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Grana Padano ancora nel mirino di Essere Animali. Ma la stalla, questa volta, è davvero da brividi

Gli attivisti di Essere Animali hanno pubblicato una nuova video inchiesta sulle stalle della filiera del Grana Padano. Ma questa volta, a differenza di quanto accaduto a luglio, le immagini sono davvero scioccanti. Animali che riposano tra gli escrementi, carcasse di vitelli morti e tanto altro. Una cosa che fa inorridire, per primi, i tanti allevatori seri di questa filiera. Che, giova ribadirlo chiaramente, sono davvero tanti. Fra questi, però, non c’è senz’altro l’azienda bresciana nella quale Essere Animali ha girato il video diffuso in questi giorni in rete, sui social e anche in diverse piazze italiane. Un’azienda agricola da oltre mille capi con annesso il caseificio per la trasformazione in Grana Padano che, almeno per ciò che si può vedere dalle immagini, è un’offesa al duro lavoro degli allevatori.

Ma che questo sarebbe accaduto era chiaro, si trattava solo di capire quando. A luglio, infatti, il direttore del Consorzio di tutela, Stefano Berni, commentando le immagini girate allora dagli attivisti (che, a differenza di ciò che accade in questo caso, mostravano in realtà una stalla normale), li aveva invitati a segnalare altre irregolarità. Cosa che, ovviamente, gli attivisti hanno fatto. “Con l’apertura di questa seconda indagine, Essere Animali vuole rispondere alle obiezioni del Consorzio di tutela del Grana Padano, che in precedenza aveva liquidato i problemi documentati come casi isolati”, si legge in una nota degli attivisti. “Quest’ultima indagine”, ha commentato Reinke Hameleers, rappresentante dell’Eurogroup for Animals, “dimostra per l’ennesima volta che la maggior parte degli allevamenti da latte non rispetta le regole basilari del benessere animale ma, al contrario, che i vitelli e le mucche sono trattati come semplici merci”. E poi chiarisce anche qual è l’obiettivo di queste inchieste e la ragione dietro alla scelta dei tempi di diffusione: “La revisione della legislazione sugli animali da allevamento è l’opportunità per la Commissione europea di cambiare una volta per tutte questa situazione senza lasciare indietro un solo animale”.

Come scrivemmo allora, quella del benessere animale è una faccenda da trattare con estrema cura, nella comunicazione in generale e, ancora di più, quando occorre rispondere agli attacchi. Scriveva allora Berni: “Laddove si evidenzino comportamenti anomali avremmo piacere che ci venisse segnalato per poter intervenire al fine di bloccare attività difformi dalle regole e velocizzare pertanto il nuovo percorso dedicato al benessere animale. I comportamenti maldestri di pochi non possono gettare ombre su tutti i 4.000 allevatori che con impegno rispetto e attenzioni ogni giorno operano nelle stalle”. E nessuno che conosca questo mondo può mettere certamente in discussione il fatto che gli allevatori lavorino ogni giorni con impegno e rispetto, anche nei confronti degli animali. Ma il caso mostrato in questi giorni pone alcuni interrogativi. Quale veterinario visitava e controllava quella stalla? Come è possibile che nessun ente preposto si sia mai accorto di ciò che accadeva? E come la mettiamo con Classyfarm, il sistema di valutazione delle stalle della filiera Grana Padano entrato in vigore nel 2020?

Il sistema Classyfarm nella filiera del Grana Padano

Il sistema Classyfarm adottato dal Grana Padano prevede che ogni stalla del circuito Dop venga valutata sotto l’aspetto strutturale, manageriale e di biosicurezza, verificando anche la capacità di adattamento degli animali all’ambiente, da veterinari abilitati e iscritti negli elenchi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna. I valutatori sono medici veterinari che, per ottenere la qualifica, devono seguire un apposito corso di formazione. In pratica, i veterinari effettuano la valutazione, compilando una check list grazie alla quale viene attribuito ad ogni stalla un punteggio. Per restare all’interno della filiera del Grana Padano è necessario ottenere un punteggio complessivo che sia almeno accettabile mentre gli allevamenti che non ottengono la sufficienza possono rientrare nella filiera solo dopo aver individuato e messo in atto opportuni interventi di miglioramento. I parametri sono tantissimi e vanno dalla formazione del personale addetto alla cura degli animali in stalla fino alla valutazione degli alimenti e della razione giornaliera. Tutto viene controllato: la struttura, le condizioni in cui vivono i bovini da latte, la pulizia, le dotazioni, i registri, le attrezzature, la provenienza dell’acqua, la composizione dei mangimi e tanto, tantissimo altro. Periodicamente, inoltre, vengono effettuate verifiche e controlli a campione. Viene spontaneo domandarsi, a questo punto, come sia potuta sfuggire sia alle autorità che al Consorzio la stalla oggetto del blitz di Essere Animali, che oggi l’autorità sanitaria ha provveduto a chiudere.

