Latte: prezzi europei ancora sotto pressione. Burro debole, formaggi stabili
Il mercato europeo di latte, burro e formaggi resta in una fase complessa. Secondo l’ultima rilevazione di European Dairy Farmers sul latte alla stalla, a marzo 2026 il prezzo medio Ue si è attestato a 40,48 euro per 100 chili, in calo di 1,02 euro rispetto a febbraio, pari a una flessione del 2,5%. Il confronto annuo resta ancora più netto: rispetto a marzo 2025, il prezzo medio risulta inferiore di oltre il 19%. Il movimento conferma la tendenza iniziata a luglio 2025, quando i prezzi medi europei hanno cominciato a ridursi progressivamente.
L’andamento non è però uniforme. Alcuni trasformatori europei hanno mantenuto i prezzi stabili, mentre Irlanda e Regno Unito hanno registrato riduzioni più marcate, legate anche alla fine dei premi stagionali. Negli Stati Uniti, al contrario, i prezzi del latte sono aumentati con decisione, sostenuti da valori più elevati di grasso e proteine e da un cambio favorevole. Il risultato è un quadro internazionale disallineato, in cui l’Europa continua a subire la pressione dell’offerta, mentre altri mercati trovano sostegno nella valorizzazione delle componenti del latte.
Produzione in aumento nelle principali aree esportatrici
Il dato più sensibile resta la crescita della produzione. A febbraio le consegne di latte nell’Unione europea sono aumentate del 4,4%, dopo il 4,7% di gennaio, sostenute soprattutto da Europa occidentale, Irlanda e Polonia. Nel cumulato dei primi mesi dell’anno, la crescita Ue raggiunge il 4,5%. Anche le altre grandi aree esportatrici mostrano un’espansione dell’offerta: Nuova Zelanda a più 6%, Australia a più 0,6%, Stati Uniti a più 2,9%, Argentina a più 10,6% e Uruguay a più 6,5%.
Nel complesso, secondo EDF, le principali regioni esportatrici hanno aumentato la produzione di circa il 4% su base annua. È questo il fattore che continua a condizionare l’equilibrio del mercato: la disponibilità di latte resta elevata e limita la possibilità di recuperi strutturali dei prezzi alla stalla. In altre parole, anche dove la domanda mostra segnali di miglioramento, l’offerta abbondante impedisce al mercato di cambiare rapidamente direzione.
Spot e crema più vivaci sul mercato europeo
Nel breve periodo, tuttavia, alcuni segnali sono più positivi. Il mercato europeo del latte mostra una domanda in ripresa e prezzi in aumento su alcune piazze, pur in presenza di disponibilità ancora buona. In Italia la domanda di latte spot è vivace, con scambi a prezzi superiori rispetto alla settimana precedente. Nel Nord Italia la raccolta resta stabile, con titoli in lieve calo.
Più dinamico il mercato della crema. A livello europeo i prezzi risultano in rialzo, sostenuti da una domanda buona e da disponibilità scarsa. Anche in Italia la crema nazionale di qualità viene trattata a prezzi in aumento.
Burro debole, polveri scremate più sostenute
Il burro resta uno dei punti più fragili. Secondo EDF, i prezzi sono nuovamente scesi in modo marcato, portandosi intorno a 400 euro per 100 chili a fine aprile. La domanda debole e l’offerta abbondante continuano a pesare, con compratori generalmente coperti nel breve termine. Ulteriore pressione arriva da prodotto più conveniente proveniente da Polonia e Irlanda e da una buona disponibilità di crema.
Le quotazioni ufficiali del burro di centrifuga mostrano comunque movimenti diversi tra le piazze europee. A Kempten si registra un leggero recupero, con un aumento di 0,05 euro sia sul minimo sia sul massimo, rispettivamente a 3,80 e 3,95 euro al chilo, per una media tedesca di 3,875 euro al chilo. L’Olanda scende invece di 0,04 euro, a 3,90 euro al chilo, mentre la Francia non quota per la seconda settimana consecutiva. A Milano il burro di centrifuga resta invariato a 3,95 euro al chilo.
Più favorevole il quadro delle polveri scremate per uso alimentare, aumentate in Olanda e Francia e stabili nella media in Germania. EDF segnala un rafforzamento delle quotazioni da gennaio, nonostante la maggiore offerta. La domanda resta solida, sostenuta anche dalla disponibilità dei compratori a pagare di più. Le esportazioni limitate da Oceania e Stati Uniti hanno inoltre aumentato l’interesse verso il prodotto europeo, più competitivo. Meno uniforme l’andamento delle polveri per uso zootecnico, in calo in Germania e in aumento in Olanda.
Formaggi stabili, con rialzi selettivi
Sul fronte dei formaggi, il mercato nazionale resta complessivamente stabile. Sui principali formaggi commodity europei la disponibilità si mantiene discreta, con lievi rialzi di prezzo registrati su tutti i prodotti.
Il quadro complessivo resta quindi diviso. Da un lato, la crescita della produzione mondiale e il calo dei prezzi medi europei del latte alla stalla indicano che la pressione di fondo non è superata. Dall’altro, spot, crema, polveri scremate e alcuni formaggi mostrano segnali di maggiore tenuta o di recupero. Per gli operatori, la fase richiede una lettura molto selettiva: non esiste un’unica direzione del mercato, ma equilibri diversi tra latte, grasso, proteine, polveri e formaggi. In questo contesto, la capacità di valorizzare le componenti più richieste e di gestire l’offerta resterà decisiva nelle prossime settimane.
