SuperMercato

Inflazione: i dati reali superano le cifre dell’Istat. E il carrello della spesa si svuota

Il dato dell’Istat parla di una crescita dei prezzi per i beni alimentari lavorati, ad agosto, pari al +10,4%. Ma al supermercato le cose sono ben diverse. E basta fare la spesa per rendersene conto: la pressione promozionale si è molto attenuata e i prezzi sono schizzati. A dispetto di molte previsioni, fra cui anche quella di Coop, il carrello della spesa degli italiani si sta svuotando, con ampio ricorso a prodotti della fascia primo prezzo. Le bollette di settembre sono arrivate, la scuola è ricominciata e l’inverno è alle porte: la bolla estiva, che ha visto tutti alla ricerca di un po’ di serenità dopo due anni durissimi, si sta sgonfiando. E le famiglie cominciano a fare i conti, cambiando anche le proprie abitudini alimentari.

Nei carrelli (e nei numeri che li fotografano) si trovano i prodotti da ‘economia di guerra’: dentro la pasta, nonostante i decisi aumenti, fuori il pesce, fonte proteica fra quelle che registrano il calo maggiore. I dati elaborati da NielsenIQ aiutano a capire, un po’ più di quanto facciano quelli dell’Istat, cosa sta succedendo fra gli scaffali dei supermercati e nelle dispense degli italiani. Cominciamo dal fronte prezzi. Secondo la fotografa dei rincari scattata nella settimana 14-21 agosto, i prezzi al consumatore risultano per alcune categorie molto più elevati rispetto all’inflazione registrata dall’Istat. E’ soprattutto il prezzo dell’olio di semi a crescere in maniera eccezionale: +81,3% su base annua nella settimana mentre al secondo posto troviamo la pasta di semola con il +31,1%, seguita dal burro, cresciuto del 30%. E poi ecco i gelati (+23,3%), il latte a lunga conservazione (+22,6%) e formaggi interi e porzionati (+21,5%). Rincari significativi anche per le categorie Snack salati-patatine (+18,9%), mozzarelle (+16,5%), caffè macinato (+16,2%), pizza surgelata (+15,8%), acqua gassata (+15,3%), yogurt intero (+14,9%), Grana Padano (+12%). Come si può vedere, i dati sono ben diversi da quelli Istat e coinvolgono pressoché tutti i prodotti del largo consumo confezionato. Se i valori sono necessariamente in aumento, però, i volumi di vendita sono in flessione. L’olio di semi, ad esempio, perde un quinto dei suoi acquirenti, così come il burro lascia sul terreno il 10%. Se i supermercati stanno tagliando promozioni e aumentando i prezzi per reggere l’urto dell’aumento dei costi, altrettanto stanno facendo le famiglie. Che cambiano il contenuto del loro carrello della spesa e anche i punti vendita dove approvvigionarsi. Il consumo di prodotti a marchio del distributore raggiunge ad agosto il 21,2% fra Iper, Super e Liberi Servizi e si attesta al 29,8% sul totale Italia se si includono i discount.

Cosa c’è nel carrello della spesa: pasta, formaggi e pane

Ma cosa comprano gli italiani al supermercato? Secondo i dati di NielsenIQ a crescere sono il fresco (+9,6%), il Largo consumo confezionato (+10,5%) mentre il comparto No Food aumenta del +2,3%.Il Fresco è in crescita in tutti i canali distributivi, con Libero Servizio (+3%) e Discount (+10,9%) che registrano rispettivamente le tendenze peggiori e migliori. Le categorie più dinamiche, nelle rilevazioni di agosto, sono state Formaggi (+13,8%) e Pane, Pasticceria e Pasta (+16,1%), mentre cala ancora la Pescheria (-2,6%). Per quanto riguarda i soli prodotti confezionati, l’andamento analizzato da NielsenIQ a valore nel mese di agosto è pari al +10,3% a fronte di una stabilità (+0%) dei volumi.

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