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UE: formaggi, burro e SMP sostengono la crescita dell’export

I dati di marzo e aprile, pubblicati insieme dopo il ritardo dei Paesi Bassi, confermano l’aumento delle spedizioni europee. Cina debole per il siero, Stati Uniti centrali per il burro.

L’export lattiero-caseario Ue ha continuato a crescere anche a marzo e aprile 2026, dopo un inizio d’anno positivo, soprattutto grazie a formaggi e burro. Come spiega il report di Trade Data Monitor analizzato da Assocaseari, a causa di un ritardo nella trasmissione dei dati da parte dei Paesi Bassi, i due mesi sono stati pubblicati contemporaneamente, offrendo una lettura più ampia dell’andamento del primo quadrimestre.

In equivalente latte, l’export UE è aumentato dell’1% a marzo e del 4% ad aprile. Nel cumulato da inizio anno, la crescita si attesta al 4%. Il risultato è stato sostenuto soprattutto da formaggi, burro e latte scremato in polvere, mentre il siero ha continuato a risentire della debolezza della domanda cinese.

La crescita ha interessato quasi tutte le principali destinazioni, con l’eccezione della Cina e, in misura minore, della Nigeria. I contributi più rilevanti sono arrivati dall’area MENA, in particolare dall’Egitto, dal Sud-est asiatico e dagli Stati Uniti. I volumi diretti nel Regno Unito sono rimasti invece sostanzialmente stabili.

Export formaggi Ue in crescita, ma Stati Uniti ancora sotto il 2025

Il formaggio ha continuato a registrare un andamento positivo in entrambi i mesi. A marzo la crescita è stata sostenuta soprattutto dai maggiori quantitativi diretti nel Regno Unito, mentre ad aprile il contributo più importante è arrivato dall’area MENA. Anche le spedizioni verso gli Stati Uniti sono migliorate ad aprile, ma nel cumulato annuo restano ancora leggermente inferiori rispetto allo stesso periodo del 2025, con un calo dell’1%.

Nel primo quadrimestre, i principali contributori alla crescita dell’export europeo di formaggi sono stati Regno Unito, Giappone, Cile e Messico. Il dato conferma una domanda internazionale ancora favorevole per il formaggio UE, ma anche una maggiore differenziazione tra mercati. Gli Stati Uniti restano strategici, ma non stanno ancora offrendo lo stesso contributo dell’anno precedente.

Nel dettaglio, le esportazioni UE di formaggio sono state pari a 126.682 tonnellate a marzo, in crescita del 10% su base annua, e a 124.890 tonnellate ad aprile, in aumento del 6%. Da inizio anno, i volumi hanno raggiunto 475.814 tonnellate, con un incremento del 6%.

Burro ancora forte, trainato dagli Usa

Il burro resta una delle categorie più dinamiche dell’export europeo. Le spedizioni sono aumentate in 12 degli ultimi 13 mesi e anche marzo-aprile hanno confermato la tendenza. A marzo l’export UE di burro ha raggiunto 26.039 tonnellate, in crescita del 48% su base annua, mentre ad aprile è salito a 28.939 tonnellate, con un incremento del 34%. Nel primo quadrimestre i volumi hanno toccato 98.993 tonnellate, in aumento del 35%.

Gli Stati Uniti restano il principale motore della crescita: rappresentano il 26% delle esportazioni UE di burro e segnano un aumento del 56% da inizio anno. Anche l’area MENA e la Turchia hanno contribuito in modo significativo, mentre i flussi verso il Regno Unito sono aumentati solo marginalmente, dell’1%.

La forza del burro europeo si inserisce in un mercato globale dei grassi lattieri molto attivo, in cui la domanda si muove su destinazioni diverse e con logiche sia retail sia industriali. Per l’UE, gli Stati Uniti continuano a essere un mercato chiave, ma il contributo di MENA e Turchia mostra che la crescita non dipende da un solo sbocco.

Anche il butteroil ha mantenuto un andamento positivo sull’export, pur su volumi più contenuti: 2.523 tonnellate a marzo, in aumento del 59%, e 2.216 tonnellate ad aprile, in crescita del 31%. Nel cumulato gennaio-aprile, le spedizioni sono salite a 8.324 tonnellate, con un incremento del 29%.

