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Dove andrà il prezzo del latte, a luglio?

La domanda che tutti si fanno, in questi giorni, è in apparenza assai semplice: dove arriverà il prezzo del latte alla stalla, a luglio? Facile la domanda, complessa la risposta. La situazione, in Italia ma non solo, si sta facendo sempre più ingarbugliata. Il latte non c’è e ciò che sta accadendo, cioè il mix fra esplosione dei costi e siccità, non fa che portare al ribasso le previsioni sui quantitativi disponibili, sopratutto nelle prossime settimane. L’imperativo per la trasformazione, insomma, è sempre più quello di non perdere latte. Ma, appunto, a che prezzo?

Le voci, ovviamente, si rincorrono. C’è chi parla di 60 centesimi, chi di accordi fatti sulle quotazioni dello spot, chi azzarda addirittura 80 e poi ci sono contratti già chiusi che supererebbero i 65 centesimi. Ma tutto il settore, in realtà, sta aspettando di sapere cosa farà Granarolo. Perché è evidente che dopo l’inedita mossa di marzo, con l’annuncio dell’aumento del prezzo alla stalla a 48 centesimi per aprile, maggio e giugno, nessuno si muoverà prima che il colosso bolognese faccia la sua mossa. Il mercato è (anche) una partita a scacchi, dove tattica e strategia contano molto. Sopratutto a causa di ciò che è accaduto dopo l’annuncio di Granarolo, con la campagna acquisti latte fatta direttamente nelle stalle e tanti passaggi di mano di conferenti, anche storici. Nessuno, o quasi, vuole azzardare un prezzo per vederselo poi superare, magari anche solo di poco, con il rischio di perdere latte. Chi lo fa sceglie la via di un prezzo molto elevato. E’ il caso, ad esempio, di chi lavora prodotti freschi come la mozzarella e non può rischiare di rimanere senza materia prima in uno dei momenti di maggio consumo per i propri prodotti. L’ipotesi che circola di più è quella di 55 centesimi ma sono in molti a scommettere che Granarolo arriverà a 60 centesimi per il trimestre luglio, agosto e settembre. E non è di certo un’ipotesi lontana dalla realtà visto che, ad oggi, lo spot nazionale ha superato i 62 centesimi, a Verona, e i grandi player, al Nord, veleggiano già verso i 50 centesimi.

Prezzo del latte: servono calma e senso di responsabilità

Quello cui stiamo guardando è un mercato che appare davvero fuori controllo, sul fronte dei costi e delle quotazioni. Ma se dal lato della produzione la situazione è questa, non meno esplosiva è quella sul fronte dei consumi. La contrazione generalizzata della domanda interna, colpita dall’inflazione che nei mesi precedenti era rimasta confinata agli anelli primari e intermedi della filiera, ha portato, fra gennaio e aprile, a un calo degli acquisti domestici di formaggi del -5%, secondo i dati Assolatte. Un trend che, trasferito sui 12 mesi, porterebbe i volumi complessivi di quest’anno sotto la soglia delle 800 mila tonnellate. Al supermercato, e sopratutto nei discount, i prezzi crescono ogni giorno eppure gli aumenti dei listino, ad oggi, sono piuttosto contenuti. E’ chiaro che di fronte a prezzi del latte mai visti, come i ventilati 60 centesimi, gli aumenti dovranno essere più consistenti e si aggiungeranno a quelli legati all’attuale dinamica economica che colpisce tutti, chi più, chi meno. In un momento così delicato, occorre però muoversi con grande attenzione: di prezzi se ne sentono di tutti i generi e, ovviamente, gli allevatori si attendono crescite importanti anche in considerazione del fatto che se la materia prima manca i rapporti di forza inevitabilmente cambiano.

Ma è necessario, da parte di tutti, un grande senso di responsabilità. Trasferire al consumatore aumenti significativi, operazione rispetto cui la Gdo si è messa di traverso fin dallo scorso anno, può essere rischioso. E non deve ingannare l’entusiasmo, anche della domanda, che sta accompagnando questo inizio d’estate. C’è l’onda lunga delle privazioni subite durante le fasi più dure della pandemia che sta ancora spingendo i comportamenti di molti. Ma sotto questa scintillante apparenza, le famiglie stanno facendo i conti con rincari sempre più significativi, in primis per carburanti ed energetici, che impatteranno sempre di più sui bilanci familiari. E, se è vero che la spesa alimentare rappresenta circa il 15% del budget e dovrebbe essere quella meno toccata, è evidente che la composizione del carrello cambierà probabilmente in modo significativo, soprattutto per le fasce più deboli. C’è poi da considerare l’effetto psicologico: il cibo si acquista tuti i giorni ed è quindi la voce di spesa i cui prezzi si vedono salire più facilmente. E sono anche aumenti che fanno paura. L’export sta tirando e regala al settore lattiero caseario risultati importanti. I bilanci, però, si devono fare in Italia, a partire da quello del latte. Per alcuni c’è un clima da ‘resa dei conti’, come se le difficoltà di questo momento offrissero una sorta di riscatto dopo anni in cui raramente di vedevano i 40 centesimi al litro. Ma rischia di trasformarsi in un boomerang perché mai come in questo momento servono invece calma e nervi saldi. Il mondo è cambiato e non tornerà più, probabilmente, quello di prima. Forse anche certe dinamiche sarebbe ora che cambiassero.

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