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Usa: cresce l’import di formaggio, ma non dalla Ue. Cala ancora l’export

Non sono buone le notizie per il formaggio che arrivano dagli Usa in questo inizio d’anno. Secondo il report Trade Data Monitor analizzato da Assocaseari, infatti, sul fronte delle importazioni crescono i formaggi, seppur di poco (+2%), ma cala la domanda di prodotti provenienti dal fornitore numero uno: l’Unione europea. Continua a prosperare, invece, il burro, che fa segnare una crescita del +31% genn.’24/genn.’23, soprattutto per il prodotto in arrivo dalla Nuova Zelanda.

Anche per quanto riguarda le esportazioni dagli Usa, i volumi sono stati modesti a gennaio, con un calo del 6%, rispetto ai livelli dello scorso anno, delle merci inviate nel Medio Oriente. L’ultimo mese in cui si è registrata una forte crescita dell’export statunitense è stato il gennaio 2023, dopo di che il flusso verso l’estero è crollato. A gennaio, le destinazioni che hanno influito maggiormente nella perdita sono state la Cina (soprattutto per il siero e l’SMP) e il sud-est asiatico (principalmente per il lattosio e l’SMP). Le esportazioni di formaggio hanno registrato il terzo aumento mensile consecutivo, +13% genn.’24/genn.’23. Il Messico ha guidato questa crescita, ma ha anche contribuito fortemente al calo dei flussi di Smp poiché gli enormi volumi del 2023 sono difficili da battere. Quello dell’export è un tema cado negli Usa poiché già il 2023 è stato un anno debole per le esportazioni dairy che sono diminuite del 7%, secondo i dati Usda, e dell’8% secondo il report Trade Data Monitor. Michael Dykes, presidente e amministratore delegato della International Dairy Foods Association (IDFA), qualche settimana fa ha commentato così le cifre: “ll valore totale delle esportazioni lattiero-casearie statunitensi è diminuito di 1,5 miliardi di dollari, mentre il volume è calato del 7% nel 2023, sottolineando la chiara necessità che i funzionari commerciali statunitensi si concentrino sulla creazione di nuove opportunità di mercato preferenziali per i produttori e gli esportatori alimentari americani, ritenendo allo stesso tempo i partner commerciali responsabili delle regole”.