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Svizzera, shock dazi Usa: surplus di latte al 5%, fondo “salva-export” da 11 milioni di franchi per i formaggi

Anche i formaggi svizzeri pagano dazio. In Svizzera, infatti, il settore lattiero-caseario è entrato in una fase critica dopo l’introduzione di un dazio del 39% sugli scambi con gli Stati Uniti, che ha colpito in modo diretto e significativo le esportazioni di formaggi iconici come Gruyère ed Emmentaler. Un duro colpo poiché gli USA rappresentano uno sbocco importante per la Svizzera: le nuove tariffe hanno avuto effetti immediati su volumi e prezzi, irrigidendo gli ordini e frenando le vendite dei formaggi, soprattuto nel canale specialty, tanto che i player svizzeri hanno iniziato a rimodulare piani produttivi e promozionali.

L’impatto non riguarda solo i caseifici ma l’intera filiera latte: l’Interprofession du lait (IP) stima un surplus di latte attorno al 5%, con un rischio concreto di arrivare a 25.000 capi avviati a macellazione anticipata rispetto al flusso annuo “fisiologico” (circa 85.000 vacche). La dinamica è legata alla combinazione tra tariffe USA e condizioni meteo favorevoli, che hanno sostenuto le rese. Diverse testate svizzere e di settore hanno rilanciato l’allarme: l’eccesso di offerta sta comprimendo i prezzi alla stalla e spingendo parte degli allevatori a ridurre le mandrie per riequilibrare il mercato.

Svizzera: il fondo d’emergenza per l’export dei formaggi

Proprio a seguito di questo, l’IP ha attivato un fondo d’emergenza da 11 milioni di franchi: lo strumento sosterrà, per i prossimi nove mesi, l’export di panna e burro a prezzi competitivi al fine di drenare volumi di latte dal circuito dei formaggi e alleggerire le giacenze. L’obiettivo è evitare la “valvola di sfogo” più drastica, cioè il taglio del patrimonio zootecnico, e guadagnare tempo in attesa di un aggiustamento dei flussi commerciali e di un’intesa politica con Washington.

Sul fronte commerciale, le stime dell’Interprofession du Gruyère indicano un possibile calo di oltre 1.000 tonnellate verso gli USA, che assorbono storicamente circa un terzo dell’export di questo formaggio. Anche Switzerland Cheese Marketing segnala rischi di rincari al consumo negli States, mentre il cambio sfavorevole aggiunge un’ulteriore pressione. In prospettiva, i grandi marchi svizzeri stanno valutando campagne mirate in mercati alternativi e azioni di co-marketing con l’import-trade USA per difendere le quote nel foodservice premium e nello specialty retail.