FAO: prezzi lattiero-caseari a +13,2% nel 2025. Ma dicembre segna una brusca frenata su burro e WMP
L’ultimo aggiornamento del FAO Food Price Index conferma che il 2025 è stato un anno di forte rincaro per i prezzi del lattiero-caseario, nonostante una correzione a dicembre. In generale, l’indice dei prezzi alimentari FAO si è attestato a 124,3 punti a dicembre, in calo dello 0,6% su novembre e del 2,3% rispetto a un anno prima, al livello più basso da gennaio.
Su base annua, però, il quadro cambia: l’indice medio 2025 sale a 127,2 punti, pari a +4,3% sul 2024, con l’aumento guidato soprattutto da oli vegetali e prodotti lattiero-caseari, mentre cereali e zucchero hanno registrato ribassi.
FAO Dairy Price Index: -4,4% in dicembre, ma +13,2% sull’anno
Nel dettaglio, il FAO Dairy Price Index è sceso in dicembre del 4,4% rispetto a novembre, segnando la sesta flessione mensile consecutiva e il livello più basso da metà 2024. A pesare sono stati in particolare:
- il forte calo del burro, legato a una disponibilità stagionalmente elevata di panna in Europa e a stock in aumento dopo mesi di produzione sostenuta;
- la discesa dei prezzi della whole milk powder (WMP), in corrispondenza del picco stagionale della produzione in Oceania e di una domanda più prudente da parte di alcuni grandi importatori.
Più moderato il movimento su skimmed milk powder (SMP) e formaggi, che hanno registrato correzioni contenute, in un contesto di domanda ancora relativamente stabile su ingredienti e prodotti a maggior valore aggiunto.
Nonostante la frenata finale, il bilancio resta nettamente positivo (e quindi “oneroso” per la domanda): in media annua il sotto-indice FAO dei lattiero-caseari risulta +13,2% rispetto al 2024, sostenuto da:
- forte domanda di import nella prima parte del 2025;
- offerta esportabile limitata in diversi grandi Paesi produttori, tra problemi climatici, sanitari e vincoli normativi.
Burro europeo sotto pressione, ma livelli ancora storicamente elevati
Per l’Europa, il dato FAO fotografa una fase di normalizzazione dei prezzi del burro, dopo mesi di quotazioni molto elevate. L’aumento della disponibilità di panna – effetto combinato di buona produzione di latte e rese in grasso più alte – ha spinto al ribasso le quotazioni internazionali, ma da livelli che restano storicamente alti rispetto al pre-2022. Per gli operatori europei: sul fronte industria, i listini più bassi possono alleggerire i costi di materie prime per bakery, gelato e trasformazione; sul fronte latte, la correzione di fine anno mette pressione sulle indicazioni di prezzo nelle aree in cui il modello di valorizzazione è fortemente agganciato al complesso burro/polveri.
Cereali in recupero, oli vegetali e carne sostengono l’indice
La dinamica del dairy va letta anche nel contesto degli altri comparti. A dicembre i cereali hanno segnato un rialzo dell’1,7% mese su mese, mentre la media annua 2025 resta comunque -4,9% sul 2024; gli oli vegetali hanno chiuso il mese in lieve calo ma con un balzo di +17,1% su base annua, ai massimi degli ultimi tre anni. La carne ha registrato un -1,3% a dicembre, ma con una media annua comunque positiva (+5,1%). Per chi opera nel lattiero-caseario, questo significa che il dairy resta uno dei driver principali dell’inflazione alimentare internazionale, insieme agli oli, mentre cereali e zucchero continuano a svolgere un ruolo parzialmente calmierante sul paniere globale.
In breve
- Indice FAO alimentare a 124,3 punti in dicembre (-0,6% m/m, -2,3% a/a), ma media 2025 a 127,2 punti, +4,3% sul 2024.
- FAO Dairy Price Index: -4,4% in dicembre, con forte calo del burro e WMP; SMP e formaggi in lieve correzione.
- Nel 2025 il dairy resta uno dei comparti più inflattivi: prezzi medi +13,2% rispetto al 2024, spinti da domanda di import sostenuta e offerta esportabile limitata.
- Implicazioni per la filiera: pressione sui listini di burro e polveri nel breve, ma livello dei prezzi ancora alto in ottica storica; centrale per il 2026 la gestione del rischio e la scelta dei prodotti di sbocco.
