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Fiere, il nodo dei vaccinati non Ema che rischia di far saltare le rassegne italiane

L’appello al governo è di Aefi, l’associazione che raggruppa esposizioni e fiere italiane: “Serve l’attivazione urgente di nuovi corridoi per consentire anche a operatori internazionali vaccinati non Ema di partecipare alle fiere in Italia“. La questione non è di poco conto: il governo italiano ha infatti deciso di consentire l’accesso ai padiglioni fieristici solo a chi è in possesso del pass rafforzato, cioè quello che si ottiene con vaccinazione o guarigione dalla malattia. Ciò significa che gli operatori esteri che vogliano partecipare alle manifestazioni italiane, siano essi espositori o compratori, sono tenuti alle stesse condizioni.

Ma che fare con chi arriva da paesi che utilizzano vaccini non riconosciuti dall’Ema? Spiega Maurizio Danese, presidente di Aefi: Se il Governo ha deciso – come giusto – di non chiudere le manifestazioni fieristiche, allo stesso tempo deve stabilire regole chiare per consentire l’accesso a tutti gli operatori della domanda, anche quelli i cui vaccini non sono riconosciuti dall’Ema (Agenzia europea del farmaco). Con le attuali regole rischiamo la cancellazione di tutti i grandi eventi internazionali, con danni enormi nei confronti dei player fieristici e soprattutto delle imprese del made in Italy”. Secondo le informazioni raccolte da Aefi, infatti, le regole attuali richiedono giorni di quarantena oppure vaccinazioni suppletive con preparati riconosciuti da Ema. Disposizioni che, ovviamente, scoraggiano chi vorrebbe venire in Italia per partecipare alle manifestazioni, con continue disdette di operatori, soprattutto dai Paesi terzi. Danese entra nel dettaglio dei paesi che soffrono queste limitazioni: “Importanti rassegne sono momentaneamente costrette a rinunciare alla presenza di molti operatori provenienti in particolare da Cina, Russia, Corea, Giappone, Medio Oriente e tanti altri mercati considerati emergenti per il nostro made in Italy; un danno per il business dell’offerta italiana che chiediamo venga risolto il prima possibile”. E paventa scenari foschi per le manifestazioni previste nel 2022: “Quasi tutte le fiere internazionali del primo bimestre di quest’anno hanno già dovuto rinviare a primavera, ma rischiano di saltare definitivamente se non si troverà una soluzione a questo gap normativo che ha pesato non poco nella scelta dei top player di posticipare le grandi rassegne”.

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