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Accordo Ue-Nuova Zelanda, tutti i numeri che preoccupano il settore lattiero caseario

La firma dell’accordo di libero scambio Ue-Nuova Zelanda da parte del primo ministro neozelandese Jacinda Ardern e del presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nell’ultimo giorno della presidenza francese, preoccupa ovviamente anche Eda, l’associazione europea del lattiero caseario guidata da Giuseppe Ambrosi. I partner piuttosto diseguali – 447 milioni di cittadini dell’Ue, con un Pil di 17 trilioni di euro, contro 5 milioni di neozelandesi con un Pil di 200 miliardi di euro – hanno concluso un accordo estremamente favorevole per il piccolo Paese insulare nell’Oceano Pacifico, a 20mila km dall’Europa, osserva una nota diffusa da Eda.

Ue-Nuova Zelanda: un accordo che aumenta la pressione sul settore

Per quanto riguarda milk & dairy, i due partner sono anche molto diversi: l’85% del latte della Nuova Zelanda (con 25,25 milioni di tonnellate all’anno e una dimensione media di una mandria di 450 vacche) viene lavorato da un unico caseificio, mentre il settore lattiero caseario europeo (con 159 milioni di tonnellate all’anno e una dimensione media delle mandrie di 21 vacche) è caratterizzato da caseifici regionali di piccole e medie dimensioni. “L’accordo commerciale odierno aumenta la pressione sul settore lattiero caseario europeo all’interno del mercato unico dell’Ue, in un momento in cui gli agricoltori e i caseifici stanno investendo molto nelle loro strategie di sostenibilità ambientale”, spiega Eda. L’accesso al mercato ora concesso per 15mila tonnellate di burro si aggiunge alla già esistente quota neozelandese di oltre 74.693 tonnellate, che equivale a circa il 4% della produzione annua di burro europea. “Per il formaggio, il quadro è simile: il nuovo volume di accesso al mercato di un minimo di 20mila tons deve essere aggiunto alle già esistenti 11mila tonnellate. Per alcune categorie di formaggi, come i fusi e gli erborinati, la commissione europea offre addirittura una liberalizzazione completa entro sette anni”. Alla Nuova Zelanda, inoltre, è stata offerta una quota congiunta per il latte in polvere (latte scremato in polvere e latte intero in polvere) di 13.500 tonnellate. Con l’accesso al mercato Ue di circa 3.500 tonnellate di concentrato di proteine ​​del siero di latte, il settore degli ingredienti altamente specializzato dovrà far fronte a quantità di importazione neozelandese significativa.

E i prodotti lattiero caseari dell’Ue? Ambrosi (Eda): “Dovremo prepararci a nuove condizioni di mercato più difficili”

I partner negoziali non hanno ancora rilasciato una versione completa dell’accordo commerciale, osserva Eda, e finora non c’è visione su eventuali concessioni casearie neozelandesi, che in ogni caso non compenseranno a causa del mercato interno neozelandese molto limitato. “Quello che ci aspettiamo ora dalla Commissione europea è assicurare che almeno la gestione dei contingenti tariffari di importazione (Trq) sarà stabilita in un modo che non giocherà ulteriormente a vantaggio del settore lattiero caseario neozelandese. Il presidente di Eda, Giuseppe Ambrosi, ha dichiarato: “Comprendiamo perfettamente che la politica commerciale europea è di grande importanza strategica nel nuovo contesto geopolitico. Qualsiasi accordo commerciale deve essere adattato in uno spirito di commercio equo e parità di condizioni per ottenere alla fine una situazione vantaggiosa per tutti. Per il latte e i prodotti lattiero caseari, questo è stato un compito quasi impossibile fin dall’inizio e il risultato offre un vantaggio unilaterale all’industria lattiero-casearia neozelandese, spingendo le concessioni Ue al limite assoluto. Il settore lattiero caseario dell’Ue farà del suo meglio per continuare a essere resiliente e competitivo e ora dovremo prepararci per le nuove condizioni di mercato più difficili”.

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