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Lattiero-caseario, export a 7,2 miliardi nel 2025: corrono freschi e grattugiati

Secondo il nuovo Rapporto CREA, nel 2025 l’export italiano di prodotti lattiero-caseari è cresciuto del 13,7%, arrivando a 7,2 miliardi di euro, quasi il 10% dell’intero export agroalimentare. I volumi aumentano del 9,3% e il saldo commerciale del comparto supera 1,25 miliardi. Grana Padano e Parmigiano Reggiano valgono insieme 1,79 miliardi, ma la crescita non è uniforme: corrono freschi, grattugiati e siero, mentre Pecorino e Fiore Sardo arretrano. E sul fronte delle importazioni aumentano soprattutto burro e latti fermentati.

Nel 2025 l’agroalimentare italiano ha esportato per la cifra record di 72 miliardi di euro, ma l’aumento ancora più forte delle importazioni ha riportato il saldo complessivo leggermente in territorio negativo, a -426 milioni. Non così nel lattiero caseario. Secondo il Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, le esportazioni del comparto hanno raggiunto 7,17 miliardi di euro, con un incremento del 13,7% sul 2024. Le importazioni sono salite a loro volta, +10,7%, ma fermandosi a 5,91 miliardi. Ne deriva un avanzo commerciale di circa 1,26 miliardi di euro e un saldo normalizzato positivo del 9,6%. 

Il dato assume ancora più peso nel confronto con il resto dell’agroalimentare: l’export complessivo cresce del 5,6% e quello dell’industria alimentare del 6,6%. Il dairy viaggia quindi a una velocità più che doppia rispetto alla media agroalimentare.

Crescono anche i volumi

Le quantità esportate dal comparto lattiero-caseario crescono del 9,3%, mentre sul fronte dell’import l’incremento dei volumi è molto più contenuto, +2,6%. La distanza fra andamento a valore e a quantità resta però molto diversa a seconda dei prodotti. Il primo prodotto dell’export dairy italiano è l’aggregato Grana Padano e Parmigiano Reggiano, con 1,789 miliardi di euro, pari al 25% delle esportazioni del comparto. La crescita in valore è molto forte, +18,1%, ma i volumi aumentano soltanto dell’1,5%: una distanza che segnala il peso assunto dal valore medio unitario nella performance del 2025. 

Grana Padano e Parmigiano Reggiano sono inoltre diventati il nono prodotto dell’intero export agroalimentare italiano per valore, davanti a categorie come panetteria, carni preparate e mele. 

Freschi e grattugiati fanno volume

Una dinamica diversa emerge per le cagliate e altri formaggi freschi, seconda voce dell’export lattiero-caseario con 1,625 miliardi di euro. Qui il valore cresce dell’11,3%, accompagnato da un aumento consistente anche delle quantità, +7,3%. Più di tre quarti delle esportazioni della categoria, il 76,4%, sono destinate agli altri paesi dell’Unione europea. 

Particolarmente dinamici anche i formaggi grattugiati o in polvere, che raggiungono 952,3 milioni di euro: +15,4% in valore e +5,6% in quantità. Crescono del 17,8% gli altri formaggi duri, mentre il siero di latte mette a segno +24,6% in valore e +8,8% nei volumi, un dato che mostra come anche le componenti e i co-prodotti della trasformazione stiano acquisendo peso negli scambi internazionali. 

DOP, andamenti molto diversi

La crescita del comparto non coinvolge però allo stesso modo tutte le grandi denominazioni. Il Gorgonzola raggiunge 209,8 milioni di euro di export, con un aumento del 2,3% in valore ma una diminuzione del 2,1% nelle quantità. Per Pecorino e Fiore Sardo il bilancio 2025 è invece negativo: 252,8 milioni di euro, -4,6% in valore e -2,8% in volume. 

Il dato va letto anche alla luce della forte esposizione al mercato americano. Per la Sardegna, il Rapporto CREA stima che l’85% delle esportazioni di Pecorino e Fiore Sardo sia diretto negli Stati Uniti; nel 2025 i flussi regionali della categoria verso il mercato statunitense si sono ridotti di meno del 5%. 

Diverso ancora il comportamento di Grana Padano e Parmigiano Reggiano negli USA: le esportazioni raggiungono 306,2 milioni di euro, +21%, con quantità praticamente invariate. E la crescita in valore prosegue anche nel secondo semestre, +21,5%, nonostante il peggioramento generale dell’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti. 

L’altra faccia: burro, yogurt e semiduri arrivano dall’estero

La principale voce dell’import dairy italiano sono i formaggi semiduri, per 1,156 miliardi di euro, +6,9% in valore e +6,3% in quantità. In questa categoria il saldo normalizzato è fortemente negativo, -63,7%. Seguono cagliate e altri formaggi freschi, con 1,077 miliardi di importazioni, quindi yogurt e latti fermentati, che salgono del 18,7% a valore e del 15,4% a volume. Ancora più forte è l’aumento di burro e grassi del latte: +29,7% in valore e +22,1% nelle quantità, per 626,8 milioni di euro. 

Il commercio estero restituisce quindi una fotografia molto articolata della specializzazione italiana: fortemente esportatrice nei grandi duri, nei freschi e nei formaggi grattugiati, ma importatrice netta in categorie come semiduri, burro, latti fermentati e latte sfuso.