Surplus mondiale di latte: per Rabobank prezzi deboli fino alla fine del 2026
Secondo l’ultima analisi Rabobank, il 2025 si chiude con una forte espansione dell’offerta di latte nei principali Paesi esportatori, i cosiddetti “Big 7” (UE, Regno Unito, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, Brasile e Argentina). La crescita complessiva è stimata intorno al 2,2% su base annua, con un rallentamento previsto allo 0,12% nel 2026, man mano che la pressione sui margini aumenterà. In sintesi, l’outlook Rabobank disegna per il biennio 2025–2026 un mercato abbondante ma fragile, dove la vera variabile da monitorare non è solo il prezzo di oggi, ma la velocità e l’intensità con cui la produzione reagirà alla nuova fase.
Rabobank: ottobre 2025 è stato un mese chiave
- UE e Regno Unito hanno registrato la crescita più rapida dal 2017 per il mese di ottobre;
- negli Stati Uniti i flussi di latte hanno segnato per il quinto mese consecutivo un aumento oltre il 3%;
- in Nuova Zelanda gli allevatori hanno messo a segno nuovi record di “milk solids” da maggio a settembre, con ottobre al terzo livello più alto di sempre;
- il Sud America ha aggiunto un aumento di volume significativo sul totale annuo.
Il risultato, spiega l‘istituto olandese, è un mercato globale dove la disponibilità di latte non è il collo di bottiglia: il problema è come assorbire questo extra volume in un contesto di domanda non esplosiva.
Prezzi alla stalla in calo: -17% nei Paesi Bassi, -24% in Irlanda
La combinazione di offerta abbondante e listini deboli per burro, polveri e formaggi si sta traducendo in una netta erosione dei prezzi alla stalla, soprattutto nel Nord Europa. Rabobank segnala che: nei Paesi Bassi il prezzo del latte è sceso di circa 17% rispetto all’anno precedente; in Irlanda la flessione è ancora più marcata, intorno al 24%, con il prezzo medio non ponderato che sarebbe passato da 50,08 a 39,17 euro tra gennaio e ottobre, con riduzioni mensili di almeno due centesimi da agosto in avanti.
Gli analisti sottolineano che molti trasformatori europei – Irlanda esclusa – hanno ritardato la riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori, concentrando poi il ribasso in pochi mesi e posticipando la reazione dell’offerta (riduzione delle mandrie, aumento delle macellazioni).
Nessuno shock di offerta all’orizzonte
Rabobank avverte che, in assenza di uno shock in grado di interrompere il surplus (evento climatico di grande portata o un forte rimbalzo della domanda), il settore rischia “prezzi deboli prolungati” fino alla metà/fine del 2026.
Il quadro è questo:
- produzioni 2025 ancora in crescita nei Big 7;
- stock elevati per diverse commodity;
- domanda internazionale che assorbe il surplus, ma senza tensioni tali da sostenere i listini;
- margini alla stalla in progressiva compressione, soprattutto dove il prezzo del latte è più direttamente agganciato al complesso burro/polveri.
Per l’UE, Rabobank si aspetta che la produzione di latte resti comunque sopra i livelli del 2024 almeno per il primo trimestre 2026, grazie a costi dei mangimi ancora favorevoli e a margini che, pur in calo, restano “accettabili” in molte aree.
Vincoli ambientali e risposta degli allevatori
Nel medio periodo, l’evoluzione dell’offerta europea dipenderà anche dalla regolamentazione ambientale. Rabobank richiama in particolare la Direttiva Nitrati e la Water Framework Directive, sempre più stringente sulle emissioni e sugli effluenti zootecnici. Questi vincoli, combinati con prezzi più bassi, potrebbero accelerare le uscite strutturali da alcune aree ad alta densità zootecnica e spostare l’asse competitivo a favore di regioni dove la normativa è meno limitante o dove l’adeguamento è già stato in gran parte assorbito.
Gli analisti si chiedono esplicitamente come gli allevatori reagiranno alle cadute di prezzo e quale sarà l’effetto sui volumi di latte e sui tassi di macellazione nei primi mesi del 2026.
