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Usa-Canada: la guerra dei dazi investe il formaggio

Una disputa apparentemente molto tecnica sulle quote d’importazione del formaggio si è trasformata in uno dei fronti più duri della guerra commerciale sui dazi fra Stati Uniti e Canada. Dopo il fallimento dei negoziati, dal 22 agosto Washington applica dazi aggiuntivi del 50% su una serie di prodotti canadesi, compresi diversi latticini. Ottawa ha già annunciato una risposta “dollaro per dollaro”, che scatterà dopo il Labor Day e comprenderà a sua volta prodotti dairy statunitensi.

Il punto di partenza è una proclamazione firmata da Donald Trump il 20 luglio. L’amministrazione statunitense contesta al Canada una differenza nelle modalità di assegnazione dei tariff rate quotas, i contingenti che permettono l’ingresso di determinate quantità di prodotto a dazio ridotto o nullo.
Il Canada dispone di un TRQ per i formaggi previsto dall’accordo USMCA con Stati Uniti e Messico e di un altro nell’ambito del CETA con l’Unione europea. Secondo la Casa Bianca, i criteri applicati ai due accordi non sono equivalenti: i retailer canadesi possono accedere direttamente alle quote CETA destinate ai formaggi europei, mentre non possono fare altrettanto con le quote USMCA riservate ai prodotti statunitensi. Per Washington questa differenza discrimina di fatto i fornitori americani rispetto a quelli europei.

Su questa base Trump ha utilizzato la Section 338 del Tariff Act del 1930, imponendo un dazio aggiuntivo del 50% su una serie di prodotti canadesi. La misura sarebbe dovuta entrare in vigore il 19 agosto, ma è stata rinviata di tre giorni mentre le due delegazioni cercavano un accordo.

Il negoziato salta e i dazi entrano in vigore

L’intesa non è arrivata. Nella notte fra il 21 e il 22 agosto il primo ministro canadese Mark Carney ha richiamato a Ottawa la delegazione, sostenendo che le condizioni poste dagli Stati Uniti fossero diventate economicamente e politicamente inaccettabili. Le nuove tariffe sono quindi entrate in vigore alla mezzanotte del 22 agosto e riguardano decine di miliardi di dollari di merci. Nel dairy figurano, fra gli altri, latte, crema, siero in polvere e concentrati proteici del siero.

Carney ha annunciato che il Canada risponderà con contromisure di pari valore, concentrate fra l’altro su acciaio, latticini, elettrodomestici, attrezzature agricole, carta ed elettronica. I nuovi dazi canadesi entreranno in vigore il martedì successivo al Labor Day, quindi l’8 settembre.

L’industria dairy Usa applaude

National Milk Producers Federation e U.S. Dairy Export Council hanno accolto favorevolmente la decisione della Casa Bianca. In un comunicato diffuso il 24 agosto le due organizzazioni hanno ringraziato l’amministrazione per aver mantenuto la pressione sul Canada e hanno chiesto a Ottawa di tornare al tavolo negoziale. Per il settore americano il dossier non riguarda soltanto le tariffe canadesi tradizionalmente molto elevate fuori quota, ma soprattutto l’effettiva possibilità di utilizzare fino in fondo l’accesso promesso dall’USMCA. Le due organizzazioni sostengono da anni che i meccanismi di assegnazione canadesi limitino l’utilizzo dei contingenti e quindi le opportunità per gli esportatori statunitensi.