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Grana Padano, il Consorzio scrive agli associati: “Evitare di impegnarsi in contratti che prevedano prezzi e periodi di consegna troppo prolungati”

Il Consorzio del Grana Padano ha inviato una circolare ai suoi associati, nei giorni scorsi, con oggetto: “Considerazioni in merito alle politiche di vendita per i prossimi mesi“. Poche righe per raccomandare come vendere il proprio formaggio in termini di prezzo, durata e condizioni contrattuali.

Lo spirito della missiva inviata ai consorziati, si legge nella circolare, è quello del “buon padre di famiglia“, che in realtà è una regola del diritto civile utilizzata per valutare se l’adempimento di una prestazione è avvenuto correttamente. E suona piuttosto strana se applicata a un consorzio, che di temi commerciali non dovrebbe occuparsi, mentre scrive ai suoi consorziati, cioè imprenditori e cooperative che dovrebbero invece essere occupati ogni giorno proprio a fare questo.

La lettera, a firma del presidente Renato Zaghini (foto), si apre così: “Carissimi, l’imprevedibile situazione geopolitica ed economica in cui il mondo si è infilato in queste ultime settimane impedisce di potersi sbilanciare in previsioni sugli andamenti dei fondamentali che riguardano i costi, le disponibilità delle fonti energetiche e la continuità degli approvvigionamenti di materie prime (foraggi etc.), fattori che coinvolgono e che coinvolgeranno sempre più anche il Grana Padano sia in fase di produzione che di confezionamento”. Sullo scenario tratteggiato dall’ente c’è poco da aggiungere: fare previsioni è impossibile ma, di certo, le settimane e i mesi che abbiamo davanti saranno caratterizzati da estreme tensioni sulle filiere agricole e produttive. Per questo, prosegue la missiva, “Con lo spirito del buon padre di famiglia, il Consorzio suggerisce di evitare di impegnarsi in contratti che prevedano prezzi e periodi di consegna troppo prolungati per evitare di trovarsi di fronte a future insostenibili situazioni dettate dalle condizioni in essere al momento delle definizioni contrattuali”. Tradotto: state vendendo male. “Da ciò ne deriva che sarebbe assai prudente, oltreché utile, differentemente da quanto avvenuto sino adesso, limitarsi a contratti di breve durata o quanto meno con prezzi e condizioni da rivalutare a scadenze brevi”.

La lettera, ovviamente, sta facendo molto discutere. Che i consorzi si muovano per incidere sulle politiche commerciali della generalità dei loro associati appare un po’ lontano dal mandato di tutela della Dop. E talvolta può rasentare pericolosamente il ‘fare cartello’. Che poi accada, nelle segrete stanze, si sa. Ma che lo si metta nero su bianco, rivolgendosi agli associati come scolari indisciplinati che non sanno vendere il loro prodotto e che, di fronte a scenari di guerra, non colgono le difficoltà che si profilano all’orizzonte sembra un po’ troppo. E stride moltissimo con gli appelli lanciati dal settore alla Gdo perché riveda al rialzo i listini di vendita. Se fosse davvero così, bisognerebbe farsi molte domande. Perché il settore, anche quello delle Dop, ha più bisogno di imprenditori agguerriti che di lettere (o mail ministeriali) e tutele.

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