SMP positiva, siero frenato dalla Cina

Il latte scremato in polvere ha continuato a crescere. L’export UE di SMP è stato pari a 70.292 tonnellate a marzo, in aumento del 5%, e a 82.141 tonnellate ad aprile, in crescita del 7%. Da inizio anno, i volumi hanno raggiunto 287.063 tonnellate, con un incremento del 9%.

La crescita è stata sostenuta soprattutto dall’area MENA, in particolare dall’Egitto, che ha rappresentato la parte più rilevante dell’aumento sia su base mensile sia nel cumulato. Le spedizioni verso il Sud-est asiatico sono state invece più contenute nel bimestre marzo-aprile. L’Algeria ha registrato un calo a marzo, seguito da una ripresa ad aprile, con un saldo cumulato leggermente positivo, pari a +1% rispetto al 2025. Nell’Africa subsahariana il quadro è misto: Ghana e Sudafrica hanno compensato il calo della Nigeria.

Diverso il quadro per il siero. Le esportazioni UE sono diminuite a marzo e aprile e restano negative anche nel cumulato. I volumi sono stati pari a 61.445 tonnellate a marzo, in calo dell’11%, e a 57.888 tonnellate ad aprile, in flessione del 13%. Da inizio anno l’export si attesta a 234.856 tonnellate, in calo del 5%.

Il principale fattore negativo resta la Cina, dove le spedizioni europee di siero sono diminuite per il quarto mese consecutivo. Anche Nigeria e Regno Unito hanno contribuito alla flessione. I maggiori flussi verso il Sud-est asiatico registrati a gennaio e febbraio, sostenuti soprattutto da Vietnam e Filippine, hanno compensato solo in parte il calo.

Golfo condizionato da Hormuz, ma aprile recupera

Per la regione del Golfo, i dati mostrano una dinamica legata anche alle tensioni logistiche e geopolitiche. Le esportazioni UE sono diminuite a marzo ma si sono riprese ad aprile. Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iran sembrano essere stati i Paesi più colpiti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, mentre i flussi verso Arabia Saudita e Oman sono aumentati. Sono cresciute anche le spedizioni verso Yemen, Giordania e Turchia.

Il dato conferma quanto la logistica resti centrale per l’export dairy. Anche quando la domanda finale è presente, ritardi, incertezza nei transiti e tensioni su rotte strategiche possono modificare temporaneamente la distribuzione dei flussi tra mercati vicini.

Import UE: burro in forte aumento, butteroil in calo

Sul fronte delle importazioni, il burro ha proseguito il proprio andamento positivo. L’import UE è aumentato del 58% a marzo, a 3.090 tonnellate, e del 52% ad aprile, a 3.726 tonnellate. Nel primo quadrimestre ha raggiunto 13.379 tonnellate, con un incremento del 69%.

La crescita è stata sostenuta dai consistenti volumi provenienti dal Regno Unito a marzo e dalla Nuova Zelanda ad aprile. In particolare, la Nuova Zelanda ha rappresentato da sola il 70% dell’import mensile di aprile. Nel cumulato gennaio-aprile, il Regno Unito è stato il primo fornitore dell’UE con il 56% dei volumi, seguito da Nuova Zelanda, con il 23%, e Stati Uniti, con il 13%. Le importazioni da Ucraina e Norvegia sono invece diminuite rispetto agli elevati livelli dello scorso anno.

Il butteroil ha seguito una dinamica opposta. Le importazioni UE sono diminuite per il terzo mese consecutivo ad aprile, soprattutto per i minori volumi provenienti dalla Nuova Zelanda. Dopo le 700 tonnellate entrate dagli Stati Uniti a gennaio, l’UE non ha importato butteroil statunitense nei mesi successivi.

Il quadro complessivo del primo quadrimestre mostra quindi un’Unione europea ancora competitiva sull’export dairy, soprattutto in formaggi, burro e SMP. Tuttavia, la crescita non è uniforme: la Cina resta debole per il siero, alcuni flussi sono condizionati dalla logistica internazionale e il mercato dei grassi lattieri mostra movimenti rilevanti anche sul fronte import. Per le imprese europee, il 2026 si conferma un anno di opportunità sui mercati esteri, ma con una geografia della domanda sempre più selettiva.