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Resca (Confimprese): “Se non arriva liquidità, il retail rischia il collasso”

Il 2022 si apre con molte difficoltà per la distribuzione moderna e il retail più in generale. Nel caso della Gd-Do, la battaglia è quella contro il caro prezzi e le forti spinte inflattive. “Le aziende della Distribuzione moderna stanno facendo da argine per contenere i rincari delle materie prime ed evitare che questi impattino sul consumatore finale: sono i numeri a parlare, il “carrello della spesa” registra un’inflazione del 2,4% a fronte dell’indice complessivo che sfiora il 4%”, ha spiegato sulle pagine del Corriere della Sera il presidente di Federdistribuzione, Alberto Frausin. Nella stessa intervista, Frausin esorta anche gli altri anelli della filiera a fare lo stesso: “Credo che proprio per la difficoltà della congiuntura sia necessaria una ancora maggiore collaborazione. Tutti devono farsi carico della compressione dei margini, guardando al futuro per uscirne più forti”.

Ma se la distribuzione moderna deve fare i contino il carovita, anche il mondo del retail e quello della ristorazione non se la passano meglio, anche se a preoccupare, in questo caso, sono i mancati consumi, anche in tempo di saldi. I primi 10 giorni del 2022 si sono aperti male per il retail, con un andamento dei saldi a -30% e un calo verticale delle presenze nei centri commerciali e nei centri città che in soli due giorni, 10 e 11 gennaio, hanno messo a segno un calo di fatturato del -50% sul 2019. Dopo le speranze di una ripresa dell’economia e dei consumi, una concomitanza di fattori sta mettendo a dura prova il retail. “Siamo al terzo anno di pandemia e continuiamo a essere in difficoltà per effetto dello smart working, dei lavoratori in quarantena e della paura dei contagi – afferma Mario Resca, presidente Confimprese -. Il caro bollette, la mancanza di materie prime e l’inflazione, ormai acclarata e non più transitoria, rischiano di bloccare nuovamente il Paese. I consumi si stanno bruscamente fermando”. Di qui l’appetto al governo perché sostenga il settore: “Abbiamo necessità di sostegni reali che siano vicini alla sopravvivenza del settore, di nuove misure sugli ammortizzatori sociali e di accesso al credito, ma anche di contributi a fondo perduto e misure fiscali che ci consentano di attraversare un altro anno pesantissimo. Se non arriva liquidità immediata nel sistema produttivo, il retail rischia il collasso”, conclude Resca. 

Anche la ristorazione, però, non se la passa bene, tra pass, quarantene e mancanza di turisti. Una nota diffusa ieri da Tni Italia parla alberghi e ristoranti vuoti nel giorno del debutto del Super Green Pass, con la previsione di un ulteriore calo di fatturato del 20%. Proprio per questo, oggi, i ristoratori sono tornati in piazza per chiedere misure urgenti al governo. “Stiamo affrontando, di fatto, un nuovo lockdown e senza aiuti inizieranno a chiudere le aziende e fioccheranno i licenziamenti. Solo i nostri associati hanno dichiarato 10mila esuberi. Siamo al disastro economico”, spiega Raffaele Madeo, presidente di Tni Italia. “Non mancano solo i non vaccinati, mancano i turisti e moltissime sono le famiglie bloccate a casa tra isolamenti e quarantene. Mediamente da oggi le imprese della ricettività e della ristorazione perderanno una nuova fetta del loro fatturato: un -20 per cento ulteriore che si va a sommare al -40 per cento perso da Natale in poi”.

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