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Mercato dairy, l’SMP supera il WMP: le proteine corrono mentre arretrano i grassi

Lo skim milk powder arriva a quotare più del latte intero in polvere (WMP), una situazione poco frequente sui mercati dairy internazionali. Al Global Dairy Trade del 1° settembre l’SMP è salito del 5,3% a 3.695 dollari per tonnellata, contro i 3.585 del WMP, quello dell’8 settembre ha confermato il divario. All’opposto, burro e AMF continuano a perdere terreno: il mercato sta premiando nettamente le proteine rispetto ai grassi.

C’è una divergenza sempre più evidente nei mercati internazionali del dairy. Le polveri ricche di proteine salgono, mentre i grassi arretrano, tanto che lo skim milk powder vale più del whole milk powder.

Nel Global Dairy Trade del 1° settembre, l’SMP ha guadagnato il 5,3%, raggiungendo un prezzo medio di 3.695 dollari per tonnellata. Il WMP si è invece mantenuto sostanzialmente stabile, -0,1%, a 3.585 dollari. Nella stessa asta il burro ha perso lo 0,8% il burro anidro l’1,3%. Il dato non arriva da un singolo movimento isolato. Già nell’asta GDT del 19 agosto l’SMP aveva guadagnato il 7,6%, contro il +3% del WMP, mentre AMF e burro erano scesi rispettivamente del 6% e del 2%. 

L’elemento che merita maggiore attenzione è proprio il rapporto fra le due polveri. Normalmente il whole milk powder incorpora anche la componente grassa del latte e tende quindi a quotare più dello skim milk powder. All’inizio di settembre il rapporto si è invece invertito.

Domanda di proteine più forte

Secondo NZX, il sostegno all’SMP arriva soprattutto da una domanda internazionale particolarmente robusta per le proteine del latte. Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio nel quale il consumo di prodotti ad elevato contenuto proteico continua a crescere, sia negli alimenti destinati al consumatore finale sia negli ingredienti utilizzati dall’industria.

Al contrario, sul mercato dei grassi la disponibilità appare più abbondante. Già ad agosto gli analisti NZX segnalavano un’offerta consistente di milkfat e livelli di stock capaci di esercitare pressione sulle quotazioni di burro e AMF.  Il risultato è un mercato che, almeno in questa fase, attribuisce un premio molto maggiore ai solidi non grassi rispetto alla componente lipidica.

La produzione cresce, ma aumentano i rischi climatici

Il quadro dell’offerta resta peraltro tutt’altro che uniforme. La Nuova Zelanda ha iniziato molto bene la nuova campagna. A luglio la produzione ha raggiunto il record di 30,35 milioni di kg di milk solids, +7,9% rispetto allo stesso mese del 2025; dall’inizio della stagione la crescita era del 6,8%. NZX prevede però un progressivo rallentamento: +1,4% in agosto, +2% in settembre e +3,6% in ottobre.

Sullo sfondo rimane inoltre l’incognita El Niño, che potrebbe portare condizioni più asciutte in alcune delle principali aree produttive neozelandesi durante la primavera e l’estate australe. Nel frattempo, sul fronte dell’emisfero nord il caldo e la siccità hanno aumentato l’incertezza sulla disponibilità di latte nella fase finale della stagione. A luglio la produzione risultava ancora in crescita negli Stati Uniti, in Argentina e Uruguay, mentre in Europa il dato di giugno era positivo del 2%. La Cina si muoveva invece nella direzione opposta, con produzione di latte a -2,9% su base annua. 

Cina debole, ma il mercato trova altri compratori

Proprio la Cina resta uno degli elementi più difficili da interpretare. A luglio le importazioni dairy cinesi sono diminuite del 30,2% rispetto all’anno precedente. Una contrazione molto forte, che impedisce per ora di considerare Pechino il motore di una nuova fase di crescita della domanda mondiale.  Altri mercati stanno però assorbendo una parte maggiore dei volumi disponibili. Nel caso della Nuova Zelanda, per esempio, le esportazioni complessive di luglio sono aumentate del 6,7%, nonostante il calo delle spedizioni di WMP verso la Cina.