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Cibus, Anuga, Tuttofood: la vittoria di Milano è schiacciante

Era inevitabile, con i tre appuntamenti condensati nel giro di poche settimane, che alla fine si facessero conti e confronti. Terminata la maratona fieristica, il risultato è schiacciante: Milano ha sbaragliato la concorrenza. E non è solo una questione di numeri. Ma, partendo da quelli, Tuttofood in combinata con Host e Meat-Tech ha chiuso con un bilancio di oltre 150mila visitatori, cioè più del doppio di Anuga, la fiera di Colonia che ha totalizzato circa 70mila visitatori, contro i 170mila dell’edizione 2019. Il Cibus chiude la classifica dei visitatori: a Parma sono arrivati poco meno di 40mila operatori, tra italiani ed esteri. Ma, come si diceva, non è solo questione di numeri: a Milano si è rivista una fiera ‘vera’: code lunghissime agli ingressi, padiglioni affollati, stand presi d’assalto, eventi, assaggi e tanti, tantissimi incontri. Sul piano del protocollo Covid, la musica è stata la stessa per tutti. E Fiera Milano non ha fatto eccezione: Green Pass per l’accesso, punti tampone per tutti quei visitatori, sopratutto esteri, sprovvisti del pass (forse uno dei pochi nei dell’organizzazione, viste le interminabile attese, sopratutto nella giornata di lunedì), mascherine obbligatorie e distanziamento. Le norme hanno solo un po’ rallentato gli accessi ma per il resto si è potuta respirare finalmente un’atmosfera di business serena, accompagnata dall’immancabile profumo delle cucine in fermento negli stand degli espositori e dall’incessante brusio in sottofondo, segno inequivocabile della presenza di tantissimi visitatori. Ma se in molti ci hanno scommesso sull’appuntamento milanese, gli espositori erano circa 2.700, le ‘proteine animali’, cioè formaggi, carne e salumi, erano senza dubbio sotto dimensionate rispetto a Parma e Colonia. Alcuni, probabilmente, si sono mangiati le mani. Anche perché, soprattutto lunedì, a vedere una fiera piena e finalmente davvero operativa sono venuti tutti, espositori e non.

A Tuttofood tanti buyer esteri. E c’era anche la delegazione di Esselunga

Certo, prima dell’estate in pochi ci credevano, alla possibilità di tenere una fiera autunnale, e Cibus sembrava più sicura viste le date, ancora nel pieno dell’estate. Col senno di poi, Parma ha scontato il periodo vacanziero mentre Colonia, probabilmente, è stata vittima della rigidità delle norme annunciata nei mesi precedenti e poi in parte ridimensionata ma a pochi giorni dalla manifestazione. Milano, grazie all’idea di unire Host, la fiera dedicata al mondo dell’ospitalità, Tuttofood e anche Meat-Tech, cioè il comparto delle attrezzature per la lavorazione delle carni, è riuscita ad attrarre tanti visitatori italiani e internazionali, anche dai paesi extra Ue. All’appello mancavano solo i compratori asiatici e i buyer delle due catene della Gdo più legate a Parma: Conad e Coop. Per contro, la presenza del team di Esselunga ha galvanizzato, come sempre, gli espositori. Difficile trovare qualcuno deluso ma, anzi, in tanti hanno notato una migliore organizzazione rispetto alle edizione precedenti. E c’è stato persino chi si è recato negli uffici di Tuttofood per testimoniare l’apprezzamento e la soddisfazione per la partecipazione.

Le chiacchiere di padiglione: dal mercato che corre all’impennata dei prezzi. E si è parlato anche di acquisizioni

Tra chi esponeva e chi è passato per una visita, il lattiero caseario si è comunque ritrovato a Milano. E ovviamente i discorsi si sono incentrati sull’attualità, politica e di mercato. A cominciare dal tema dell’impennata dei costi: le bollette elettriche sono letteralmente raddoppiate, la carta non si trova, le spedizioni sono costosissime. Per contro, la domanda mondiale tira come nessuno si sarebbe aspettato e per le aziende sta diventando difficile stargli dietro anche perché, oltre ai costi, c’è da registrare una importante carenza di mano d’opera. Manca anche la materia grassa: i prezzi sono alle stelle e la preoccupazione, in vista del Natale, è palpabile, soprattutto per quanto riguarda il comparto dolciario. L’altro tema caldissimo è quello dell’aumento dei listini: difficile ottenerlo, impossibile far senza. Almeno in questo settore che, sia nelle dinamiche interne sia in quelle globali, soffre su tutti i fronti, salvo quello, per fortuna, della domanda. Molte le chiacchiere intorno agli ultimi accadimenti in terra di Gorgonzola: si commenta il passaggio di Mario Costa nella galassia Granarolo e anche l’arrivo, di cui si vocifera con molta insistenza, di un’altra grossa cooperativa nello stesso settore. Novità che potrebbero cambiare, nel giro di poco tempo, quella che sembrava una situazione immutabile, cioè la composizione dei player della Dop più industriale che ci fosse. Ma in generale il mercato lattiero caseario, sul fronte delle acquisizioni, è in grande fermento. Sicuramente non è passata inosservata al vivacità dell’offerta nel settore plant-based. Niente di nuovo ma l’aumento dell’offerta e la grande capacità comunicativa sono fattori da tenere in grande considerazione. Quanto al business, gli operatori sono abbastanza concordi: nessuna delle tre fiere ha portato gli incontri e i contatti che si sono avuti a Tuttofood. Ma i risultati di Anuga, nonostante la straniante sensazione di vuoto, sopratutto in alcuni giorni, sono stati importanti, con ordini confermati a tempo record dopo la chiusura dei padiglioni. Anche Cibus è stata una vetrina significativa, sopratutto per gli incontri con i buyer di alcune catene italiane ed europee.

Durata e accordi: a Tuttofood si è ragionato sulle fiere

Ovviamente uno dei temi caldi è stato anche quello della durata delle manifestazioni e degli accordi tra le fiere. Se già prima del Covid la quasi totalità delle aziende lamentava la durata eccessiva delle fiere, oggi la cosa è ancora più evidente. A giocare c’è anche il fatto che il Covid ha costretto a ottimizzare tempi e risorse, anche attraverso l’uso degli strumenti digitali, rendendo i cinque giorni classici di una fiera un’interminabile e logorante maratona. Con costi umani ed economici che appaiono fuori misura, considerando anche il fatto che il business, con 18 mesi senza fiere, si è fatto lo stesso. Che dire poi dell’accordo fra le due fiere italiane, Cibus e Tuttofood, di cui si parla ormai da anni? Con i numeri del 2021 il leader del gruppo, cioè Colonia, appare nettamente raggiungibile. Tutti gli operatori fanno il tifo per una intesa: rafforzerebbe il made in Italy e rappresenterebbe un volano importantissimo per l’export, portando il nostro Paese verso la leadership nel settore food. Sembra proprio arrivato il tempo: se non ora, quando?

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