Salon du Fromage 2026: più buyer e sinergia con Gourmet Selection
Novità per il Salon du Fromage et des Produits Laitiers 2026. Non solo per il cambio alla direzione, affidata a Fernando Medina Zenoff (foto), manager franco-argentino con esperienza nel network Comexposium, ma anche perché, per la prima volta, il Salon si svolgerà insieme a Gourmet Selection, dal 7 al 9 giugno 2026.
Un passaggio organizzativo ma anche strategico, che riflette un’evoluzione già in atto nel mercato. Ne abbiamo parlato proprio con Fernando Medina Zenoff a Milano, durante un incontro informale con la stampa.
Come mai avete unito Salon du Fromage 2026 e Gourmet Selection?
È la prima volta che li organizziamo insieme. Fino a oggi il Salon du Fromage si svolgeva durante il Salon de l’Agriculture, mentre Gourmet Selection si teneva a settembre. Quest’anno si cambia, anche per via dei lavori previsti a Paris Expo, Porte de Versailles. Subito ci è sembrata una grande opportunità. Ci sono sinergie evidenti: chi vende formaggio spesso vende anche prodotti gourmet, e vale anche il contrario. Quindi è logico dare ai visitatori la possibilità di trovare entrambe le cose nello stesso luogo.
In Francia il cheese monger resta una figura molto forte…
Sì, è vero. In Francia il cheese monger è quasi una religione, ha uno status molto forte. Nella realtà, più dell’80% delle volte vende anche prodotti complementari come vino, marmellate, specialità. E anche i negozi gourmet, quando possono lavorare il fresco, vanno sul formaggio. A livello internazionale questa integrazione è ancora più evidente come accade anche in Italia.
Che tipo di fiera volete costruire con questa integrazione?
La nostra idea è di mantenere entrambe le fiere strettamente B2B. La priorità è il business. Se gli espositori non fanno affari, non hanno motivo di esporre in fiera. È anche per questo che abbiamo deciso di uscire dal Salon de l’Agriculture: è un grande evento ma noi vogliamo garantire buyer, non solo visitatori.
Come lavorate su questo fronte?
Abbiamo investito molto su un programma di hosted buyer. Portiamo compratori dall’estero e copriamo parte dei costi, perché vogliamo garantire la loro presenza. La qualità dei buyer è fondamentale. Buyer sono previsti da Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, ma anche dal Medio Oriente, da Dubai e Arabia Saudita, dove la domanda è molto alta.
Parliamo dei formaggi italiani. Come vengono percepiti oggi in Francia?
È cambiato molto, negli ultimi anni. Prima erano visti soprattutto come prodotti per cucinare. I consumatori che cercano qualità, che cercano le AOP francesi, hanno scoperto che esistono prodotti equivalenti in Italia e li cercano. E sono disposti a pagare per questo.
C’è stato un momento di svolta?
Sì, penso che i formaggi freschi abbiano avuto un ruolo importante. La burrata, per esempio: oggi si trova ovunque a Parigi. C’è stato un grande lavoro dietro, anche di promozione, e si vede.
Quanto conta la conoscenza dei prodotti?
Se le persone conoscono il lavoro dietro il prodotto, cambia tutto. Il cheese monger o il negoziante deve essere in grado di spiegare da dove viene il formaggio, come lavora il produttore, qual è la sua storia. Questo è quello che fa la differenza.
Che tipo di consumatore state osservando oggi?
Il contesto è cambiato, i costi sono aumentati, ma il consumatore cerca comunque qualità. Un prodotto buono dà la possibilità di concedersi un piccolo lusso; è quello che chiamiamo “affordable luxury”. C’è molta voglia di prodotti da scoprire, da condividere, anche formaggi utilizzati in modo diverso, cucinati, grigliati. Anche per questo organizziamo contest – come quello sul grilled cheese – che riflettono questi cambiamenti.
