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Prezzo del latte, i nuovi contratti: Italatte sigla il trimestrale con una media di 47,6. Ma c’è anche chi arriva a 51

Dopo la decisione di Granarolo, che ha stabilito in 48 centesimi al litro il prezzo del latte pagato ai suoi soci per le destinazioni latte alimentare e formaggi freschi, con l’irrituale comunicazione al mercato avvenuta con un mese d’anticipo, il mondo del latte è ovviamente in fermento, come abbiamo già raccontato. Tutti i contratti di fornitura oggi sono oggetto di revisione, con gli allevatori che chiedono un prezzo del latte allineato al mercato e dunque prossimo almeno ai 48 centesimi. tra tutti i nuovi accordi, il più importante è sicuramente quello siglato da Italatte, che acquista per Lactalis circa il 5% del latte raccolto ogni giorno in Italia. Dopo due giorni di intense trattative con le sindacali agricole e i rappresentanti degli allevatori, è stato trovato un accordo che si avvicina a quello di Granarolo.

Confagricoltura, Coldiretti, le Cooperative Laudense e Abbiatense, Cozoman e Aop Latte Italia hanno infatti sottoscritto con Italatte un’intesa, per il trimestre aprile-giugno, in deroga al prezzo che l’azienda avrebbe pagato seguendo la tabella indicizzata prevista dall’accordo siglato a inizio anno. La remunerazione del latte alla stalla cresce di circa il 10%: dai 43,2 centesimi al litro previsti dall’indicizzazione si passa, nello stesso mese, a 47,1, per salire a 47,6 in maggio ed a 48 a giugno. Le parti hanno stabilito di incontrarsi al termine del trimestre per analizzare il prezzo alla luce del quadro di mercato.

Prezzo del latte: cosa fanno gli altri caseifici

Ma, ovviamente, non è solo Italatte a muoversi. La paura di perdere volumi sta spingendo i caseifici a siglare accordi impensabili, anche solo qualche settimana fa. Tanto che lo stesso presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, parlava di un prezzo di 0,44 centesimi al litro come miglior punto di arrivo per il latte italiano. Oggi, in più di un caso si sono superati i 50 centesimi al litro, per accordi alla stalla siglati in Veneto, ma anche in Lombardia, dove si raccoglie il 40% del latte italiano, e in altre regioni. E si tratta di accordi anche più lunghi del trimestre che va da aprile a giugno. La ragione è molto semplice: sullo sfondo ci sono timori sempre più forti sulla tenuta dei volumi e sull’andamento dei prezzi. E’ certo infatti che di latte estero da acquistare, sul mercato, non ce ne sarà. E i costi saliranno ancora, secondo tutti gli analisti. Oggi, così come ai caseifici, conviene siglare contratti di breve periodo, in ordine a prezzi e volumi, proprio per non trovarsi ad aver preso impegni lontani dagli andamenti di questo mercato, tumultuoso come mai lo si era visto prima. Ci sono poi situazioni opposte, con prezzi anche al di sotto dei 40 centesimi, che sembrano però destinate ad allinearsi, almeno dove la concorrenza di accordi migliori preme sui rapporti fra conferenti e trasformatori.

Il timore che accomuna tutti è quello che la guerra in Ucraina porti a conseguenze drammatiche, a causa della dipendenza dei maggiori produttori di cereali dai concimi provenienti da quell’area. Si parla, apertamente, di un rischio carestia, con i paesi più poveri che non sapranno cosa mangiare. La realtà, drammatica, è che siamo solo all’inizio. E nessuno sa davvero quale sarà la fine.

One thought on “Prezzo del latte, i nuovi contratti: Italatte sigla il trimestrale con una media di 47,6. Ma c’è anche chi arriva a 51

  1. Bisogna costruire il prezzo della materia prima(LATTE)che sia remunerativo aggiungere i costi di lavorazione il margine di guadagno x chi trasforma e fare così il prezzo del prodotto finito
    Mentre si è sempre fatto il contrario una lotta al ribasso dei trasformatori x prendere più mercato vendere di più tenendosi comunque dei buoni profitti e con la rimanenza fare il prezzo del latte non tenendo conto minimamente dei costi di produzione
    Questo sistema fa invecchiare le aziende agricole togliere ossigeno alle poche nuove leve,la terra deve tornare in mano agli allevatori

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