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Carrefour, un piano per spingere sul franchising. “Ma non lasceremo l’Italia”

Quando è stato diffuso il comunicato stampa di Carrefour, in molti hanno pensato che fosse l’inizio della fuga dall’Italia del retailer francese, dopo quella dei cugini di Auchan che, nel 2019, hanno cessato le attività nel nostro paese, cedendo tutti i propri punti vendita. Ma l’azienda si è affrettata a chiarire che l’obiettivo del maxi piano di ristrutturazione non è questo. Ma andiamo con ordine, partendo dai fondamentali: nei conti di Carrefour c’è ben poco di che gioire. Nei primi sei mesi del 2021, l’insegna ha registrato un calo dell’8,9% rispetto allo stesso periodo 2020 che già segnava un -5,3% sul 2019. Insomma, della lunga emergenza pandemica Carrefour sembra aver raccolto solo i frutti più amari, cioè lo spopolamento delle grandi superfici soggette anche a lunghe chiusure, ma senza nessun rimbalzo positivo, almeno non sufficiente a sistemare i conti. E così, ecco arrivare l’annuncio di un piano di ristrutturazioni che ha tre precisi obiettivo: il consolidamento del modello franchising, lo snellimento della struttura e il recupero di competitività.

Carrefour: 600 esuberi nei pdv e 170 nella sede centrale

I conti li fa l’insegna francese: il piano prevede un taglio del personale “su base volontaria” di 770 persone, delle quali circa 600 impiegate nei punti vendita diretti distribuiti sul territorio nazionale, e circa 170 presso la sede centrale. Esuberi che seguono i quasi 600 del 2019, legati alla ristrutturazione degli ipermercati. Quanto al franchising, il piano prevede la cessione di 106 superfici (82 express e 24 market) a piccoli imprenditori, di cui 41 in Lombardia, 18 in Campania, 17 in Liguria, 16 nel Lazio. “Il modello di franchising sviluppato da Carrefour in Italia ha già una storia di successo comprovata: solo nel 2021, oltre 34 lavoratori sono passati da dipendenti a imprenditori. Questo numero salirà a oltre 50 entro la fine dell’anno. Entro il primo trimestre del 2022, altri 25 lavoratori subentreranno come franchisee. Nell’ambito di questa strategia, Carrefour Italia investirà fortemente in nuovi servizi, tra cui la consulenza e la formazione, per gli imprenditori Carrefour”, scrive l’insegna annunciando le novità.

I sindacati sul piede di guerra

Secondo i sindacati, però, la situazione è ben diversa: il piano porterebbe in realtà a 1.800 esuberi oltre alla possibile uscita di scena dell’insegna dal Sud Italia, almeno con punti vendita diretti. “Carrefour licenzia centinaia di lavoratrici e lavoratori per ridurre i costi dopo aver praticato scelte commerciali sbagliate. La multinazionale non è più credibile nelle relazioni sindacali”, sostiene il leader di Uiltucs, Paolo Andreani. Per quello che definisce un “fulmine a ciel sereno”, a suo avviso, saranno soprattutto le donne “a pagare il prezzo più alto: dopo i carichi familiari e i disagi nel lavoro in pandemia si aggiunge oggi la beffa della ricerca del profitto a tutti i costi della multinazionale francese. Vedremo quale responsabilità sociale metterà in campo Carrefour”. Critica anche Filcams, secondo cui l’obiettivo del piano è recuperare 31 milioni di euro sul costo del personale. La Filcams Cgil ha convocato oggi i suoi delegati per fare una valutazione delle comunicazioni dell’insegna e promuovere le azioni da intraprendere. Il segretario generale aggiunto di Fisascat Cisl, Vincenzo Dell’Orefice, rincara la dose: “a leggere attentamente fra le informazioni rese dalla direzione della multinazionale il totale di quanti saranno espulsi dal perimento aziendale sale vertiginosamente. La natura unidimensionale del piano, focalizzata unicamente sui tagli è volta soltanto a liberarsi di parti di rete di vendita come di un fardello. Manca del tutto una visione di sviluppo della presenza diretta nel mercato di riferimento, soprattutto il piano nulla prevede per il rilancio dei singoli format”.

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