Regno Unito, export dairy giù del 25%. Ma i formaggi toccano i massimi
Il secondo trimestre segna una brusca frenata per il commercio lattiero-caseario del Regno Unito, secondo l’analisi AHDB (Agriculture and Horticulture Development Board), ma dietro al dato complessivo si nascondono dinamiche molto diverse, positive per i formaggi. Fra aprile e giugno le esportazioni dairy del Regno Unito sono diminuite del 25% rispetto allo stesso periodo del 2025, scendendo a 277.800 tonnellate. Il valore è calato del 17%, a 487 milioni di sterline. Contemporaneamente, però, i formaggi hanno raggiunto il massimo storico in volume e le polveri hanno continuato a crescere.
È la prima contrazione trimestrale dei volumi dal primo trimestre 2025 e il rallentamento è concentrato soprattutto nei flussi verso l’Unione europea: -94.400 tonnellate su base annua, mentre le spedizioni verso i mercati extra-Ue sono aumentate leggermente, di 1.400 tonnellate.
Regno Unito: export formaggi ai massimi storici
La principale eccezione è rappresentata dai formaggi. Le esportazioni del Regno Unito sono cresciute del 15,3%, pari a circa 8mila tonnellate aggiuntive, raggiungendo il livello trimestrale più alto mai registrato. L’aumento ha interessato numerosi mercati europei, a partire da Paesi Bassi, Francia e Belgio, ma anche destinazioni più lontane come Cina, Singapore, Canada e diversi Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Il record dei volumi non si traduce tuttavia in un record economico. Il valore dell’export di cheese è diminuito del 4%, riflettendo il forte ridimensionamento delle quotazioni internazionali rispetto al 2025.
Molto dinamiche anche le polveri di latte, aumentate del 22,2%, pari a 9.400 tonnellate aggiuntive. Secondo AHDB, a favorire le vendite sono state le abbondanti disponibilità generate dalle produzioni record della campagna lattiera 2025/26 e prezzi sufficientemente competitivi sui mercati internazionali.
Crollano latte, yogurt e valore del burro
Le performance positive di formaggi e polveri non sono bastate a compensare il calo delle altre categorie. Latte e crema hanno perso il 43,5% dei volumi esportati, circa 102mila tonnellate. Lo yogurt è sceso del 49,7%, con una contrazione particolarmente forte verso l’Irlanda, mentre il siero ha perso il 14%. Più contenuta in volume la diminuzione del burro, -4,3%, ma molto più pesante in valore: -37%. Il dato riflette direttamente il forte ridimensionamento delle quotazioni del grasso rispetto alla scorsa estate, dinamica che non riguarda soltanto il mercato britannico ma l’intero scenario internazionale.
Anche le importazioni complessive sono diminuite, ma soltanto del 2%, a 342.500 tonnellate. All’interno di questo dato crescono invece gli acquisti di yogurt, formaggio e siero, che AHDB collega anche alla domanda dei consumatori per alimenti a maggiore contenuto proteico.
Dopo l’abbondanza arriva il caldo
Alla frenata dell’export si sovrappone ora un cambio di scenario sul fronte della disponibilità di latte. Dopo i volumi record della precedente campagna, a luglio le consegne in Gran Bretagna sono scese del 3,2% rispetto all’anno precedente. Caldo e siccità hanno colpito le produzioni e in alcune settimane il deficit è arrivato al 4,5%. AHDB segnala inoltre costi ancora elevati, diffusione della bluetongue in alcune aree e una mandria da latte in riduzione.
La minore disponibilità ha già prodotto qualche effetto sulle quotazioni: nel corso di luglio crema, SMP e mild Cheddar hanno recuperato terreno, anche perché una parte maggiore del latte è stata destinata ai prodotti freschi. Il mercato del burro resta invece più appesantito dalle disponibilità accumulate.
Il quadro britannico racconta così bene la fase attraversata dall’intero dairy europeo: dopo mesi di latte abbondante e prezzi in riduzione, il caldo restringe improvvisamente l’offerta ma non cancella gli squilibri costruiti in precedenza. E mentre alcune commodity continuano a soffrire, il cheese dimostra una capacità di tenuta molto superiore, almeno sul fronte dei volumi.
