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L’inflazione corre in Usa e Russia. Fipe: “Sarà difficile evitare gli aumenti in Italia”

Secondo alcuni analisti, è semplicemente la realtà che fa capolino. Senza dubbio, in tutti i paesi, quello dell’inflazione è un timore che cresce di ora in ora, così come le preoccupazioni dei consumatori e degli operatori. D’altronde, l’inflazione è una risposta fisiologica dell’economia che non si può eliminare. Negli Usa, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 6,8%. nel 2021. Ed è la crescita maggiore dal 1982. L’incremento dei costi riguarda tuti i settori, dai generi alimentari, alla benzina. Un dato che sta mettendo in sofferenza il business delle feste. Nel 2022 la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, aumenterà i tassi di interesse nel tentativo di contenere l’inflazione, che si sta rivelando uno dei principali problemi della presidenza di Joe Biden, oggi palesemente in affanno. Non va meglio in Russia, dove l’inflazione alle stelle sta costringendo molti cittadini a rivedere i budget di spesa per le festività. A dicembre, nel Paese, l’aumento dei prezzi ha raggiunto il tasso più alto dal 2016.

Un fenomeno che sta colpendo la popolazione, anche perché, per i prodotti alimentari, l’impennata è ancora più marcata. A novembre, d’altronde, il rialzo dei prezzi è stato pari all’8,14%, tanto che il Cremlino, dopo aver definito il vertiginoso aumento un problema per l’economia e per i cittadini, ha promesso di ridurre l’inflazione al 4% entro il 2022. L’Italia, al momento, è fra i paesi che registrano aumenti più contenuti. Questo non per ragioni economiche ma per l’azione di blocco al trasferimento dei prezzi lungo la filiera che sta operando il settore del retail. I timori sono chiari: raffreddare la domanda in un momento positivo e alto spendente e favorire canali che fanno del risparmio la loro mission, come i discount. Ma è evidente che questa situazione non potrà durare a lungo: gli aumenti sono ingenti e colpiscono tutti, soffocare sistematicamente il rialzo dei prezzi avrebbe dei costi inimmaginabili.

Secondo Fipe-Confcommercio, che ha condotto un sondaggio con i pubblici esercizi italiani, oltre nove imprenditori su dieci lamentano un incremento dei prezzi delle materie prime, in particolare su prodotti ittici, frutta, carni e ortaggi. “L’aumento medio dei soli prodotti alimentari – nota la Fipe – è del 10% ma il 36,4% degli intervistati registra incrementi persino superiori. L’inflazione in costante crescita non risparmia nemmeno la ristorazione e i prezzi delle materie prime schizzano alle stelle. La spinta inflazionistica degli ultimi mesi è senza dubbio causata da molteplici fattori”, sottolinea l’Ufficio Studi Fipe. L’andamento anomalo delle condizioni meteo che ha colpito le produzioni ortofrutticole, le restrizioni imposte nei vari Paesi a causa della pandemia, fenomeni geopolitici che hanno impattato in modo significativo sui costi dell’energia, hanno provocato un generalizzato aumento dei prezzi”. Ovviamente, in un contesto simile, anche i fenomeno speculativi fanno la loro parte, sfruttando gli squilibri tra domanda e offerta generati dalla ripresa dell’economia mondiale. “Fino ad ora i ristoratori hanno assorbito questi aumenti senza scaricarli sui consumatori, ma non potrà essere ancora così a lungo”.

L’aumento dei listini, insomma, è probabile già dai primi mesi del 2022. Senza dubbio uno scenario difficile ma che, al tempo stesso, potrebbe rappresentare una svolta per l’economia europea che, da anni, vive una bolla determinata dalla stampa di moneta inaugurata proprio nell’epoca Draghi. Una stampa che, a fronte di un’inflazione in salita, dovrebbe necessariamente fermarsi. E che riporterebbe i paesi Ue ai fondamentali della propria economia, scatenando sicuramente conflitti, anche nel mondo del lavoro rispetto all’aumento dei salari, e riportando i rapporti di forza a premiare chi produce reddito e non la rendita, come accade oggi. Una tempesta, certo, ma il cielo, poi, potrebbe tornare ad essere davvero blu. La realtà, d’altronde, è la più appassionante delle sfide.

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