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Latte, Granarolo fissa un nuovo prezzo: 48 centesimi al litro

Granlatte, la cooperativa italiana che controlla Granarolo, ha deciso di aumentare il prezzo del latte, portando a 48 centesimi al litro la somma minima riconosciuta ai suoi 633 allevatori soci per il conferimento, cui vanno aggiunti Iva e premio qualità, per il periodo compreso tra il 1° aprile e il 30 giugno.

“Un prezzo – ha spiegato all’Ansa il presidente del gruppo cooperativo Granarolo, Gianpiero Calzolari – che si stacca dal valore di mercato: abbiamo pensato che fosse prioritario dare ossigeno ai nostri soci perché in questo momento rispetto all’anno scorso, ma anche rispetto a pochi mesi fa, il costo per l’alimentazione degli animali è cresciuto in maniera incredibilmente alta”.

La situazione complessiva del mercato e quella relativa a mais e cereali, già tesa, si è fatta sempre più incandescente nel nuovo anno, sommandosi ai generalizzati aumenti degli energetici. “Era necessario intervenire, uscire un po’ da questa situazione per gli allevatori, sapendo che sono l’anello più debole della catena”, aggiunge Calzolari. Immediate le reazioni del mondo agricolo.

Coldiretti, per bocca del suo presidente Ettore Prandini, commenta positivamente la decisione di Granarolo, che aderisce a Filiera Italia: “Una scelta responsabile che ci auguriamo venga seguita da tutti i grandi gruppi industriali e cooperativi per garantire la sopravvivenza dell’allevamento italiano”. Anche Massimilano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha commentato positivamente la notizia aggiungendo, come il suo omologo di Coldiretti, l’auspicio “che questa scelta di venire incontro agli allevatori costituisca un esempio che verrà seguito da tutti gli altri gruppi industriali”.

La cifra è senza dubbio importante nell’attuale quadro del mercato italiano, dove questo prezzo si è visto solo nello spot. E sta già facendo molto rumore nel mondo zootecnico. Diverse le reazioni: c’è chi teme si tratti solo di dichiarazioni, dopo la scottatura del famoso ‘premio stalla‘, chi dice che ancora non sono sufficienti e che prima dell’estate il latte avrà superato i 50 centesimi, chi si augura che gli altri caseifici seguano questa strada e chi sa già che le aziende del proprio territorio non saranno in grado di corrispondere questo prezzo. Magari perché i formaggi che producono non stanno attraversando una fase brillante sul mercato. E c’è anche chi fa notare che non esiste un solo prezzo del latte ma ciascun caseificio, e ciascuna destinazione, fanno storia a sé. Sullo sfondo c’è l’aumento degli animali mandati al macello: produrre latte, a certi prezzi, non è conveniente, soprattutto con gli aumenti della razione alimentare e le difficoltà di approvvigionamento per le settimane a venire.

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