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Lisozima: l’assurda vicenda dell’errore di etichettatura nel Grana Padano trasformata in allarme

Un polverone sollevato inutilmente (e pericolosamente) sul lisozima ha coinvolto il Grana Padano in questi giorni. Si è arrivati perfino a leggere titoli come “Grana Padano contaminato, ‘gravi effetti collaterali’: allarme in Italia, il prodotto da evitare” (su Libero.it). Ma cosa è accaduto? Semplice: un banale errore del dipendente di un caseificio produttore di Grana Padano, che ha sbagliato a inserire nella confezionatrice il rullo delle etichette, in cui abitualmente è anche indicato il peso e il prezzo, apponendo quelle del Pecorino Romano (che non contiene lisozima) anziché quelle del Grana Padano, che invece lo contiene, per una fornitura diretta all’estero. La catena distributiva cui era destinato questo prodotto, spiega il Consorzio, appena si è accorta dell’errore ha provveduto a ritirare il prodotto già distribuito nei propri negozi e attivare l’alert comunitario, per informare i consumatori che eventualmente fossero stati tratti in inganno nell’acquisto a causa dell’etichetta sbagliata.

Una segnalazione sacrosanta: in caso di allergia, ancorché rarissima, o di scelta consapevole, il consumatore deve ovviamente conoscere il contenuto di lisozima. L’errore c’è e nessuno lo ha taciuto. Ma si è trattato, appunto, di un semplice errore e non vi è nessun ‘prodotto da evitare’ o allarme strutturale che riguardi la Dop. Abituati come siamo ad una notevole sicurezza alimentare, gli errori sembrano talvolta coglierci impreparati, nonostante facciano parte dell’agire umano. Ma tutto questo non giustifica la diffusione di notizie allarmistiche, soprattutto quando la vicenda era ben chiara e tutti i sistemi europei a tutela dei consumatori erano stati attivati come dovuto, e soprattutto da parte di giornali italiani che tutti gli strumenti avrebbero avuto per approfondire la notizia prima di diffonderla. Tanto è stato il clamore da spingere il Consorzio di tutela del Grana Padano a inviare una precisazione del direttore, Stefano Berni, nel tentativo di fare chiarezza e arginare la diffusione di un allarme ingiustificato ma potenzialmente molto dannoso per i produttori.

Lisozima: la nota integrale del Consorzio di tutela

Precisiamo che non esistono confezioni con apposte etichette di Grana Padano che non riportino la presenza di lisozima, a parte quei rarissimi casi di produzione di Grana Padano senza lisozima, ma trattasi di presenza irrilevante.

Quindi non esiste alcun problema circa la presenza di lisozima nel Grana Padano che c’è da sempre e da sempre è espressamente e vistosamente dichiarato sulle etichette. È pertanto pressoché impossibile poter rilevare presso punti vendita confezioni di Grana Padano ove sia omessa la presenza del lisozima.

Ma cos’è il lisozima? È una proteina naturale presente nel latte materno, nelle lacrime, nella saliva umana ed anche nell’uovo di gallina dal quale è estratto tal quale per essere utilizzato, peraltro in dosi contenutissime, nella produzione di Grana Padano. Ciò al fine di stabilizzare e favorire la migliore maturazione e stagionatura del Grana Padano.

Effettivamente è successo che un nostro confezionatore consorziato, per errore di un suo dipendente che ha sbagliato a inserire nella confezionatrice il rullo delle etichette in cui abitualmente è anche indicato il peso e il prezzo, ha apposto le etichette del Pecorino Romano anziché quelle del Grana Padano per una fornitura di Grana Padano diretta all’estero. Ovviamente nelle etichette del Pecorino Romano non c’è l’indicazione del lisozima perché nello stesso non è contenuto.

La catena distributiva estera a cui è stato destinato questo prodotto, accortasi dell’errore, ha provveduto a ritirare il prodotto già distribuito nei propri negozi e ha dovuto attivare l’alert comunitario per informare quei consumatori che eventualmente fossero stati tratti in inganno nell’acquisto causa l’etichetta sbagliata. Pertanto non esiste alcun problema circa il Grana Padano e il lisozima ma si è trattato solo di un errore di apposizione di etichette su alcune, per fortuna poche, confezioni già ritirate.

Perché il lisozima, pur essendo una proteina naturale, va dichiarato? Perché essendo estratto dall’uovo è doveroso informare i soggetti allergici alle uova di questa presenza, quand’anche ripetute prove cliniche effettuate negli anni scorsi hanno dimostrato l’assenza di palesi reazioni allergiche in soggetti notoriamente allergici all’uovo testati per verifiche scientifiche dopo l’ingestione di Grana Padano. Nonostante queste rassicuranti verifiche il Grana Padano continuerà sempre ad indicare con risalto la presenza del lisozima perché il primo must dello scrivente Consorzio Grana Padano è, da sempre, la corretta informazione del consumatore e la consapevolezza di ciò che lo stesso decide di acquistare e consumare.

Chiudo con una domanda provocatoriama potrebbe il prodotto Dop più consumato in Italia e nel mondo cercare di nascondere la palese storica presenza del lisozima? Se così si facesse o qualcuno ritenesse di farlo si tratterebbe di una inutile, stupida e illogica finzione, immediatamente rilevabile. Infatti nel Grana Padano c’è il lisozima e noi trasparentemente e orgogliosamente lo diciamo perché sappiamo che, al di là di eventuali allergie da uovo, il lisozima fa bene e a testimoniarlo basta la notizia che in premessa abbiamo citato e cioè che uno degli alimenti più ricchi di lisozima in natura è il latte con cui la donna nutre i propri figli”.

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