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Caseario, export Ue: le crescite in Asia e nei Paesi Mena compensano il 10% perso negli Usa. Vola il burro

Nel 2020, come è andato l’export Ue, per i prodotti lattiero caseari?

Il quadro complessivo, che ancora comprende il Regno Unito, mostra cifre positive nonostante siano stati 12 mesi sull’ottovolante. Anche se, guardando al solo mese di dicembre, si osserva un netto indebolimento dell’export di materie grasse del latte, mentre rimane forte per formaggio e polveri. L’aumento delle esportazioni europee di formaggi è stato guidato dalla domanda di prodotti comunitari da parte del Giappone (diventata la prima destinazione di esportazione, seguita dagli Stati Uniti), della Corea del Sud e dell’Ucraina, che hanno importato 47mila tonnellate di formaggi, il doppio rispetto al 2019. Anche Cina, Canada e Paesi Mena hanno contribuito a questa crescita, secondo l’analisi di Assocaseari, compensando la diminuzione del 10% delle spedizioni verso gli Stati Uniti.

Non si ferma l’export di burro

Viceversa, le esportazioni di burro verso gli Usa hanno continuato a crescere, anche in seguito all’introduzione delle tariffe aggiuntive; in aumento anche quelle verso l’Ucraina (da quantitativi quasi nulli del 2018 si è passati alle 8.000 Tons nel 2020), l’Arabia Saudita, la Cina, il Marocco, l’Egitto, Israele e la Corea del Sud. Le esportazioni di SMP sono state negative per tutto il 2020 (il 2019 è stato un anno molto forte), ma sono aumentate a dicembre grazie alla domanda della Cina e del sud-est asiatico. Il Wmp è quasi tornato a livelli 2018, grazie all’aumento delle spedizioni verso l’Algeria e l’Oman, la principale destinazione. L’export del siero di latte dipende dalla Cina, che ha aumentato la domanda del 30% di prodotto comunitario, mentre sugli altri mercati deve fare i conti con la forte concorrenza degli Stati Uniti. In notevole aumento le esportazioni di lattosio, Wpc e prodotti liquidi.

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