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La battaglia di Asiago: il consorzio della Dop contro il comune

Un’incredibile battaglia legale si è scatenata in questi giorni sotto il cielo estivo di Asiago. Sue due fronti contrapposti, il Consorzio di tutela dell’Asiago e il comune che dà il nome alla Dop, centro principale dell’Altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza. La ragione del contendere? La De.co. ‘Comune e di Asiago’ costituita di recente dall’amministrazione comunale.

La De.co. della discordia

Questi i fatti: a maggio, una delibera dell’amministrazione cittadina introduce la De.co. ‘Comune di Asiago’ e il relativo regolamento, con l’obiettivo di tutelare e soprattutto valorizzare delle attività agroalimentari e artigianali tradizionali locali di cui Asiago e l’Altopiano sono ricchissimi. Tantissime le piccole realtà artigianali che vi operano e tantissimi anche i prodotti locali caratteristici, frutto di un territorio montano ricco e favorevole e di una tradizione antica. L’operazione, quindi, si inserisce nel più ampio quadro del marketing territoriale, aggiungendo un altro tassello, quello dei prodotti tipici, alle iniziative per la promozione turistica di Asiago. La delibera però viene impugnata dal Consorzio di tutela, che ha presentato un ricorso al Tar Veneto per ottenerne l’annullamento.

A spingere verso questa decisione l’Ente di tutela è il fatto che, tra i prodotti tipici locali identificati nel regolamento, ci sono anche “quelli agroalimentari derivanti da attività agricola o zootecnica o dalla lavorazione e trasformazione degli stessi”, come si legge nel documento presentato dal Consorzio. “Le De.co. creano confusione e, quando si sovrappongono alle denominazioni d’origine protetta, l’intervento è un atto dovuto”, spiega l’Ente di tutela. “La delibera impugnata non esclude i latticini e il Consorzio tutela agisce su incarico del ministero delle politiche agricole con funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e di cura generale degli interessi relativi alla dop “Asiago”.

L’assessore all’agricoltura, Nicola Lobbia: “Negato agli asiaghesi l’utilizzo del nome Asiago per i loro prodotti”

La decisione di ricorrere al Tar arriva come “un fulmine a ciel sereno”, dichiara a Il Giornale di Vicenza l’assessore all’agricoltura Nicola Lobbia. Nel ricostruire i passaggi della vicenda, il politico spiega come il Consorzio della Dop fosse stato a suo tempo informato dell’iniziativa, ottenendo anche precise rassicurazioni sul fatto che la De.co. ‘Comune di Asiago’ non sarebbe stata concessa a nessun derivato del latte. “L’iniziativa è rivolta a quei prodotti non caseari che sono espressione di una biodiversità che merita di essere valorizzata. La De.co non è un “marchio” e l’esclusione del latte non viene deciso dal regolamento bensì con il disciplinare redatto dalla commissione”, ha precisato Lobbia. “Le De.co. non sono certificazioni di qualità ma di provenienza e il Consorzio non può applicarle, visto che il formaggio Asiago è fatto con latte di altri paesi e province”.

Il tema però non è solo di portata locale. Qualunque sarà la decisione del Tar e di altri organi giudiziari eventualmente coinvolti, è chiaro che il caso Asiago è destinato a fare scuola. Può la Dop appropriarsi di un territorio e della sua promozione? O, per contro, possono un comune, e i suoi cittadini, essere privati della possibilità di disporre liberamente del proprio nome? Qualche anno fa, una vicenda apparentemente analoga coinvolse il Consorzio e il comune di Gorgonzola. In quel caso, però, il prodotto era analogo: la De.co era stata assegnata a uno ‘stracchino di Gorgonzola’, formaggio erborinato tradizionale prodotto da un’azienda agricola nel territorio comunale. Anche in quel caso, comunque, la vicenda fece discutere. E quando il Consorzio vinse la causa i giornali titolarono, un po’ stupiti: “Il Gorgonzola non si può fare a Gorgonzola”. In quel caso però, oltre ai regolamenti europei, c’era in ballo anche la chiarezza nei confronti del consumatore. Ma nella vicenda di Asiago non vi è evocazione della Dop, visto che la denominazione non sarebbe assegnata ai formaggi, e nemmeno possibilità di confondere i consumatori. C’è invece una questione di norme da chiarire e anche un tema di orgoglio territoriale, ancora più forte nella cittadina dell’Altopiano. “La promozione messa in campo è pagata dagli asiaghesi, che adesso si vedono negati l’utilizzo del nome Asiago per i loro prodotti. Il Consorzio difende gli interessi di un formaggio, noi difendiamo i diritti dei cittadini”, ha concluso l’assessore Nicola Lobbia riassumendo la posta in gioco.

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