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Cronache dagli alpeggi: le terre alte alle prese con il green pass

Le cronache agostane si sono concentrate quasi interamente sul tema del green pass: dalle più note località di mare alle città d’arte sappiamo tutto su come la ristorazione, e non solo, abbia accolto e applicato il provvedimento del governo. Ma ci sono luoghi di cui si è parlato molto meno, luoghi che la pandemia ha reso più frequentati ma che restano, nonostante l’uomo, anche luoghi che non controlliamo, dove le condizioni ambientali e climatiche la fanno ancora da padrone. Qui, prima di norme, governi e pandemia, sono le leggi della natura a comandare, senza grosse possibilità di replica. Siamo in una qualunque valle dell’arco alpino italiano. Cominciamo il nostro viaggio da un classico rifugio di montagna, a una quota ben superiore ai 2mila metri sopra il livello del mare. Una situazione nella quale è spesso la meteo a decidere se si può mangiare fuori o dentro, prima ancora che il green pass. La giornata oggi è magnifica: il sole splende e scalda il freddo granito delle vette, il cielo è di quel blu intenso che solo le alte quote sanno regalare e qualche innocua nuvoletta bianca si staglia all’orizzonte, come fosse un acquerello. La vista dal rifugio permette di abbracciare tutta la valle, dai verdi pascoli agli aguzzi picchi, e seguire il tortuoso percorso del torrente che la attraversa.

Il rifugio: “green pass con buon senso, qui comanda la montagna”

Fuori dal rifugio, ci sono i classici tavoli di legni pronti ad accogliere i tanti escursionisti che stanno risalendo l’impervio sentiero, per una birra e un tagliere di intensi formaggi tipici. Chiedo del green pass. “Qui comanda la montagna”, risponde il giovane gestore, che da un paio di anni, insieme ad un amico, si occupa di questo piccolo rifugio. “Internet non c’è, il telefono è un’avventura: chiediamo a chi vuole mangiare dentro se ha il green pass, ma niente di più. Qualche giorno fa si è scatenata, imprevista, una vera bufera. Mentre i venti soffiavano violenti, qualcuno ha bussato alla porta, ben chiusa, del rifugio. Era un gruppo di escursionisti sorpresi dal maltempo, che sono arrivati qui zuppi, infreddoliti e anche un po’ spaventati. Ci hanno subito detto che non avevano il green pass ma ci chiedevano qualcosa di caldo e un punto dove ripararsi, in attesa di scendere. Siamo un rifugio alpino: anche se tanti vengono qui per pranzare con una vista mozzafiato, il nostro compito è prima di tutto offrire riparo e sicurezza. Avremmo mai potuto lasciarli fuori in quella situazione?” E i controlli, domando? “Fino ad oggi non si è visto nessuno. Le regole le abbiamo rispettate, usando il buon senso. La nostra speranza è che si tenga conto del posto in cui siamo”.

Il ristoro: “per fortuna siamo all’aperto. Ma qualcuno ci chiede se siamo vaccinati”

Dal rifugio al ristoro, un po’ più in basso. Qui i posti sono solo all’aperto e i titolari ne sono contenti. “Abbiamo sempre pensato che non avere la possibilità di far sedere le persone al coperto fosse un problema. Quest’anno ne siamo felici. Da noi le cose sono semplici, molto familiari, e il green pass avrebbe creato tantissimi problemi. Preferiamo continuare a servire panini e formaggi senza pensare ad altro. E quando piove chiudiamo. Però è capitato che qualche cliente ci chiedesse comunque se siamo vaccinati”. Controlli? “I carabinieri passano, ma qui c’è poco da controllare. Tutto è all’aperto, abbiamo i gel per la sanificazione, usiamo le mascherine e i tavoli sono lontanissimi”. In effetti, la situazione è molto lontana da un assembramento e con un colpo d’occhio si vede tutto ciò che accade.

Il ristorante in quota: “fra un paio di settimane si mangia solo dentro”

Il comune dell’alta valle all’inizio dei sentieri conta poco più di 200 abitanti e si trova sopra i mille metri. Qui c’è un solo negozio, che fa da alimentari, bar, pizzeria e ristorante. E’ l’ora di pranzo. La titolare, appena entrati, chiede se si vuole mangiare fuori oppure dentro. Nel secondo caso, scattano domande e controlli, su adulti e bambini. “Siamo molto attenti alle regole, però siamo preoccupati. Qui, fra un paio di settimane, non sarà più possibile mangiare fuori. Quando finisce la stagione turistica restiamo solo noi del paese. E il nostro ristorante. Ci sono tanti anziani che vivono qui e già lo scorso anno, per tutti, è stato lungo: l’inverno, duro, sembrava non finire mai”. La titolare dello storico ristorante non nasconde le difficoltà: “Chi viene da fuori non può immaginare quando sia bello, in questi giorni, vedere qualche tenda piantata lungo il fiume o i ragazzi che fanno le grigliate. Finalmente c’è un po’ di vita, credevamo che non ne avremmo più vista”. E per i prossimi mesi? “Ci stiamo attrezzando con uno spazio più grande per preparare l’asporto ma possiamo fare poco altro”.

A valle: “con il green pass più complicato accontentare i clienti”

E’ quasi ora di cena e scendiamo più in basso, verso un paese a valle un po’ più popoloso. La cameriera del ristorante che si trova in centro sta parlando al telefono con un cliente. “Purtroppo non possiamo fare nessuna eccezione. Posso solo darle il tavolo più riparato che ho, stasera dovrebbe essere mite”. Ci racconta quanto accaduto: due fratelli vogliono cenare con i genitori 95enni che hanno però fatto una sola dose di vaccino, a causa di alcune complicazioni. “Mi hanno chiesto di poter cenare dentro perché i due anziani genitori all’aperto hanno freddo. Ovviamente non li ho potuti accontentare. Ma trovo imbarazzante dover entrare in questi particolari della vita delle persone”. Far accomodare tutti è sempre più un problema: “Tanti vogliono mangiare fuori ma i tavoli sono pochi e sempre prenotati da chi non può sedersi dentro. Poi ci sono quelli che vorrebbero entrare ma non possono. Senza contare il fatto che non puoi distrarti un attimo: se un cliente che è al bancone si siede?”. L’altro ristorante del paese ha attrezzato un paio di tavoli nel cortile. “Qui ci sono un po’ di persone che non si sono ancora vaccinate così ci siamo dovuti inventare questo piccolo spazio ma durerà ancora poco, fra un po’ sarà troppo freddo”.

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