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Arriva l’obbligo di registrazione di latte e semilavorati acquistati in Italia e all’estero

Sembra ormai in dirittura d’arrivo l’obbligo di registrazione dei quantitativi di latte crudo e di semilavorati acquistati e dei volumi di prodotti derivati da queste materie prime. A darne ufficialmente notizia è il sito del ministero delle Politiche agricole, con la pubblicazione del decreto ministeriale numero 0360338 (dichiarazioni obbligatorie nel settore latte bovino), che contiene le modalità di applicazione dell’articolo 151 del regolamento Ue n. 1308/2013 circa le dichiarazioni obbligatorie nel settore del latte e dei prodotti lattiero caseari.

Obbligo di registrazione: cosa prevede la norma

Di fatto, la norma obbligherà i primi acquirenti latte e i trasformatori alla registrazione telematica dei quantitativi di latte crudo e di semilavorati acquistati, sia in Italia sia all’estero. Allo stesso modo, andranno registrati i volumi di prodotti derivati ottenuti. Il provvedimento del ministero è l’applicativo per il settore bovino del decreto emergenze 2020 che ha introdotto l’obbligo di registrazione per la filiera. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, Agea avrà 30 giorni di tempo per predisporre la registrazione e le istruzioni operative da fornire a tutti gli operatori interessati.

Nel dettaglio, i primi acquirenti, riconosciuti dalle regioni, saranno chiamati a registrare i quantatitivi di latte conferiti e i semilavorati acquistati, di tutte le origini, ogni mese, effettuando la dichiarazione entro il giorno 20 del mese successivo a quello di riferimento. Le imprese di trasformazione, invece, sono tenute a registrate prodotti e giacenze con cadenza trimestrale, e dovranno farlo sempre entro il giorno 20 del mese successivo al trimestre considerato. Per i piccoli produttori di latte ,che effettuano solo vendite dirette, la registrazione è annuale. I controlli saranno affidati alle regioni e all’Icqrf, l’Ispettorato centrale repressione frodi del Mipaaf,E per le violazioni? Si va da una sanzioni amministrativa di 5mila euro, che può salire fino a 20mila, alla chiusura dello stabilimento per un periodo compreso fra i 7 e i 30 giorni.

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