grana dop
trasformazione & dintorni

Tensione in Trentino: Latte Trento chiede di ridurre la produzione. L’intervento di Berni (Grana Padano)

Tensione nella filiera lattiero-casearia trentina dopo la richiesta di ridurre la produzione di latte che la cooperativa Latte Trento ha inviato ai propri allevatori soci per gestire un eccesso di offerta che sta mettendo sotto pressione l’equilibrio tra raccolta di latte e capacità di trasformazione. La decisione ha provocato una reazione da parte del presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Renato Zaghini, attraverso il direttore generale Stefano Berni, che ha invitato a guardare alle responsabilità di chi negli anni ha incentivato l’aumento delle produzioni.

La richiesta di ridurre la produzione

Secondo quanto comunicato dalla cooperativa trentina ai propri soci, la richiesta di contenere i volumi di latte nasce dalla necessità di riequilibrare il mercato locale. Negli ultimi mesi la disponibilità di materia prima è infatti aumentata in modo significativo, mentre le prospettive di trasformazione e collocamento dei prodotti non sono cresciute allo stesso ritmo. In questo contesto la cooperativa ha ritenuto necessario intervenire per evitare squilibri più ampi nella gestione della raccolta. “Vediamo anche da noi promozioni stracciate su latte e formaggi”, spiega Sergio Poli, direttore Latte Trento, a il Dolomiti. “E quando il mercato scarica l’eccesso, a pagare non sono le grandi industrie, che hanno centinaia di mucche, ma anche chi alleva venti o trenta vacche in quota. Se ai nostri allevatori, che già prendono poco, si abbassa la remunerazione e viene tolto un ulteriore margine, molti rischiano di chiudere”.

Misure di contenimento della produzione non sono una novità nella filiera lattiero-casearia: in presenza di surplus temporanei, diverse organizzazioni di produttori o cooperative invitano gli allevatori a modulare i volumi per mantenere un equilibrio tra offerta e domanda.

La replica del Consorzio Grana Padano

Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano, ha sottolineato come il problema dell’eccesso di latte sia legato a dinamiche di filiera sviluppatesi negli anni precedenti. Secondo Berni, chi oggi segnala un surplus dovrebbe rivolgersi anche a chi in passato ha spinto per aumentare la produzione, contribuendo a creare l’attuale situazione di mercato. Secondo Berni, ora “la soluzione ideale è mantenere la mandria e la stalla sulle quantità del 2024. Serve tornare ai numeri di produzione latte di due anni fa”. Ma, sottolinea sempre Berni: “È sbagliatissimo mettere freni e vincoli alle stalle di montagna. Le criticità riguardano le stalle di pianura e fondovalle. Se si agisce sulle stalle in alta montagna si rischia l’abbandono nel territorio e senza cura si rischiano disastri”.

Il Grana Padano rappresenta uno dei principali sbocchi per il latte della Pianura Padana e delle aree limitrofe, e l’equilibrio tra produzione di latte e capacità di trasformazione del settore dei formaggi DOP resta un tema centrale per tutta la filiera. La richiesta di contenere i volumi e la risposta del Consorzio Grana Padano evidenziano come la gestione dell’offerta rimanga uno dei temi più delicati della filiera lattiero-casearia italiana, soprattutto nelle aree dove la produzione è strettamente collegata ai grandi formaggi DOP.

La replica degli allevatori

La vicenda è proseguita ancora sulle pagine del quotidiano il Dolomiti con l’intervento di Giovanni Cervi Ciboldi, allevatore trentino, che ha affermato: “accusare gli allevatori di aver spinto le produzioni unicamente per speculare sul prezzo alto del momento significa ignorare che, dopo anni di sofferenze, molti sono stati costretti a strutturarsi nel tentativo di abbattere i costi fissi per far fronte all’esplosione dei costi energetici e dei mangimi e che la pianificazione di qualsiasi stalla è a lungo termine: dal momento che la vita produttiva di una bovina inizia due anni dopo la nascita, l’aumento della produzione verificatosi lo scorso anno non può che essere il risultato di scelte fatte nel 2023, l’anno in cui il prezzo del latte spot ha toccato i suoi massimi di sempre. Il mercato era vivace e l’euforia era tale che lo stesso Berni, alla fine del 2024, dichiarava che l’obiettivo del Consorzio era aumentare la produzione di forme fino a 7 milioni entro il 2030”.