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Salon du Fromage: a Parigi buyer esteri in crescita del 25%

L’edizione 2026 del salone parigino si chiude con 270 espositori, 7.600 operatori professionali e buyer esteri in aumento del 25%. La concomitanza con Gourmet Selection ha rafforzato il legame tra formaggio e alta gastronomia

Il Salon du Fromage et des Produits Laitiers chiude l’edizione 2026 confermando il ruolo delle fiere verticali come piattaforme di business per il settore caseario. Per la prima volta, la manifestazione si è svolta in un periodo diverso rispetto al Salon International de l’Agriculture e in contemporanea con Gourmet Selection, il salone dedicato ai prodotti gourmet di qualità. Una scelta che ha rafforzato l’identità autonoma dell’evento e, allo stesso tempo, ha creato nuove sinergie tra formaggio, latticini e gastronomia di alta gamma.

Nei tre giorni di manifestazione, il salone ha riunito 270 espositori, in rappresentanza di quasi 400 marchi, e ha accolto 7.600 visitatori professionali provenienti da 74 Paesi. Il dato più rilevante riguarda però l’internazionalizzazione: rispetto al 2024, il numero di buyer internazionali è cresciuto del 25%, segnalando una maggiore visibilità del salone e un interesse crescente per il formaggio come categoria professionale, commerciale e gastronomica.

“Al di là dei numeri, questa edizione conferma soprattutto il ruolo del salone come una vera e propria piattaforma d’affari per la filiera”, ha dichiarato Fernando Medina Zenoff, direttore del Salon du Fromage et des Produits Laitiers. “La varietà degli espositori, la presenza di buyer internazionali e le sinergie create con il salone Gourmet Selection hanno generato una dinamica concreta in termini di incontri e opportunità commerciali”.

Una manifestazione sempre più internazionale

L’edizione 2026 ha visto la partecipazione di espositori provenienti da 15 Paesi: Belgio, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera e Turchia. Gli espositori internazionali hanno rappresentato il 48% del totale, mentre i nuovi espositori sono stati il 33%.

Anche il profilo dei visitatori conferma la dimensione internazionale della manifestazione. Il 26% degli operatori presenti proveniva dall’estero. Tra i primi dieci Paesi visitatori figurano Belgio, Italia, Spagna, Germania, Svizzera, Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti, Algeria e Giappone. È un dato significativo perché mostra come il formaggio europeo continui a essere al centro di una rete commerciale ampia, che coinvolge mercati maturi, distribuzione specializzata, importatori, affinatori, foodservice e retail di qualità.

Il salone ha riunito aziende storiche e nuovi partecipanti, provenienti sia dalla Francia sia dall’estero. Tra gli espositori figuravano realtà come The Fine Cheese Co, Joseph Paccard Affinage, Busti Formaggi e Fromagerie Gillot, accanto a nuovi ingressi come Fromagerie Lehmann, Latteria di Branzi, Barrit Mejeri ed Embal Martin. Una composizione che riflette la pluralità del settore: produttori, affinatori, distributori, specialisti, fornitori di servizi e operatori legati al packaging e alla valorizzazione del prodotto.

Business e incontri professionali

La dimensione business è stata uno degli elementi più forti dell’edizione. Già all’apertura del salone erano stati pianificati circa 1.500 incontri d’affari, pensati per favorire il contatto tra espositori, buyer francesi e operatori internazionali. Il dato conferma una tendenza ormai evidente nel settore fieristico agroalimentare: la sola esposizione del prodotto non basta più, mentre cresce il valore degli appuntamenti strutturati, delle relazioni commerciali qualificate e della capacità di mettere in contatto produttori e mercati.

La presenza di enti di riferimento della filiera, come Fédération des Fromagers de France, CNIEL, CNAOL ed ENIL, ha rafforzato ulteriormente il ruolo della manifestazione come luogo di incontro per l’intero ecosistema lattiero-caseario. Non solo prodotto, quindi, ma anche formazione, rappresentanza, competenze tecniche, cultura professionale e confronto tra gli attori della filiera.

