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Report Onu/Fao: prezzi in calo per il dairy a causa del rallentamento della domanda

L’aumento dei prezzi globali dei prodotti lattiero caseari, registrato negli ultimi 12 mesi, è terminato a giugno a causa del rallentamento della domanda globale. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che ha pubblicato la revisione internazionale dei prezzi dei prodotti lattiero caseari.

Prezzi: è il burro a diminuire di più

Il burro è il prodotto che ha registrato la diminuzione più importante dei prezzi, con un rapido calo della domanda globale e un leggero aumento delle scorte, in particolare in Europa, osserva la Fao. Quanto al Wmp, i prezzi sono diminuiti poiché la Cina ha acquistato di meno e le esportazioni globali sono state sufficienti per soddisfare gli ordini già in essere. Anche le quotazioni dei prezzi per formaggio e Smp sono leggermente diminuite, a causa dei ridotti flussi di importazione e delle maggiori esportazioni dalle principali regioni produttrici, secondo il report Onu/Fao.

Report Onu/Fao: il mercato 2021 sostenuto dalla solida domanda cinese

Da gennaio a giugno 2021, la solida domanda di importazioni dall’Asia, principalmente dalla Cina, ha sostenuto l’aumento dei prezzi internazionali dei prodotti lattiero caseari. In Cina, spiega il report Onu/Fao, il rapido trend di crescita economica e il reale apprezzamento valutario del Rmb hanno indotto un aumento dei consumi, portando a maggiori importazioni di prodotti lattiero caseari. Inoltre, la rapida ripresa della consistenza suinicola in Cina ha aumentato le importazioni di siero di latte in polvere. La riscoperta della cucina casalinga durante i lockdown ha incrementato le vendite al dettaglio di burro e formaggi in molti paesi importatori, compensando parzialmente le minori vendite dell’out of home. Sono aumentate anche le importazioni di alcuni paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, sostenuti dalla ripresa dei prezzi del petrolio, dal miglioramento delle attività economiche e dall’aumento del movimento in entrata di lavoratori espatriati. Negli ultimi mesi, la domanda di forniture spot dall’Oceania è aumentata notevolmente a causa delle preoccupazioni per i problemi di approvvigionamento a breve termine, per via della limitata disponibilità di container in Europa e Nord America. Non è mancato l’impatto del clima, con le ondate di caldo e il clima secco in Australia e Nuova Zelanda, che hanno accelerato il calo della produzione e la crescita dei prezzi del latte. Nel frattempo, in Europa, il freddo ha reso più difficili i trasporti su gomma e, di conseguenza, le consegne di latte ai trasformatori, il che ha portato a prezzi internazionali più elevati per burro e latte in polvere.

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