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Volumi, listini, prezzi: sul latte è iniziata la rincorsa

Non perdere volumi. E’ questo oggi, per tutti, l’imperativo categorico quando si parla di latte per la trasformazione. Cui segue il corollario: aumentare i listini di vendita. La principale preoccupazione, infatti, è quella della disponibilità: ci sarà il latte, nei prossimi mesi? Una domanda così importante che fa quasi passare in secondo piano la seconda, ovvero: quanto costerà? Ci stiamo avvicinando all’estate, periodo tradizionalmente scarso per il latte, con il comparto della mozzarella che assorbe volumi via via più significativi con l’aumentare delle temperature. Un fatto stagionale, che si verifica ogni anno. Ma che, in questo terribile 2022, si intreccia con gli aumenti esponenziali delle materie prime e dei costi energetici, cominciati già ben prima della guerra e dovuti anche a precise scelte europee legate alla lotta al cambiamento climatico. Cui si è aggiunta, infine, anche la guerra in Ucraina che, tra realtà e fenomeni speculativi, impatta ogni giorno di più.

La mossa di Granarolo, il reclutamento delle stalle da latte e l’aumento dei listini

La decisione di Granarolo, che ha aumentato da aprile il prezzo pagato agli allevatori per il latte destinato al consumo alimentare e alla produzione dei freschi, portandolo ad un minimo di 0,48 euro e comunicandolo al mercato, rappresenta forse un fatto unico nella storia recente del settore lattiero caseario. Uno scatto in avanti, rispetto alla media del prezzo pagato in Italia, che ha colto tutti di sorpresa. E che, di fatto, spinge il mondo della trasformazione ad una faticosa rincorsa, dei volumi e di un prezzo, cioè i famosi 48. Sul piano strategico, una mossa perfetta. Potrà perfino accadere, al termine del trimestre fissato da Granarolo per il nuovo prezzo (aprile-giugno), che la cooperativa bolognese finisca per pagare meno dei suoi competitor, proprio perché ha scelto di spostare in avanti il prezzo e si è messo alla testa del gruppo, come in un duro tappone di montagna al Giro d’Italia. Le aziende del settore, in queste settimane, sono impegnate in una operazione di reclutamento stalle come mai si era vista prima. Anche il tradizionale (e in qualche caso solo apparente) fair play tra aziende, ha lasciato il campo alla necessità di rispondere all’imperativo di non perdere i volumi di latte. In Italia la produzione è ancora in lieve aumento ma nei principali player europei del latte non è così. E quindi, costi quel che costi, bisogna portarsi a casa il latte. E allora si torna alla domanda iniziale: ce ne sarà abbastanza? La risposta, almeno guardano i numeri e la situazione attuale, è che sì, il latte dovrebbe esserci, ma solo se sarà adeguatamente remunerato.

La prima condizione per mantenere i volumi di latte è che gli allevatori continuino a mungerlo; perché questo accada, è necessario poter nutrire le bovine e non mandarle al macello per insostenibilità dei costi della razione alimentare. Non si può chiedere alle stalle, che sono imprese e come tali devono comportarsi, di assolvere a una funzione sociale a totale dispetto dei conti economici. Così come non può farlo il mondo della trasformazione. E qui si torna al tema dei listini. La pressione sul prezzo del latte si sta trasformando, almeno in qualche caso, in una pressione sul retail per l’aumento dei listini, che fino ad ora non ha superato, nei casi migliori, il 3%. La stima di Assolatte è che l’impatto degli aumenti sui fatturati della trasformazione sia pari al 12%; cifre che rendono indispensabile agire lungo tutto la filiera, fino al consumatore. E di certo nemmeno questa è una via facile da percorrere. Chiunque usi i social vede, da giorni, post preoccupati dei consumatori che si confrontano con gli aumenti. Più di tutti lo sono quelli dei discount, ma il tema è generalizzato. L’inflazione, a marzo, ha raggiunto una media del 6,7%. Ma ancora, purtroppo, è poco.

La coperta appare davvero troppo corta tra aumenti, ipotesi di razionamento e risparmi delle famiglie che si erodono. Tra le ipotesi c’è quella del taglio dell’Iva, che avrebbe la funzione di mitigare gli aumenti, almeno sui beni di prima necessità, dove incide fra il 4% e il 10%. Ma, senza dubbio, ciò che non si può fare è ignorare i numeri. Molti lo hanno capito e si stanno rapidamente muovendo per assicurarsi le forniture. Altri confessano di non farcela: i 48 centesimi al litro sono davvero troppi. Ed è probabile che alla fine del tappone di montagna non si riesca ad arrivarci tutti. Ma adesso la priorità è provarci.

2 thoughts on “Volumi, listini, prezzi: sul latte è iniziata la rincorsa

  1. Volevo congratularmi con la vostra redazione, per le analisi così lucide e obiettive sul nostro settore, che quotidianamente continuo a leggere sulle vostre pagine! Grazie!

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