato illegale imporre l’etichettatura.

2 thoughts on “Etichettatura d’origine, Coldiretti la spara grossa: “Addio ai formaggi 100% italiani”

  1. Premetto che sono parte interessata, ma la demonizzazione del latte estero è arma a doppio taglio
    Prima o poi la lotta nell’ambito del mondo dairy andrà sulla sostenibilità e sul benessere animale e noi saremo perdenti,
    Meglio un buon formaggio “fatto” con la sapienza italiana riconosciuto per nuovi e piu moderni parametri qualitativi o un buon formaggio DOP contenente residui di rame e un consevante?? (In caso di un attacco mediatico su nuovi importanti mercati hai voglia a giustificarti sulla naturalità di un conservante….)

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