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Ma quando arriveranno i tre centesimi del premio stalla?

Di parole ne sono state spese tante, intorno a questo ormai famigerato premio stalla. Ci sono state quelle delle giornate che hanno preceduto l’accordo e quelle, entusiastiche, dopo la firma al Mipaaf. Poi più nulla, o quasi. E intanto i famosi tre centesimi (più o meno) continuano a non arrivare e si sono trasformati in un autentico tormentone. “Ma i tre centesimi?”, è la domanda che tutti gli allevatori sottopongono, con cadenza ormai quotidiana, ai loro rappresentanti e alle industrie. Tanto più dopo il via libera dell’Antitrust. Come se non bastasse, la scadenza fissata per questo contributo, cioè marzo 2022, sta per arrivare senza che nessuno abbia mai ricevuto nulla. E’ bene dirlo: il premio di tre centesimi al litro potrebbe non arrivare mai, o quasi, sia perché l’accordo è stato condiviso da poche insegne della grande distribuzione, sia per le modalità di calcolo e applicazione, che non sono mai state esplicitamente definite.

Intanto, però, le nubi che si addensano sul capo di tutti i soggetti coinvolti in questa vicenda sono sempre più nere. L’inflazione continua a salire, e le stime per i mesi a venire non sembrano essere particolarmente positive. L’esplosione dei costi è ormai una realtà con cui fare quotidianamente i conti: ci sono, prima di tutto, gli energetici e la logistica. Ma non solo. E anche in questo caso, fra tensioni politiche e difficoltà mondiali, le previsioni non sono buone. Dal canto suo, la Gdo, lo abbiamo scritto tante volte, le sta provando tutte per arginare gli aumenti al consumo. Ma il prezzo da pagare è davvero importante. Soffre la Gdo, soffre la trasformazione, soffre il settore primario.

“L’inflazione e il caro energia stanno affossando intere filiere che rischiano di non reggere. Serve uno sforzo comune per tutelare il made in Italy: non credo ci si stia rendendo conto della posta in palio. Ci sono centinaia di aziende che rischiano di non farcela. I prezzi corrono e l’inflazione ormai palesemente non è transitoria, ma per l’agroalimentare la giusta remunerazione non c’è”, ha spiegato Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, in una intervista concessa a La Stampa. Ma è solo l’ultimo grido d’allarme della filiera, in ordine di tempo. Aveva cominciato il presidente di Assolatte, Paolo Zanetti, già durante le trattative per il premio stalla al Mipaaf. Ma è tutto il mondo della trasformazione industriale che, a diversi livelli, sta lanciando i propri sos. “Bisogna aprire un tavolo di confronto con la grande distribuzione per rimettere in discussione i listini”, è la soluzione proposta da Calzolari. Ed è probabilmente questa la strada da intraprendere, cioè quella di una risposta di filiera. Se è evidente che non è solo chi sta a monte della Gd a dover assorbire gli aumenti, non si può nemmeno chiedere che sia il consumatore in toto a farlo, pena ritrovarsi con prezzi allineati ma mancanza di consumi. Occorre davvero rinunciare tutti a qualcosa perché si riesca ad affrontare la tempesta senza restarne travolti. Come tutti i tempi di crisi, sarà difficile navigare ma chi saprà farlo ne uscirà rafforzato. Magari cambiato ma più forte. E’ questo il momento di ripensare, di intraprendere nuove strade e nuovi modi per fare le cose. E’ l’unica risposta possibile perché la coperta è corta, anzi cortissima. Mettere in sicurezza gli organi vitali della filiera è la priorità. Ma insieme. Come giustamente fa notare Calzolari nell’intervista: “Vedere campagne di comunicazione per sconti o riduzioni di prezzi a noi non può piacere in un momento simile”.

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