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Le malghe dell’Altopiano di Asiago candidate come patrimonio dell’Unesco

Obiettivo ambizioso per l’Altopiano dei Sette Comuni: far riconoscere le proprie malghe come patrimonio dell’umanità Unesco. La proposta, avanzata nei giorni scorsi dalla Giunta dell’Unione Montana e dalla Conferenza dei sindaci, e anticipata a InsiderDairy dall’assessore Lobbia, ha già ottenuto il via libera dal governatore del Veneto Luca Zaia. Il Veneto vanta già nove riconoscimenti Unesco: le Dolomiti, Vicenza e le Ville Venete di Andrea palladio, l’Orto Botanico di Padova, i siti palafitticoli, Venezia e la sua laguna, Verona, le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, le opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo e la città di Padova. Senza dubbio, l’iter sarà lungo e complesso e richiederà diverse approvazioni, a cominciare da quelle della commissione nazionale Unesco e dei ministri competenti, che vagliano la domanda e la perfezionano insieme ai proponenti. Ma le ragioni per affrontarlo certo non mancano. L’Altopiano è il più grande concentrato di alpeggi montani in Europa: sono ben 129 le malghe presenti, figlie della storia, della cultura e delle tradizioni delle popolazioni che voi abitano. “Il patrimonio culturale è composto anche dalle tradizioni trasmesse dagli antenati. Inoltre, con questo progetto vogliamo aumentare l’abilità a gestire in modo efficiente le risorse naturali per il benessere umano e ambientale”, ha spiegato l’assessore al Turismo di Asiago, Nicola Lobbia. Proprio le malghe di Asiago sono protagoniste, il prossimo fine settimana, del secondo appuntamento con Made in Malga, la manifestazione in scena sull’Altopiano dei Sette Comuni dedicata ai formaggi e a tutti gli altri prodotti d’alpeggio. E’ proprio durante la manifestazione è stato annunciato, dal comune di Asiago, il completamento di uno dei tanti passaggi dell’iter di presentazione della domanda.

Perché sarebbe importante il riconoscimento Unesco

Quella dell’Altopiano di Asiago è un’iniziativa di grande importanza, non solo per il territorio cui fa riferimento. Riconoscere le malghe come straordinario patrimonio dell’umanità da proteggere e tutelare è un omaggio alla fatica e al valore dell’attività sulle montagne. Veri custodi del territorio, i malgari mantengono vivo un patrimonio di tutta la comunità, integro da generazioni, che vede impegnati, tra l’altro, tantissimi giovani. E che è fondamentale, in primis per la cura del territorio, delle montagne, dei pascoli e delle antiche tradizioni casearie.

Ma non solo. Al di là di ogni altra considerazione, riportare al centro dell’attenzione questo straordinario patrimonio, delicato e complesso, troppo spesso dimenticato, è un dovere. E lo è ancora di più perché le malghe rappresentano una straordinaria vetrina naturale, quasi un museo della zootecnia e delle tradizioni casearie del nostro Paese. L’alpeggio infatti riconcilia anche i più scettici con l’allevamento e con i suoi frutti: vedere, durante l’estate appena trascorsa, le code di persone in attesa di acquistare un pezzo di formaggio di malga, è stato un segnale davvero incoraggiante. I clienti assaggiano certo ma sono anche curiosi, fanno domande, hanno fame di capire questo mondo. E, una volta tornati a casa, guardano con più interesse anche il banco dei formaggi del supermercato. Le malghe, oltre all’incredibile patrimonio di biodiversità che esprimono, sono sempre di più anche degli ambasciatori della bontà e della naturalità del formaggio, che meriterebbero più attenzione da parte di tutti, anche delle aziende di trasformazione che potrebbero ‘adottare’ questi attori tanto importanti e dal fragile equilibrio. Come spesso accade però, la via migliore, se si otterrà questo risultato, sarà quella di proteggere e al tempo stesso di lasciar fare. Le malghe infatti sono un sistema delicatissimo, come un cristallo prezioso, che vanno solo aiutate ad essere ciò che sono e sono sempre state.

L’idea di proteggerne e incentivarne la vitalità zootecnica e casearia si accompagna a quella di valorizzare il potenziale delle malghe e delle montagne, in modo rispettoso, anche in chiave turistica. Proprio nel momento in cui le terre alte, e i modi di viverle come il trekking e la mountain bike, si stanno sempre più affermando. La speranza è che questa opportunità possa mettere tutti d’accordo e al servizio di un risultato che sarebbe davvero straordinario per l’Altopiano, per tutto il settore caseario e per il nostro Paese.

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