Alternative vegetali, il boom che non c’è
Negli ultimi 10 anni, le alternative vegetali sono diventate un argomento caldissimo nel settore alimentare. E c’è stato un momento nel quale davvero poteva sembrare, leggendo articoli e previsioni, che il resto fosse destinato al declino e le opportunità di crescita fossero tutte concentrate lì. Oggi, guardando ai dati e analizzando le abitudini di consumo, ci si accorge che per la maggior parte si è trattato e si tratta di una nicchia con un potenziale di crescita limitato. Una grande bolla spinta da altrettanto grandi investimenti che, almeno al momento, sembra destinata a restare così. Non è un caso che, nel mondo, le aziende stanno piano piano abbandonando o ridimensionando le linee vegetali. Un esempio? Unilever ha acquisito il marchio olandese di sostituti della carne Vegetarian Butcher nel 2018. Nel 2020 aveva annunciato che avrebbe raggiunto vendite per oltre 1 miliardo di euro entro il 2025. Non è andata così. Alla fine del 2024 Unilever ha annunciato la sua intenzione di uscire dal business dei prodotti a base vegetale.
Negli Stati Uniti, le vendite di alternative vegetali al formaggio sono diminuite del 5,2% in volume nel 2024 e la quota di mercato è scesa al di sotto dell’1%. I formaggi, quelli veri, sono cresciuti del 3,3%, in volume. E questo vale anche per i sostituti del latte. Il mercato statunitense delle bevande vegetali è il più grande al mondo, ma dal 2022 registra un calo costante. A crescere, invece, è il latte vaccino senza lattosio e, in generale, i prodotti senza lattosio. Nel Regno Unito, i latticini stanno vivendo una ripresa della domanda, mentre i prodotti a base vegetale sono in stallo. Lo yogurt è aumentato del 7,5% in volume e la ricotta è salita del 13,3%. Violife, il più grande marchio di alternative al formaggio nel Regno Unito, ha registrato un calo del 13,5% nelle vendite, nel 2024.
