Dairy, RaboResearch: costi e clima frenano la produzione di latte
Dopo una crescita molto sostenuta dell’offerta nel 2025, la produzione di latte nei principali paesi esportatori sta rallentando e potrebbe tornare in contrazione nella parte finale del 2026. È quanto emerge dal nuovo Global Dairy Quarterly di RaboResearch, che individua nei costi di produzione, nell’incertezza geopolitica e nei rischi climatici i principali fattori da seguire nei prossimi mesi.
Secondo RaboResearch, la produzione globale di latte ha raggiunto nel quarto trimestre 2025 una crescita tendenziale del 5,2%, uno degli aumenti più forti degli ultimi anni. Ora però il ciclo appare in raffreddamento. La crescita è stimata all’1,5% nel secondo trimestre 2026, dovrebbe fermarsi nel terzo trimestre e trasformarsi in un calo dell’1,6% nel quarto. Se confermata, sarebbe la prima flessione trimestrale dalla metà del 2024 e segnerebbe un riequilibrio dopo una fase prolungata di eccesso di offerta.
Su base annua, secondo il centro studi Rabobank, la produzione globale dovrebbe chiudere il 2026 con una crescita dell’1%, in forte rallentamento rispetto al 3,1% registrato nel 2025. Le prime stime per il 2027 indicano inoltre una possibile flessione dello 0,2%, segnalando che il riequilibrio dell’offerta potrebbe proseguire oltre la fine dell’anno.
Prezzi in recupero, ma non in modo uniforme
Il rallentamento della produzione arriva dopo mesi di pressione sui prezzi, provocata dall’ampia disponibilità di latte e prodotti trasformati. Il recupero osservato nelle ultime settimane va però letto con cautela. Secondo l’analisi, nove delle undici aste Global Dairy Trade svolte finora nel 2026 hanno registrato variazioni positive dell’indice, ma il movimento riflette anche un rimbalzo tecnico dopo le forti correzioni generate dall’eccesso di offerta nella seconda parte del 2025.
La ripresa non riguarda tutte le categorie allo stesso modo. Lucas Fuess, senior dairy analyst di RaboResearch, osserva che “la polvere di latte scremato sta guidando la recente ripresa dei prezzi, mentre i mercati di formaggio e burro restano sotto pressione a causa di un’offerta ampia”. Le differenze regionali restano marcate: negli Stati Uniti i prezzi della nonfat dry milk hanno raggiunto livelli record, mentre in Europa i prezzi del latte sono calati in modo significativo, comprimendo i margini degli allevatori.
Anche il confronto tra prodotti conferma un mercato selettivo. SMP e WMP hanno sostenuto il recupero, mentre formaggi industriali e burro restano sotto i livelli dell’anno precedente, anche per la presenza di scorte ancora adeguate. Il mercato, quindi, si sta riequilibrando, ma non mostra ancora una ripresa omogenea.
Il vincolo non è la domanda, ma il costo della produzione
Secondo RaboResearch, il principale limite alla crescita dell’offerta dairy non arriva oggi dalla domanda, ma dall’aumento dei costi. Energia, fertilizzanti, costi finanziari e mangimi stanno crescendo in molte aree produttive, anche per effetto dell’instabilità geopolitica. Le tensioni in Medio Oriente e l’incertezza attorno allo Stretto di Hormuz, che oggi pare in via di risoluzione, hanno aumentato la volatilità sui mercati energetici, con effetti a cascata sugli input agricoli.
Questa dinamica può diventare il vero fattore di contenimento della produzione nei prossimi mesi. Dopo una fase in cui l’offerta è cresciuta con forza, il sistema entra in una fase più sensibile: se i costi restano alti e i prezzi del latte non recuperano in modo sufficiente, gli allevatori potrebbero ridurre la spinta produttiva, accelerando il riequilibrio del mercato.
Domanda sostenuta dalle proteine, ma consumatori più selettivi
Sul fronte della domanda, il quadro resta sostenuto da alcuni trend ormai strutturali, a partire dall’interesse per i prodotti ricchi in proteine. Yogurt ad alto contenuto proteico, formaggi, ingredienti funzionali e prodotti dairy associati a sazietà, nutrizione e benessere continuano a intercettare una domanda importante in diversi mercati.
Tuttavia l’inflazione alimentare e la perdita di potere d’acquisto stanno modificando i comportamenti di acquisto. RaboResearch segnala un divario crescente tra consumatori a reddito più alto e più basso, destinato a influenzare sia il canale retail sia il foodservice. La domanda non scompare, ma diventa più selettiva: prezzo, formato, categoria di prodotto e valore percepito pesano di più nelle decisioni di acquisto.
La combinazione tra costi elevati e domanda meno uniforme rende il mercato più volatile. Da un lato, una produzione in rallentamento può sostenere i prezzi di alcune commodity. Dall’altro, la capacità dei consumatori di assorbire ulteriori aumenti non è illimitata, soprattutto nei mercati già colpiti da inflazione alimentare.
Clima e geopolitica restano variabili decisive
Il report richiama anche il ruolo dei rischi climatici. Secondo Lucas Fuess, “i rischi meteorologici stanno diventando più importanti, soprattutto con un forte evento El Niño sempre più probabile”. Un peggioramento delle condizioni climatiche potrebbe colpire in particolare l’emisfero australe, aggiungendo ulteriore incertezza a un mercato già in fase di riequilibrio.
La prospettiva per i prossimi mesi e per il 2027 dipenderà quindi dall’interazione tra costi, geopolitica, clima e domanda. “Il mercato si sta muovendo verso una situazione più equilibrata tra domanda e offerta, ma l’incertezza resta alta”, spiega Fuess. “Alla fine dipenderà da come interagiranno pressioni sui costi, geopolitica e comportamento dei consumatori”.
