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Ue–Mercosur, cosa cambia per il dairy: quote, dazi e tutele per i formaggi europei

L’accordo Ue-Mercosur, approvato dal Consiglio dell’Unione europea il 9 gennaio 2026, apre una nuova fase per l’export lattiero-caseario europeo verso Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Il via libera degli Stati membri (21 favorevoli, 5 contrari, un’astensione) spiana la strada alla firma formale e poi al voto del Parlamento europeo, ma i contenuti agroalimentari, in particolare per il settore caseario, sono già definiti. 

Quote duty-free per formaggi, polveri e infant formula

Il cuore del capitolo dairy è l’accesso preferenziale ai mercati Mercosur per tre categorie chiave: formaggi, latte in polvere e formule per l’infanzia. Secondo la scheda ufficiale della Commissione europea, dazi oggi molto elevati verranno progressivamente azzerati all’interno di contingenti tariffari dedicati: 

  • Formaggi: quota da 30.000 tonnellate, con dazio attuale intorno al 28% che sarà gradualmente portato a zero.
  • Latte in polvere: quota da 10.000 tonnellate, anche qui con dazio di partenza al 28%.
  • Infant formula: quota da 5.000 tonnellate, contro un dazio oggi intorno al 18%.

Per i formaggi, il contingente duty-free è “quasi dieci volte superiore” ai volumi medi esportati dall’UE verso il Mercosur negli ultimi anni, e offre dunque “un significativo margine di crescita” per l’export delle aziende dell’Unione. Le stesse soglie quantitativi si applicano in senso inverso anche ai produttori Mercosur che esportano dairy in UE, con riduzione graduale delle tariffe e applicazione di quote simmetriche per formaggi, polveri e formule. 

Ue-Mercosur: 344 indicazioni geografiche protette

In tema di protezione delle indicazioni geografiche europee, il trattato tutela 344 prodotti agroalimentari e bevande dell’UE, molti dei quali formaggi DOP e IGP, fra cui 57 italiani. Tra i formaggi italiani figurano, fra gli altri: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Fontina, Asiago. Per questi prodotti, l’accordo introduce una tutela giuridica nei Paesi Mercosur, con l’obiettivo di ridurre le imitazioni e consentire ai produttori europei di valorizzare il marchio di origine. In parallelo, viene riconosciuto il diritto di alcuni “utilizzatori preesistenti” a continuare a usare determinate denominazioni (per esempio “Parmesão”, “Parmesano”, “Reggianito”), ma in un quadro regolato e con limiti precisi. 

Procedure più semplici e principio di regionalizzazione sanitaria

Sul piano operativo, l’intesa promette procedure di esportazione più rapide e prevedibili:

  • requisiti sanitari omogenei per tutti gli Stati membri UE nei quattro Paesi Mercosur;
  • regole di audit più chiare e tempi di sdoganamento più certi;
  • applicazione estesa del principio di “regionalizzazione”: in caso di focolai sanitari in una regione europea, le esportazioni dalle zone non colpite potranno proseguire, evitando blocchi totali come in passato. 

Per l’industria lattiero-casearia, questo punto è particolarmente rilevante in ottica di gestione del rischio (malattie animali, emergenze epidemiche) e di continuità delle forniture verso clienti sudamericani.

Le proteste degli agricoltori UE

Sul fronte delle importazioni agricole in Europa, la Commissione insiste sul fatto che l’accesso aggiuntivo al mercato UE sarà “limitato” e sottoposto a quote tariffarie a dazio ridotto per prodotti sensibili (carne bovina, pollame, zucchero, ecc.); una clausola di salvaguardia bilaterale, attivabile anche solo in caso di “minaccia di grave danno” per un settore europeo; l’estensione della salvaguardia anche alle importazioni effettuate all’interno delle stesse quote tariffarie.

È proprio su questi aspetti che si concentra la tensione politica: mentre filiere come latte e vino guardano positivamente ai nuovi sbocchi, altri comparti restano fortemente critici e hanno animato le recenti proteste di agricoltori in vari Paesi, in particolare in Francia.