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Non c’è legame fra origine e qualità: il decreto sull’etichettatura del latte è illegale per il Consiglio di stato francese. E ora, in Italia?

“Con decreto del 19 agosto 2016, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso obbligatoria, in via sperimentale, l’indicazione dell’origine del latte nonché del latte e delle carni utilizzati come ingrediente nei prodotti alimentari preconfezionati, dal 1 ° gennaio 2017 al 31 dicembre 2018, un periodo di sperimentazione prorogato fino al 31 dicembre 2021. Dopo aver interrogato la Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue), il Consiglio di Stato ritiene illegale imporre l’etichettatura geografica del latte perché non c’è un legame provato tra la sua origine (Ue, non Ue) e le sue proprietà “.

Il Consiglio di Stato francese riassume così, in una nota stampa, la decisione che, di fatto, dichiara illegale la menzione dell’origine del latte sulle confezioni, non essendo in alcun modo provato il legame con la qualità del latte e dei derivati. La sentenza accoglie il ricorso presentato da Lactalis all’indomani dell’entrata in vigore della norma, che chiedeva l’annullamento di tale obbligo sostenendo che era contrario al regolamento del 25 ottobre 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea in materia di informazione ai consumatori sui prodotti alimentari.

Origine e qualità non sono collegati 

“Interrogata dal Consiglio di Stato, il 1 ° ottobre 2020, la Cgue (Consiglio dell’Unione europea), ha stabilito che gli Stati membri possono imporre l’etichettatura in nome della protezione dei consumatori a due condizioni: da un lato, che la maggior parte dei consumatori attribuisca un’importanza significativa a queste informazioni e, dall’altro, che esista un “legame provato tra alcune proprietà di un alimento e la sua origine o provenienza. Queste due condizioni, che sono distinte, devono essere entrambe soddisfatte”. Secondo la sentenza della Corte, quindi, nel decreto non vi è la dimostrazione di un legame tra origine geografica e proprietà del latte. Nel documento, infatti, l’adozione dell’obbligo di etichettatura veniva giustificata unicamente con la presunta importanza che la maggioranza dei consumatori attribuisce, secondo i sondaggi, all’esistenza di informazioni sull’origine o la provenienza del latte. Di conseguenza, il Consiglio di Stato ha stabilito che Lactalis “è legittimata a chiedere l’annullamento per eccesso di potere del decreto nonché dei decreti che ne hanno esteso gli effetti”.

Cosa accadrà ai decreti italiani?

Questa sentenza, però, non riguarda solo il mercato transalpino ma potrebbe avere importanti risvolti anche in Italia. Le norme che introducono l’obbligo di indicazione d’origine in etichetta nel nostro paese, per il latte e i suoi derivati, per il grano duro, il riso e il pomodoro per salse e sughi, sono state scritte ed emanate sulla falsariga di quelle francesi. Nel caso del latte, addirittura, il decreto italiano, arrivato subito dopo quello francese, era la semplice traduzione del provvedimento emanato oltralpe. Anche in Italia gli effetti dei decreti sono stati prorogati al 31 dicembre 2021. Ma se le decisioni del consiglio di stato francese derivano dalla sentenza della Corte Ue, valida anche per il nostro Paese, che fine faranno i decreti sull’origine? La battaglia è appena cominciata.

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