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Valtellina Casera e Bitto puntano su turismo e marketing territoriale. Presto un cammino dedicato alla scoperta dei due formaggi

La Valtellina, arrivando dalla pianura, si scopre un po’ alla volta. Prima c’è “il ramo del lago di Lecco che volge a mezzogiorno”, di manzoniana memoria, poi le montagne, man mano che si procede, si fanno sempre più alte e severe. Il paesaggio comincia a mutare e compaiono i terrazzamenti della viticoltura eroica del nebbiolo, disegnati con fatica dalla comunità rurale che, nei secoli, si è confrontata con questo territorio che richiede tanto, duro lavoro ed espone a condizioni particolarmente difficili. Più in alto, si cominciano a scorgere gli alpeggi, macchie di verde più chiaro sparse tra boschi e pareti rocciose, che già a guardarli dal basso regalano paesaggi di rara bellezza. Ma anche qui, le giornate sono eroiche. Certo, c’è il profumo dei boschi e il rumore delle freschissime acque dei ruscelli di montagna; ci sono le marmotte e il suono dei campanacci degli animali che pascolano in alta quota; ci sono cieli di un’azzurro mai visto e panorami che tolgono il fiato. Ma c’è anche tutta la fatica di giornate trascorse alle alte quote, dove il territorio non regala nulla e, spesso, lascia davvero poco spazio al lavoro dell’uomo. Uno spazio da conquistare e mantenere vivo ogni anno, che può offrire al turista tante occasioni per trascorrere giornate indimenticabili e diventare un modo per promuovere i frutti di questo territorio così speciale e ricco di storia come la Valtellina. Ed ecco che, in occasione dei loro primi 25 anni da Dop, i due formaggi simbolo di queste valli, Bitto e Casera, hanno avviato una uova campagna di promozione, “Alle origini del gusto”, e un piano strategico 2021-2022 di investimenti sul territorio, per complessivi 600mila euro.

Tornare “alle origini del gusto”

Tra i vari progetti è prevista l’inaugurazione, a luglio, di un cammino dedicato alle due Dop, che permetterà di conoscere luoghi e segreti di produzione: dagli alpeggi dove avviene la mungitura, fino alla lavorazione tradizionale, senza dimenticare i ristoranti locali dove degustarli in purezza o come ingrediente principali delle tante ricette tipiche. I percorsi saranno promossi, anche attraverso una cartina ad hoc a disposizione dei turisti, nei punti informativi e negli enti turismo locali. Un’iniziativa importante tanto più in un momento nel quale la Valtellina sta conoscendo un’ulteriore impennata di turisti. Non mancheranno sinergie con gli altri consorzi di prodotti locali, in primis quelli del vino, e percorsi di abbinamenti enogastronomici. Iniziative che permetteranno di conoscere più da vicino i due prodotti caseari della Valtellina legati alla montagna, dalle origini antiche del Bitto, che nacque qui dopo la cacciata dei Celti dalla pianura padana, fino alle prime latterie turnarie di Sondrio per il Casera.

Da luglio, il calendario di valorizzazione delle due Dop si farà intenso, per proseguire per tutto il biennio 2021-2022: attività di comunicazione, on e off line, ma anche tanto turismo esperienziale, per far incontrare e vivere l’unicità di questi due prodotti e delle valli in cui sono nati e si producono.

Valtellina Casera e Bitto: come li vedono i consumatori?

Bitto e Valtellina Casera, a livello nazionale, sono conosciuti solo dal 22% e dal 25% dei consumatori, con una penetrazione del 13% e del 15%. Un dato che cambia radicalmente se si restringe il campo al nord ovest: qui Bitto e Valtellina Casera sono conosciuti da oltre la metà dei residenti (54%), con una penetrazione, rispettivamente, del 39% e 36%. È la fotografia scattata dall’indagine Sg marketing “Conoscenza e percepito dei formaggi Bitto e Valtellina Casera Dop tra i consumatori italiani” realizzata per il Consorzio di tutela. 

Bitto e Valtellina Casera sono percepiti dai loro consumatori come tipici di un territorio (54%), prodotti secondo le regole della certificazione Dop (45%) e formaggi di alpeggio (43%), anche se il Valtellina Casera è un formaggio che, in realtà, si produce in latteria. Inoltre, il 52% dei conoscitori del prodotto è consapevole del fatto che Bitto e Valtellina Casera vengono realizzati uno in estate, portando i bovini al pascolo in alta quota, e l’altro in inverno quando gli animali scendono nelle stalle di fondo valle. La montagna (63% e 61%) e il gusto (58% e 46%) sono le due le immagini maggiormente associate dai consumatori a questi formaggi.

I numeri: oltre 19mila quintali per un fatturato di 13 milioni di euro, nel 2020

Per i due formaggi, il 2020 si è chiuso con 13 milioni di euro di fatturato (l’85% appannaggio del Valtellina Casera e il 15% del Bitto) in sostanziale parità sull’anno precedente. Complessivamente, la produzione ha raggiunto i 19.130 quintali (17.030 per il Valtellina Casera e 2.100 per il Bitto) grazie a una filiera composta da 133 allevamenti, 13 caseifici e 16 stagionatori per il Valtellina Casera e da 54 alpeggi produttori (di cui 1 cooperativa) e 10 stagionatori per il Bitto. La parte del leone, fra le due Dop, la gioca il Valtellina Casera, sia in termini produttivi che di fatturato: nell’ultimo anno ha registrato un’impennata produttiva del 20,5% (passando dai 14.130 quintali del 2019 ai 17.030 nel 2020) accompagnata da una tenuta in termini di valore. In calo dell’8,7%, invece, la produzione del Bitto Dop: 2.100 quintali prodotti nel 2020 contro i 2.300 del 2019.

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