Hormuz verso la riapertura, previsto calo della pressione sui costi agroalimentari
Il prezzo del petrolio sta scendendo. E’ il primo risultato dopo l’annuncio di un accordo tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla fine del blocco navale statunitense. Il Brent continua ad arretrare mentre i mercati hanno iniziato a scontare una riduzione del premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni energetiche.
Lo Stretto di Hormuz, come noto, è uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per petrolio, gas naturale liquefatto e fertilizzanti. La sua chiusura, iniziata dopo lo scoppio della guerra in Iran alla fine di febbraio, aveva alimentato timori di una crisi più ampia sui costi energetici e sugli input agricoli. Nelle scorse settimane, la FAO aveva avvertito che un blocco prolungato avrebbe potuto aprire una crisi agroalimentare globale nell’arco di 6-12 mesi, attraverso energia, fertilizzanti, trasporti, sementi, rese agricole e prezzi alimentari.
L’annuncio dell’accordo ha quindi prodotto un primo effetto di distensione. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver autorizzato la riapertura “senza pedaggi” dello Stretto di Hormuz e la rimozione immediata del blocco navale. Il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif, il cui Paese ha avuto un ruolo di mediazione, ha confermato che l’intesa dovrebbe essere formalmente firmata venerdì 19 giugno in Svizzera. Anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto positivamente l’accordo, sottolineando che la libertà di navigazione deve essere ripristinata e che la riapertura dello Stretto è essenziale per la stabilità regionale e per l’economia globale.
Un sollievo per energia e fertilizzanti
Per le filiere agroalimentari, la riapertura di Hormuz è una notizia rilevante perché potrebbe ridurre la pressione su alcune delle principali voci di costo. Energia, carburanti, trasporto marittimo, gas naturale e fertilizzanti incidono direttamente e indirettamente su agricoltura, allevamento, trasformazione e distribuzione. Nel lattiero-caseario, l’effetto riguarda la produzione di latte, i costi di stalla, la refrigerazione, la trasformazione industriale, il packaging e la logistica internazionale.
Tuttavia, il ritorno alla normalità non è automatico e resta da verificare la rapidità con cui il traffico marittimo potrà riprendere in modo stabile perché le catene logistiche avranno bisogno di tempo per riassorbire ritardi, riallocare navi e normalizzare flussi commerciali.
Attenzione ai costi industriali e logistici
Per il lattiero-caseario europeo, il tema resta soprattutto industriale. Il settore dipende da una combinazione di variabili molto sensibili: energia per trasformazione e refrigerazione, carburanti per raccolta e distribuzione, fertilizzanti e mangimi nella fase agricola, costi logistici per export e import di ingredienti, polveri, burro, siero e formaggi.
Nelle ultime settimane l’incertezza sullo Stretto di Hormuz aveva rafforzato l’attenzione su un possibile aumento dei costi lungo tutta la filiera alimentare. Ora il quadro appare meno teso, ma gli operatori continueranno a seguire l’evoluzione dei prezzi energetici e dei noli, soprattutto per le rotte più esposte e per i mercati importatori sensibili al prezzo.