È una dinamica che riguarda da vicino anche il mercato italiano. La presenza dell’Italia tra i principali Paesi visitatori e tra le partecipazioni collettive conferma l’interesse reciproco tra il sistema francese e quello italiano, due modelli caseari diversi ma entrambi fortemente legati a origine, qualità, specializzazione e distribuzione professionale.

Le sinergie con Gourmet Selection

La concomitanza con Gourmet Selection ha permesso di creare un ponte più diretto tra formaggio e prodotti gastronomici di alta gamma. Gourmet Selection ha riunito 5.500 operatori in due giorni e ha contribuito a rafforzare il flusso di buyer qualificati, ampliando le opportunità di incontro per gli espositori dei due saloni.

La co-localizzazione ha favorito scambi tra operatori del formaggio, specialisti dei latticini, buyer del mondo gourmet e produttori di referenze complementari. Per i professionisti del formaggio, questo ha significato anche la possibilità di scoprire nuovi prodotti, ampliare le gamme e intercettare combinazioni commerciali più ampie. Per i buyer gourmet, invece, il salone ha offerto un accesso diretto a una categoria ad alto valore identitario e gastronomico.

Italia, Danimarca e Spagna sono state tra le presenze collettive più evidenti nei due eventi, a conferma di una logica sempre più internazionale e trasversale. Il formaggio non viene più letto solo come prodotto lattiero-caseario, ma come parte di un paniere gourmet più ampio, dove contano storytelling, servizio, abbinamenti, occasioni di consumo e capacità di creare valore nel punto vendita.

Formazione, concorsi e cultura del prodotto

Accanto alla parte commerciale, il salone ha dato spazio ad animazioni, workshop e concorsi, con l’obiettivo di raccontare le tendenze del settore e valorizzare il ruolo dei professionisti. Nell’Agora degli Esperti sono stati affrontati temi legati al marketing digitale, alla vendita, alla degustazione e alla costruzione di nuove esperienze attorno al formaggio.

I workshop hanno proposto abbinamenti e contenuti formativi, dal sakè ai soft drink, fino alla stagionatura presso specialisti del formaggio e dei latticini. Nell’area concorsi si sono svolte due competizioni: la Lyre d’Or, vinta da Bérenger Bottasigi per il miglior tagliere di formaggi, e il Grilled Cheese Challenge, creato dal salone insieme a François Robin, Meilleur Ouvrier de France Fromager 2011, che ha premiato Arthur Duhamel.

Per la prima volta, il Cheese Social Club si è installato nel cuore del salone, con un format più informale e sperimentale, co-creato da Xavier Thuret, Meilleur Ouvrier de France Fromager 2007, insieme alla Guide du Fromage. Degustazioni, sculture di formaggio e momenti di valorizzazione degli espositori hanno contribuito a costruire un racconto più contemporaneo e accessibile della categoria.

Il formaggio cerca piattaforme professionali

Il bilancio del Salon du Fromage 2026 conferma una tendenza più ampia: il formaggio ha bisogno di luoghi professionali capaci di unire prodotto, business, formazione e cultura gastronomica. La crescita dei buyer internazionali, la presenza di operatori da 74 Paesi e le sinergie con Gourmet Selection mostrano che la categoria è sempre più inserita in reti commerciali globali e in logiche di consumo evolute.

Per le imprese casearie, partecipare a queste piattaforme significa lavorare non solo sulla visibilità, ma sulla costruzione di relazioni. Buyer, affinatori, distributori specializzati, retail gourmet e foodservice sono interlocutori diversi, con esigenze diverse, ma tutti centrali per portare il formaggio in mercati più competitivi e segmentati.

In questo senso, il caso parigino conferma anche la direzione che stanno prendendo altre manifestazioni verticali europee: meno fiera generalista, più appuntamento professionale; meno semplice esposizione, più incontri qualificati; meno prodotto isolato, più connessione con gastronomia, servizio e racconto.

Per il formaggio italiano, la lezione è chiara. La qualità resta il punto di partenza, ma non basta. Servono piattaforme, buyer, relazioni, cultura professionale e capacità di inserirsi nei circuiti internazionali dove si costruisce il valore.