Usa: latte e formaggi in cima alla nuova piramide alimentare
Le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, pubblicate dal Department of Health and Human Services e dal Department of Agriculture (Usda), confermano e rafforzano il ruolo dei prodotti lattiero-caseari all’interno delle raccomandazioni ufficiali, offrendo una nuova versione della piramide alimentare (foto). Secondo la sintesi diffusa in questi giorni, il documento ribadisce l’indicazione di tre porzioni di latte e derivati al giorno e apre esplicitamente alla possibilità di consumare latti e derivati full-fat – latte intero, yogurt, formaggi – all’interno di schemi alimentari considerati salutari.
Parallelamente, le linee guida mantengono il limite tradizionale sui grassi saturi (non più del 10% delle calorie quotidiane), ma collocano il latte intero tra le fonti di “grassi sani” quando consumato come alimento intero e non come singolo nutriente isolato.
Nuova piramide alimentare “Eat real food”: proteine, latticini e grassi in alto
Le DGA 2025–2030 sono accompagnate da una nuova rappresentazione grafica: una piramide invertita che mette “protein, dairy and healthy fats” sullo stesso “gradino” di frutta e verdura, mentre i cereali integrali scendono alla punta inferiore. Il messaggio chiave, riassunto nello slogan “Eat real food”, è quello di costruire la dieta attorno a alimenti poco lavorati, proteine di qualità, latticini, verdure, frutta e cereali integrali, riducendo il più possibile i prodotti altamente trasformati e ricchi di zuccheri aggiunti.
Un altro elemento di rottura è l’aumento dell’apporto proteico raccomandato: le nuove linee guida indicano 1,2–1,6 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, superando nettamente la soglia di riferimento storica di 0,8 g/kg. In questo contesto il latte e i derivati vengono esplicitamente citati tra le fonti proteiche di riferimento.
La lettura dell’IDFA: “Vittoria per la scelta del consumatore”
Per l’International Dairy Foods Association (IDFA), le nuove DGA rappresentano un cambio di passo importante. Il presidente e amministratore delegato Michael Dykes sottolinea che le linee guida “mandano un messaggio chiaro: i latticini stanno al centro di una dieta sana”, evidenziando come il riconoscimento del ruolo dei prodotti a tutti i livelli di grasso sia, a suo giudizio, “una vittoria per la scelta del consumatore e per la salute pubblica”.
Secondo quanto comunica l’associazione, la novità principale rispetto alle edizioni precedenti è il superamento implicito dell’idea che i consumatori debbano limitarsi a versioni magre o scremate; le DGA “riflettono un corpo crescente di evidenze” che consentirebbe maggiore flessibilità nella scelta fra latte intero, parzialmente scremato o scremato, a seconda delle preferenze culturali e degli schemi alimentari.
L’IDFA guarda ora all’applicazione pratica: l’associazione chiede che le raccomandazioni vengano integrate nei programmi federali legati alle DGA, come i pasti scolastici, WIC e SNAP, in modo da ampliare l’accesso a latte, yogurt e formaggi anche nelle versioni full-fat.
Il nodo “highly processed foods” e il dibattito con la sanità pubblica
Un punto sensibile per il settore è il linguaggio utilizzato sulle “highly processed foods”: le linee guida invitano a evitarle come categoria, ma senza una definizione univoca e riconosciuta a livello scientifico. Michael Dykes avverte che basare la comunicazione sanitaria su un termine non standardizzato può creare confusione e, potenzialmente, scoraggiare il consumo di alimenti sicuri e nutrizionalmente ricchi – inclusi latte, yogurt e formaggi, che per definizione prevedono processi tecnologici.
Sul fronte opposto, parte della sanità pubblica statunitense esprime preoccupazione per la forte enfasi su proteine animali, burro e latticini interi, ritenendo che il nuovo impianto possa entrare in tensione con gli obiettivi di lungo periodo su rischio cardiovascolare e sostenibilità. Alcune organizzazioni chiedono maggiore allineamento con le raccomandazioni scientifiche che favoriscono le fonti proteiche vegetali.
