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Consumi stabili e tanto latte in offerta: la settimana del lattiero caseario

Acquisti stabili sui mercati europei per il dairy, con qualche debolezza in più su quello italiano. E’ una prima settimana di settembre molto diversa da tutte le altre, quella che emerge dall’analisi di Emanuela Denti e Lorenzo Petrilli per Assocaseari. Dove, a farla da padrone, non è il classico effetto del rientro in patria che si registra ogni anno dopo il mese di agosto, quando milioni di italiani tornano al lavoro dopo aver girato per l’Europa e il mondo. Una situazione che accomuna tutti i mercati del Vecchio continente, anche se con sfumature diverse. I più costanti negli acquisti sono stati i tedeschi mentre per gli italiani pare esserci un po’ meno euforia e una certa ripresa dei timori legati alla pandemia. Nei grandi centri sono tornate le mascherine all’aperto e nei supermercati ricomincia a salire il confezionato, i cibi da dispensa che si possono stoccare per ogni evenienza e per lunghi periodi di tempo.  

L’Italia vende latte

A caratterizzare fortemente il mercato italiano, secondo Assocaseari, è invece la grande quantità di trasformatori che, in questo momento, sta scegliendo di vendere il latte per alleggerire le produzioni, come richiesto anche da molti consorzi di tutela, in primis quelli dei duri, preoccupati dal calo dei prezzi. Di conseguenza, si registra una totale mancanza di crema, malgrado la domanda non sia certo entusiasmante, senza grossi cambiamenti sotto il profilo del prezzo. Il latte crudo è meno euforico rispetto alla scorsa settimana, ma sempre più o meno agli stessi livelli di prezzo. A soffrire particolarmente è il latte scremato di cui c’è più offerta e quindi prezzi in calo, che oggi arrivano anche 0,22-0,23 euro per Kg consegnato. Sui mercati esteri sempre gasata la crema, con prezzi compresi tra 1,87 e 1,90 euro al Kg, tanto che oggi è difficile trovare venditori rimasti fuori dal mercato. Il latte crudo, invece, probabilmente a causa del leggero aumento della raccolta e del rallentamento della domanda, viene offerto a 0,40 euro Kg consegnato, mentre per lo scremato la situazione è la stessa che c’è il Italia.

Burro, eppur si muove: la media dei bollettini è 3,418 euro/Kg 

La borsa tedesca di Kempten sembra di essersi svegliata dal torpore in cui era da quasi due mesi aumentando, formaggi esclusi, tutte le voci, tra cui anche il burro, di 0,05 euro sia sul minimo, oggi 3,45 euro/kg, che sul massimo, oggi 3,50 euro/kg. Anche l’Olanda, dopo l’aumento di 0,02 della settimana scorsa, è salita di 0,03 euro anche questa settimana, portandosi a 3,38 euro/kg. Invariata la Francia, che resta a 3,40 euro/kg. La media dei tre bollettini è di 3,418 euro/kg. Sul mercato vi sono offerte di burro congelato a 3,55 euro/kg, restano invece molto più care le offerte dai Paesi dell’Est e Baltici, che in alcuni casi arrivano addirittura a 3,68 euro/kg. Si attende l’uscita dei primi quantitativi della merce messa in stoccaggio privato tre mesi fa.

Polveri in rialzo

Anche nel latte in polvere Olanda e Germania segnano dei rialzi,  che nel caso tedesco coinvolgono anche l’intero che in Olanda resta invariato. La Francia, così come sul burro e sugli altri prodotti, questa settimana non ha mosso niente. Il bollettino del latte scremato in polvere di Kempten nei livelli massimi corrisponde ai prezzi offerti. Ancora latitante la domanda sul mercato nazionale così come del resto latitante anche per il burro. Sicuramente il periodo di lockdown ha inciso sui consumi di certi prodotti e, sempre causa Covid, regna l’incertezza che porta a coprire i fabbisogni solo quando sono certi. Germania e Olanda rialziste anche per il siero in polvere, con invece la Francia che resta invariata. 

Formaggi: su i Dop, invariati i molli 

Questa settimana, nelle principali Borse Merci del Nord Italia, sono aumentate le quotazioni dei formaggi duri Dop mentre restano invariati i molli. Quotazioni medie europee in aumento per l’Edamer  (3,18 €/kg), in calo per il Gouda (3,06 €/kg) e l’Emmentaler (4,85 €/kg), stabili per il Cheddar (2,96 €/kg).

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