Cina: inflazione a +0,5%, a gennaio. Ma i prezzi alla produzione restano a -2,3%
L’inflazione dei prezzi al consumo in Cina è salita dallo 0,1% di dicembre, anno su anno, allo 0,5% di gennaio 2025, lievemente al di sopra delle attese, che ipotizzavano un +0,4% anno su anno. A darne notizia sono gli economisti di Intesa Sanpaolo dopo la pubblicazione dei dati ufficiali da parte di Pechino. L’inflazione, secondo gli analisti, è stata spinto al rialzo “soprattutto dall’aumento dei servizi, che ha risentito particolarmente degli aumenti stagionali (legati alle festività del Capodanno cinese) nel comparto dei servizi turistici (da -0,1% anno su anno in dicembre a +7% anno su anno in gennaio, con un + 11,6% mese su mese) e, in misura minore, degli alimentari, nonché della minor deflazione nel comparto dei trasporti guidata dall’aumento dei prezzi dei carburanti”, scrive Silvia Guizzo nella nota di Intesa Sanpaolo. L’analista spiega che le misure di sostegno fiscale non sono state finora in grado di favorire un robusto aumento della domanda interna e i dati sull’andamento delle spese turistiche durante le festività di Capodanno hanno registrato un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo 2023, poco al di sopra di quello relativo alle festività per la giornata nazionale in ottobre (+6,3% anno su anno) e ancora ben inferiore alla media pre-pandemica (13,5%, media nel periodo 2015-2019).
Un forte effetto base negativo, dovuto alla cadenza in febbraio del Capodanno cinese nel 2024, potrebbe riportare l’inflazione temporaneamente ancora in territorio negativo in febbraio, secondo l’analisi Intesa Sanpaolo. I dati di dicembre 2024 e gennaio 2025, si legge nella nota, “pongono sensibili rischi al ribasso sulla previsione d’inflazione per il 2025 rilasciata nello Scenario macroeconomico di dicembre (0,8%)”.
Secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, la deflazione dei prezzi alla produzione, che persiste ininterrotta da 28 mesi, è invece rimasta invariata a -2,3% anno su anno (consenso -2,2% anno su anno), con un calo dello -0,2% mese su mese. La minor deflazione nel comparto dei beni di consumo e delle materie prime è stata infatti compensata da una maggior deflazione nel comparto dei beni minerari. “Un effetto base positivo – spiegano gli analisti – soprattutto nel comparto delle materie prime, dovrebbe contribuire a mitigare la deflazione su base annua nel comparto dei prezzi alla produzione nei prossimi mesi”.
