enti & istituzioni

In Italia ci sono 200 alberi per ogni cittadino. Davvero serve piantarne altri, come dice la Ue?

In Italia i boschi ricoprono oltre 11 milioni di ettari, pari al 36,7% del territorio nazionale, per un totale di più di 12 miliardi di alberi. Circa 200 alberi per ogni cittadino, secondo i dati diffusi dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri per la Giornata nazionale degli alberi, il 21 novembre. Una superficie pressoché raddoppiata nell’ultimo secolo, frutto anche dell’abbandono agricolo e pastorale che, in molte aree interne e montane, ha lasciato spazio alla ricolonizzazione spontanea del bosco.

Questi numeri italiani sono importanti da valutare anche in relazione agli obiettivi europei del Green Deal. L’Unione europea ha fissato traguardi molto ambiziosi: la Strategia per la biodiversità 2030 prevede di proteggere almeno il 30% della superficie terrestre dell’UE e di rendere “strettamente protetto” almeno il 10% del territorio, con particolare attenzione a foreste primarie e vetuste. Inoltre, nell’ambito dello stesso pacchetto è stato assunto l’impegno a piantare almeno 3 miliardi di alberi aggiuntivi entro il 2030, in coerenza con gli obiettivi climatici e di biodiversità.

Ue: foreste in crescita negli ultimi decenni. Ma manca la gestione

Le foreste coprono circa il 39–40% del territorio dell’Unione – intorno a 159 milioni di ettari – e la loro estensione è cresciuta negli ultimi decenni, secondo gli stessi dati della commissione europea. Allo stesso tempo, studi recenti dell’Agenzia europea dell’ambiente e del Centro comune di ricerca della Commissione confermano che la capacità delle foreste di assorbire CO₂ si è ridotta di circa un terzo nell’ultimo decennio, per effetto combinato di tagli più intensi, incendi, siccità, parassiti e invecchiamento di queste foreste. Ed è quindi forse su questo che andrebbero concentrati gli sforzi, sulla gestione piuttosto che su un aumento forzato.

Dentro questo quadro, la nuova PAC 2023–2027 indirizza l’uso del suolo. Le condizionalità (standard GAEC) prevedono, tra l’altro, il mantenimento di una quota di prati permanenti, la protezione di zone umide e torbiere e il divieto di convertire i prati permanenti nelle aree Natura 2000, con l’obiettivo esplicito di salvaguardare i suoli ricchi di carbonio. Almeno il 25% dei pagamenti diretti deve essere destinato agli eco-schemi, che comprendono sistemi agroforestali, fasce alberate, interventi di riforestazione o di incremento degli elementi arborei nel mosaico agricolo.

Il problema non è la mancanza di alberi in generale, ma dove questi alberi crescono e a spese di quali usi del suolo. In Italia, l’avanzata del bosco spesso avviene su ex pascoli e prati stabili, fondamentali per l’allevamento, la produzione di foraggi e la manutenzione del paesaggio agrario e montano su cui si fondano molte DOP casearie. L’espansione spontanea del bosco, se non è accompagnata da una gestione attiva e da una politica di presidio rurale, rischia dunque di ridurre proprio quei sistemi che la PAC dichiara di voler preservare.