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Latte, in calo la produzione mondiale. E’ la prima volta dal 2019

Dopo oltre due anni di crescita ininterrotta, la produzione europea e mondiale di latte è in calo. Il dato complessivo scenderà in territorio negativo nell’ultimo trimestre del 2021, secondo quanto emerge dall’ultima ricerca di Rabobank. I prezzi del latte alla stalla sono in aumento, in linea con quelli sempre più elevati delle materie prime in tutto il mondo, ma l’aumento dei costi degli input, la mancanza di manodopera e le condizioni meteorologiche sfavorevoli continueranno a limitare la produzione.

Secondo l’ultimo report lattiero caseario di Rabobank, la crescita dell’offerta globale di latte si è arrestata nella seconda metà dell’anno, portando il mercato a livelli mai visti dal 2014. I problemi meteorologici hanno frenato il picco di produzione dell’Oceania e l’erosione dei margini negli Stati Uniti e in Europa hanno rallentato la crescita. La remunerazione, in Sud America, non è stata sufficienti a compensare questi sviluppi. “Prevediamo una modesta ripresa nella seconda metà del 2022, ma ciò richiederà condizioni meteorologiche favorevoli e il contenimento dei costi dei mangimi”, afferma Mary Ledman, responsabile del settore lattiero caseario presso Rabobank.

I prezzi elevati dei mangimi e l’inflazione generale dei costi di input sono temi comuni nelle principali regioni produttrici di latte. Mentre i prezzi del latte alla stalla si stanno avvicinando a nuovi massimi in Oceania, Europa e Stati Uniti, i margini delle aziende agricole rimangono stretti. Prezzi del latte adeguati in gran parte del mondo compensano le maggiori pressioni sui costi. Tuttavia, l’aumento dei costi dei fattori produttivi, la mancanza di manodopera, il clima sfavorevole e la dubbia qualità dei mangimi continueranno a limitare la produzione lattiero casearia.

Quanto ai prodotti, le esportazioni lattiero casearie, pur in presenza di una domanda forte, sono rallentate in risposta alle interruzioni logistiche, all’aumento dei costi di trasporto e dai prezzi elevati delle materie prime. Da questo punto dio vista, il previsto rallentamento della domanda di importazioni dalla Cina è necessario per raffreddare i prezzi, a fronte di limitati aumenti dal lato dell’offerta. In tema di prodotti al consumo, si vedranno prezzi più alti nel 2022, con un impatto negativo sulla domanda.

Nonostante le crescenti pressioni inflazionistiche sulle aziende lattiero casearie e alimentari, secondo Rabobank i consumatori devono ancora affrontare uno ‘shock’ per i prezzi dei prodotti lattiero caseari nella maggior parte dei paesi, a sostegno della domanda attuale. Ma questo avviene ancora in misura contenuta poiché i retailer, seppur con diversi accenti, stanno usando tutte le strategie per rimandare nel tempo l’aumento dei prezzi, soprattutto in vista del Natale. In Italia, questo si sta traducendo in listini che per il momento sono congelati e con una certa frizione fra industria e retail. Rabobank prevede che i prezzi più alti delle materie prime dalla seconda metà del 2021 saranno trasferiti ai consumatori nel nuovo anno. Alla fine, poiché i consumatori affrontano aumenti dei prezzi, la domanda subirà un impatto negativo, in particolare nelle economie emergenti. “I consumatori si prepareranno alle pressioni sul costo della vita per gran parte del 2022”, afferma Ledman. “Nuove varianti di Covid-19, inflazione, sfide lavorative e logistiche, insieme ad altre, pesano sulla ripresa economica globale con il potenziale per i mercati lattiero caseari globali di vacillare o vacillare”.

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