La risposta del Grana Padano agli attivisti di Essere Animali

La vicenda, ovviamente, sta preoccupando non poco il Consorzio di Desenzano del Garda e i suoi associati. Perché le immagini stanno circolando tra i consumatori e gli operatori del retail. E proprio a questi il Consorzio sta inviando in questi giorni una missiva, per rispondere a questo ennesimo attacco e fornire alcune precisazioni. “Gentili signori, è nostra premura informavi che l’associazione animalista Essere Animali, che già a luglio aveva diffuso un video sui suoi canali social in cui stigmatizzava il trattamento degli animali in una stalla fornitrice di latte per il Consorzio Grana Padano, è uscita oggi con un secondo filmato di contenuto analogo. Nel caso odierno, le immagini fanno riferimento ad una stalla che è già oggetto di verifica da parte delle autorità sanitarie preposte durante la loro attività di controllo. Pertanto, il Consorzio Grana Padano, avendo avuto sentore di irregolarità, aveva già provveduto in via cautelativa a sospendere i servizi di marchiatura delle forme prodotte con latte di quella provenienza”. Il Consorzio spiega anche lo stato dell’arte dei controlli, pur senza fare alcun riferimento a Classyfarm e agli standard già adottati: “In Italia, il controllo delle osservanze delle norme sanitarie sugli animali da allevamento non è per legge responsabilità né del Consorzio del del Csqa; perciò da tempo chiediamo alle istituzioni che le normative specifiche e conseguenti controlli possano essere contemplati all’interno del disciplinare, permettendoci di intervenire in maniera ufficiale e con maggior efficacia”. E poi, l’ente di Desenzano del Garda tira in ballo anche gli associati, come prima linea sul tema del benessere animale: “Si sottolinea che da anni il Consorzio chiede ai caseifici, suoi unici interlocutori, di voler costantemente sensibilizzare e controllare le stalle loro conferenti all’applicazione delle migliori pratiche di attenzione al benessere animale”. Due i nodi che restano però sul piatto: quali sono gli obiettivi di benessere animale ragionevoli e attuabili nelle stalle italiane? E come distribuire i costi di qualcosa che appare sempre più necessario ma, al tempo stesso, come nel caso della sostenibilità, sempre più difficile da far pagare al consumatore?

L’iniziativa del Consorzio: visite alle stalle estratte a sorte

Senza dubbio la vicenda mostra anche in maniera evidente la necessità di un cambio di passo nella comunicazione. Perché la sfida è di quelle che non si possono perdere e anche di tempo non ce n’è più molto, come dimostrano tutti gli studi e le ricerche su consumatori e benessere animale. Inutile e pericoloso sfidare gli animalisti su questo terreno anche perché, spesso, gli obiettivi che vengono posti da queste organizzazioni sono ideologici più che realmente attinenti con il benessere animale. Ciò che è importante, però, è che si abbia la consapevolezza di essere ‘nel mirino’ ma soprattutto conta parlare davvero con il consumatore. Quel che importa non è convincere chi mai consumerà questo formaggio ma è, invece, far sapere a chi compra Grana Padano com’è la filiera del formaggio che ha nel carrello, quali passi ha già fatto e quali compirà per aumentare il benessere degli animali che hanno prodotto il latte con cui è fatto. Scrive il Consorzio nella sua nota: “L’accostamento della Dop Grana Padano a soggetti non rispettosi degli animali è quanto di più sbagliato e distante dalla cultura e dall’impegno quotidianamente espressi da tutti gli operatori della filiera: 143 caseifici produttori e 3.985 stalle certificate. A tale scopo il Consorzio desidera far toccare con mano la vera dimensione delle stalle e dei caseifici che rendono grande questa eccellenza italiana: aprire a soggetti terzi e imparziali 100 stalle estratte a sorte dall’elenco delle 4mila per avere chiara e diretta percezione delle modalità di allevamento e del benessere animale attuale”. Magari, varrebbe la pena trovare il modo raccontarlo a tutti, ciò che accade davvero in queste stalle.

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