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Latte, fumata nera al tavolo del Mipaaf. Ma davvero è tutta una questione di tre centesimi?

Il secondo incontro del tavolo del latte convocato dal ministro delle Politiche agricole Patuanelli si è concluso con un nulla di fatto. In realtà, l’appuntamento, che arrivava dopo il primo meeting del 30 settembre, era già stato più volte rinviato per la difficoltà di arrivare a una possibile intesa. E anche perché, fra tutti gli attori seduti intorno a questo tavolo, ben pochi sono davvero titolati, almeno a norma di legge, a siglare accordi sul prezzo del latte e dintorni.

Il più importante risultato, almeno stando alle cronache, è l’aver incassato anche il via libera di Coop all’aumento di tre centesimi erogato dalla Gdo all’industria di trasformazione, chiamata poi a riversarlo agli allevatori. Nella parole di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, l’incontro è stato un successo e in ballo ci sarebbe anche un centesimo in più versato dall’industria, da aggiungere ai tre già sul piatto: “Tutti i soggetti della filiera si sono detti disponibili a garantire l’aumento proposto nella bozza di intesa, i tre centesimi pagati dalla Grande distribuzione organizzata più un centesimo versato dall’industria. Ora vediamo come verrà realmente formalizzato l’accordo”. Eh già, perché anche la formalizzazione dell’accordo non è affatto scontata e semplice. Il meccanismo è farraginoso, ci sono le norme Antitrust e c’è anche quella variabile che ai governi italiani sembra piacere sempre poco: il mercato. E propio guardando al mercato, viene da chiedersi se questi tre centesimi (più uno) siano davvero una soluzione. Il problema di costi e approvvigionamenti è mondiale e riguarda, chi più chi meno, tutte le filiere. E probabilmente andrà avanti ancora per diverso tempo, con quotazioni elevate delle materie prime e difficoltà a reperirle. Oggi, i consumi sono per fortuna in positivo, come lo sono sopratutto le esportazioni, ma non è detto che questo trend possa continuare, ancora più se i costi energetici continuano ad essere così elevati per tutti. Sempre pensando al mercato, gli allevatori sono imprenditori che lì operano, non disoccupati senza arte né parte cui offrire un ‘contentino di stato’. Il mercato, oggi, è ogni giorno da analizzare come fosse la prima volta: i listini difficili da fare, le consegne sempre più costose. E il tavolo con i suoi 3 centesimi non sembra certo essere la risposta che si offre ad imprenditori che si trovano a maneggiare una crisi mondiale davvero complessa. Patuanelli rappresenta un governo e uno stato che non è osservatore passivo: piuttosto dei tre centesimi, sarebbe il caso di lavorare in modo più strutturale sulla debolezza del sistema stalle italiano causata anche da norme, balzelli e legacci (e volendo evitare di citare la famigerata questione quote latte e la sua lunga scia, che ancora esercita effetti sugli operatori). A quel tavolo ci sono altri imprenditori, cioè quelli della trasformazione e la Gdo, che si trovano a veleggiare nello stesso, tempestoso mercato. Non è a colpi di tre centesimi che si affronta la tempesta, non è con tre centesimi di mancia che si risponde al mondo imprenditoriale.

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