Ue, export dairy in accelerazione: +20% a giugno, nuovo record per il formaggio
Export dairy Ue in crescita del 20% in equivalente latte a giugno, con il primo semestre a +7%. A trainare sono formaggio, burro e SMP, mentre MENA, Sud-Est asiatico e America Latina compensano la minore domanda cinese. Per il formaggio nuovo record mensile dei volumi esportati.
Il dairy europeo continua a crescere sui mercati internazionali, secondo il report Trade Data Monitor analizzato da Assocaseari. A giugno le esportazioni dell’Unione europea sono cresciute del 20% in equivalente latte rispetto allo stesso mese del 2025, accelerando una tendenza positiva iniziata nello scorso settembre. Il bilancio export dei primi sei mesi dell’anno sale così a +7%, sostenuto soprattutto da formaggio, burro e latte scremato in polvere. La crescita interessa quasi tutte le principali categorie del dairy Ue e, soprattutto, mostra una progressiva diversificazione geografica dell’export. La riduzione delle spedizioni verso la Cina è stata compensata da maggiori volumi diretti verso area MENA, Sud-Est asiatico e America Latina. Anche in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche, i mercati del Golfo hanno continuato ad assorbire prodotto europeo, con una domanda particolarmente sostenuta di SMP.
Formaggio, nuovo record export a giugno
Il dato più significativo arriva dai formaggi. Dopo aver chiuso il 2025 con una crescita delle esportazioni del 3%, il settore ha continuato ad aumentare i volumi nel primo semestre del 2026 e a giugno ha raggiunto un nuovo record mensile. Nel solo mese sono state esportate 134.781 tonnellate, il 15% in più rispetto a giugno 2025. Il totale dei primi sei mesi sale a 729.624 tonnellate, con una crescita del 6%.
Gli Stati Uniti, nonostante le tensioni commerciali che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, sono rimasti sostanzialmente in linea con i volumi degli anni precedenti. A sostenere la crescita sono stati soprattutto i Paesi MENA, il Regno Unito, il Giappone e l’Ucraina, che hanno più che compensato le flessioni registrate in Corea del Sud e Repubblica Dominicana.
Burro: export +38% nel semestre
Ancora più forte, in termini percentuali, è stata la crescita del burro. A giugno l’Unione europea ne ha esportate 29.706 tonnellate, il 48% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nei primi sei mesi i volumi raggiungono 159.294 tonnellate, con un incremento del 38%.
Le esportazioni sono cresciute con continuità da dicembre verso tutte le principali destinazioni. L’area MENA, che rappresenta circa un quinto dei volumi complessivamente esportati dall’Ue, insieme a Stati Uniti e Turchia ha fornito il contributo principale.
Le spedizioni verso il mercato americano hanno tuttavia cominciato a rallentare da aprile e a giugno hanno segnato il primo calo, anche per effetto del confronto con i livelli eccezionalmente elevati raggiunti nel 2025. Il burro europeo continua aa muoversi su valori decisamente inferiori a quelli dello scorso anno, elemento che ne ha aumentato la competitività sui mercati internazionali.
SMP, prosegue la ripresa
Prosegue anche la ripresa della SMP. A giugno l’export europeo ha raggiunto 97.176 tonnellate, con un aumento del 44% su base annua. Nel semestre i volumi salgono a 464.801 tonnellate, +16%. Il principale motore della crescita è ancora una volta l’area MENA. A giugno lo Yemen da solo ha assorbito il 17% delle esportazioni europee di latte scremato in polvere.
A questa domanda si aggiungono Sud-Est asiatico e America Latina, con aumenti significativi verso Repubblica Dominicana, Perù e Colombia. Resta invece debole l’Algeria: nel primo semestre le spedizioni sono diminuite del 12% e il Paese rappresenta ormai l’11% dell’export europeo di SMP, contro il 25% del 2024. Un cambiamento significativo nella geografia di uno dei principali mercati tradizionali della polvere europea.
WMP in recupero, siero penalizzato dalla Cina
Segnali di ripresa arrivano anche dalla WMP, dopo diversi anni di contrazione. A giugno le esportazioni sono cresciute del 37% e il primo semestre si chiude a +7%. La flessione verso l’Oman, principale destinazione del prodotto, è stata compensata da maggiori spedizioni verso altri mercati MENA, fra cui Arabia Saudita, Libano e Tunisia, oltre che dal Regno Unito e da una serie di destinazioni minori. Il siero rappresenta invece una delle poche note negative. L’export è in calo da quattro mesi consecutivi e nel primo semestre perde il 5%, soprattutto a causa della riduzione delle spedizioni verso la Cina.
Anche l’import di formaggio cresce
Nel primo semestre 2026 sono aumentate anche le importazioni europee di formaggio. Il Regno Unito rappresenta il 56% dei volumi provenienti da Paesi terzi e la Svizzera il 29%. Sono aumentate inoltre le forniture da Norvegia e Islanda, mentre quelle dalla Nuova Zelanda sono diminuite del 20%.
L’import di burro chiude il semestre a +23%, sostenuto soprattutto da Regno Unito e, in misura minore, Nuova Zelanda e Stati Uniti. La crescita si è però arrestata a maggio e a giugno i volumi risultano inferiori del 67% rispetto allo stesso mese del 2025, confronto condizionato anche dagli eccezionali quantitativi entrati lo scorso anno prima della scadenza delle misure commerciali autonome con l’Ucraina.
